Dedicata alla Milazzo di oggi e a quella che non é più
T’amo mia dolce Marina.
Amo il panorama che mi offri
con le maestose sagome dell’Eolie,
il capo e il golfo di Milazzo.
Amo il profumo della salsedine,
l’acqua limpida, i frutti,
gli alti pioppi fronzuti
gli alberi in fiore.
T’amo mia cara terra!
E or che sono in città
è ancor più struggente
la nostalgia di te.
Ardo dal desìo di rivederti,
e quando sono in viaggio
vorrei poter sospingere
il treno che mi porta a te.
Quando finalmente,
festosa mi vieni incontro,
m’affaccio dal finestrino
felice di salutarti.
Neanche immagini la mia gioia
quando sono investito dai tuoi odori
e quanto mi piace inebriarmi
col profumo di gelsomini e smerge.
Ieri!
Oggi…
oggi, mia povera Marina,
sei distrutta, colpita a morte.
Non più piante e frutti
né mare rosa di peschi fioriti,
ma tetra distesa di catrame e polvere,
cumuli di cemento, metalli, ciminiere.
Che squallore mia dolce Marina!
Con le stelle, la luna, il sole
oscurati da pesante coltre grigia,
e l’orizzonte occultato da cinerei fumi.
Non più lieti cinguettii degli uccelli,
ma assordanti rumori
ogni giorno, ogni notte,
ma che ormai non sento più.
Non emani più olezzo di smerge*,
di gelsomini, d’alberi in fiore,
ma solo nauseante fetore
di zolfo, di metalli, di merda.
Potrai mai perdonarmi
per non averti difeso
dalla cruenta mano
di spiriti malefici e ingordi?
Non sai la desolante tristezza
e la collera che provo al pensiero,
mia tenera Marina,
di com’eri ieri e di come sei oggi.
E t’amo ancor di più!
