L’utilizzazione delle biomasse non comporta soltanto l’eliminazione dei rifiuti generati dalle attività umane, ma anche la produzione di energia e, contestualmente, la riduzione della dipendenza dalle fonti energetiche di natura fossile. Una scommessa sulla quale puntare anche e soprattutto per il rilancio del settore agricolo. Questo quanto è emerso ieri sera nel corso del convegno promosso dal Lions Club, presieduto da Carmelo Staropoli, svoltosi al Monte di Pietà. “Si tratta di una tematica dagli ampi risvolti sociali ed economici – afferma Staropoli – l’utilizzo degli scarti del settore agroalimentare può essere una grande opportunità”.
“Il settore dell’agricoltura è in perenne sofferenza – aggiunge il governatore dell’Arciconfraternita degli azzurri e dei bianchi, Giovanni De Gregorio – che determina un progressivo abbandono delle campagne, principalmente da parte dei giovani”. Per cui, come sottolineato dall’assessore provinciale all’Agricoltura, Maria Rosaria Cusumano, inserire energie alternative in questo ambito è essenziale: “Parlare di biomasse in agricoltura oggi è fondamentale. Investire sullo scarto di prodotti vegetali consentirebbe non solo un miglioramento dell’inquinamento, ma anche un miglioramento dell’economia”. D’altronde, come evidenziato dal preside della facoltà di Scienze, Mario Gattuso, “già da solo il rifiuto è un costo economico ed ambientale per la società”.
Dopo la presentazione del prof. Guglielmo Mondio su “Emergenza energetica ed energie integrative”, Giorgio Grasso, docente al corso di Informatica della facoltà di Scienze, ha relazionato sulle strategie di pianificazioni e realizzazione industriale per il trattamento dei prodotti e degli scarti agricoli al fine di ottenere materiali riutilizzabili e, al contempo, energia elettrica e termica. “La produzione agricola è globalizzata – dichiara Grasso – per cui è labile ogni previsione sui prezzi di mercato dei prodotti agricoli. I contributi comunitari sono ancora alla base della sostenibilità del comparto agricolo. E dalla frammentazione della produzione deriva uno scarso potere contrattuale almeno sino al 2013. La forte crescita delle necessità energetiche ha stimolato nuovi investimenti per la produzione. Il crescente allarme sociale, inoltre, alimenta l’interesse industriale verso le fonti rinnovabili. Le agroenergie sono un’opportunità per la Sicilia. Creerebbero, infatti, reddito aggiuntivo per il comparto agricolo ed occupazione, oltre che produzione di ricchezza locale. Ma è inutile concentrarsi solo una tipologia di biomasse. Dipende dal territorio. Quello messinese, ad esempio, presenta alcune caratteristiche peculiari: qui probabilmente converrebbe realizzare filiere più piccole, più localizzate e più eterogenee”.
