“Spero di poter dare comunque il mio aiuto a Messina anche in veste di deputato regionale, magari per l’apertura del Museo Regionale” afferma il vice-sindaco oggi presente alla presentazione della collezione curata dalle esperte d’arte Elena Ascenti e Giusy Larinà
E’ stata presentata questa mattina al Museo regionale di Messina, nell’ambito della XII Settimana della Cultura, la mostra “Maioliche” curata e realizzata da Elena Ascenti e Giusy Larinà, ed in esposizione fino al prossimo 26 settembre. Un’ampia collezione che racconta e svela tutti retroscena delle tecniche utilizzate per realizzare vasi e strumenti adoperati nelle farmacie di un tempo, un “mondo” dietro il quale, si nascondono i segreti e le abitudini di una società, che va dunque apprezzato solo dal punto di vista artistico ed estetico.
A presentare la mostra il direttore del Museo Gioacchino Barbera: “Sono particolarmente contento di quanto vedremo oggi perché si tratta di un lavoro assolutamente “autarchico” che abbiamo realizzato solo con le nostre forze, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo. Abbiamo avuto diversi problemi ma volevamo che Messina potesse ammirare questi pezzi”. Particolarmente soddisfatto anche Monsignor Calogero La Piana, “ospite d’onore” della presentazione: “Ho già avuto modo di ammirare questi pezzi frutto del genio artistico dell’uomo – ha esordito La Piana – ma ciò che mi preme sottolineare è l’importanza di questa mostra, che permette di sfatare la tendenza fin troppo diffusa in questa città secondo cui se si organizza qualcosa lo si fa solo per l’arrivo di finanziamenti”. Presente anche in una delle sue ultime uscite da vice-sindaco e assessore alla cultura, per sua stessa ammissione, l’onorevole Giovanni Ardizzone: “All’inizio non è stato facile trovare la giusta intesa con il direttore Barbera, io sono uno molto pratico, lui invece mi ha sempre fatto capire che prima di organizzare qualsiasi evento è necessaria la giusta programmazione. E tuttavia, grazie anche alla “mediazione” e alla collaborazione con l’arcivescovado, abbiamo trovato un’intesa e i risultati lo dimostrano. Lo dimostra il successo delle notti della cultura, o l’ultima edizione natalizia di Fede, arte e musica”. Spero comunque di poter dare il mio contributo alla città anche come deputato regionale, magari proprio per l’apertura del museo”.
La mostra si organizza in due diverse sezioni. La prima, quella curata da Elena Ascenti, riguarda la collezione realizzata dal ceramista Domenico da Venezia, intorno alla metà del ‘500. Artista biograficamente poco conosciuto ma autore di contenitori usati proprio per la raccolta di medicamenti ed erbe officinali, non si sa bene come giunti a Messina. Uno dei primi vasi che porta la firma del mastro veneziano, così come spiegato dalla Ascenti, è datato 1562. Tipiche le decorazioni tardo rinascimentali a trofeo, successivamente sostituite da raffigurazioni mitologiche o ancora da teste femminili e maschili di cui vengono esaltati la barba e i lunghi capelli.
Altrettanto pregiata, il lavoro curato da Giusy Larinà. Oggetto della mostra sono i pezzi della farmacia Lentini di Castanea, venduti dall’allora vedova Lentini al direttore del Museo per avere i soldi necessari alla costruzione dei monumenti funebri per i propri familiari. Si tratta di vasi che raccontano tutta l’arte ceramica di Caltagirone, la delicatezza della realizzazione, la precisione nella colorazione, il paziente lavoro per la buona riuscita del prodotto. “Si tratta di una collezione praticamente inedita – spiega la curatrice – mai esposta in tutta la sua interezza proprio per la grande quantità dei vasi di cui è composta. Questi oggetti ci aiutano a capire tutto quello che si cela dietro il lavoro di questi artisti . Non dobbiamo apprezzare questi reperti solo esteticamente ma ancora prima per quello che ci raccontano. Ecco perché – conclude – ho deciso di esporre dei pezzo magari non perfetti perché rovinati nella fase della cottura in forno dopo la colorazione, essi raccontano più di tutti gli altri il loro aspetto “umano”.
(foto Daniele Chitè)
