Per la rubrica "Visti da lontano", il percorso di un giovane messinese: l'Erasmus, le difficoltà e le ripartenze, i legami che resistono alla distanza
VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà – Ho incontrato Fabio Filocamo a Cracovia per puro caso.
Stavo visitando il Museo Czartoryski dove, tra le altre opere, è custodito il celebre dipinto della Dama con l’ermellino, e lui si presenta come la mia guida italiana.






Fabio è un ragazzo di 22 anni, pieno di riccioli e con un sorriso sincero e accogliente.
Quando gli chiedo: “Di dove sei?”, mi risponde prontamente: “Di Messina!”.
Si è laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali alla fine del 2025 e già l’8 gennaio 2026 era in Polonia per iniziare a lavorare.
La nostra chiacchierata si svolge in un caffè di Cracovia, dopo la visita al museo. Gli chiedo subito cosa lo abbia portato lì e come ci sia arrivato.
Fabio è uno storico dentro, nel suo racconto date e luoghi sono sempre precisi.
“Sono nato l’8 ottobre 2003, alla clinica Cappellani, lungo la via Regina Elena”, mi dice, “ma le mie origini sono del Villaggio Aldisio”.
Poi aggiunge: “Sono sempre stato molto curioso, questa curiosità mi ha spinto a esplorare e a conoscere.
All’inizio però non avevo intenzione di lasciare Messina. È stato il mio migliore amico Iraniano, conosciuto all’università, a farmi capire l’importanza del partire per la mia formazione”.



“Si chiama Pedram, ma io scherzosamente lo chiamo Pietro.
Ci siamo conosciuti al primo anno e mi ha messo la pulce nell’orecchio: tu parli bene inglese, vai all’estero, conosci il mondo. Solo così puoi avere una visione completa delle cose”.
Oggi Pedram sta completando i suoi studi in Banking and Finance a Bergamo.
“Abbiamo fatto l’Erasmus insieme qui a Cracovia. Eravamo gli unici due selezionati tra oltre duemila candidati”, racconta con orgoglio.Il 2024 non è stato un anno facile per Fabio perché all’inizio dell’anno, proprio mentre era a Cracovia per l’Erasmus ha avuto seri problemi di salute.“Sono stato molto male”, mi dice, “la cosa è peggiorata rapidamente e sono dovuto rientrare a Messina d’urgenza. Lì ho dovuto subire un intervento chirurgico molto serio che mi ha tenuto fermo per tutto il 2024. Infatti il mio Erasmus, non lo dico molto volentieri, è durato solo due mesi e mezzo che però ho amato talmente tanto che ho deciso che a Cracovia ci sarei tornato”.
All’inizio non è stato facile, Fabio ha lavorato molto a Messina dando lezioni private e insegnando inglese per mettere da parte i soldi necessari per partire e mantenersi in Polonia. Oggi, oltre a fare la guida turistica, insegna italiano e inglese.
“Non ai polacchi”, precisa sorridendo, “ci ho provato, ma mi hanno sempre dato buca. Insegno ad altri italiani, persone che vivono qui per lavoro e hanno bisogno di supporto con le lingue. Ad esempio, insegno inglese a una pediatra di Bari”.
Gli chiedo di raccontarmi la sua vita a Cracovia.
Fabio si accende:
“Io sono sempre stato nella comunità Erasmus. Anche adesso che non sono più studente continuo a frequentarla, mi intrufolo agli eventi, ormai mi conoscono e chiudono un occhio. Questa cosa mi piace molto”.
Quindi continui a vivere lo spirito Erasmus?
“Sì, perché è uno spirito fatto di incontri e scambi. Anche a Messina ero volontario nell’Erasmus Student Network”.
Resto colpito dalla sua apertura verso le altre culture, da quel “richiamo internazionale” che sente. Fabio è davvero un cittadino del mondo.
“Più conosco la storia e la cultura degli altri paesi, più mi appassiono” continua.
“Mi interessa tutto: il cibo, le abitudini, i mercati, i luoghi quotidiani.
Qui a Cracovia ne conosco tanti e ci passo molto tempo. Lì vedi la vita vera delle persone, ed è quella che mi interessa di più”.
Poi aggiunge una cosa che mi sorprende:
“La Polonia, per certi versi, mi ricorda Messina, soprattutto nell’accoglienza. I genitori del mio coinquilino arrivano sempre con borse piene di cibo, proprio come fanno i genitori messinesi”.
Cracovia gli piace molto; è pulita, viva, piena di opportunità, con oltre mezzo milione di studenti che si vedono anche solo girando per la città.
“I giovani parlano tutti inglese, ma se vuoi davvero entrare in relazione con le persone più grandi e conoscere la loro vita, devi parlare il polacco. Per questo lo sto imparando, ti si apre un mondo fatto di storie vere, spesso dure.
Sono proprio le storie degli anziani quelle che mi affascinano di più. Io le ascolto e, con il loro permesso, le racconto durante le mie visite guidate”.
Poi gli chiedo di Messina.
Si fa più serio. “Questa è una parte difficile. Io sono andato via volontariamente perché c’erano cose che non potevo accettare”.
Mi parla con affetto ma anche con lucidità:
“Messina è una città ricca di storia e cultura. Penso alle poetesse dello Stretto, alle leggende come quella della Fata Morgana.
Però oggi non offre prospettive ai giovani. Il rischio è lo sfruttamento, lavori sottopagati senza possibilità di crescere”.
E aggiunge:
“E poi mi dispiace vedere la città sporca. È bellissima, il cibo è straordinario, le persone sono accoglienti, ma a volte anche menefreghiste”.
Lo ascolto in silenzio: la sua percezione è anche un po’ la mia.
Gli chiedo della sua famiglia.
“Ho un fratello minore, Giulio, ha 19 anni. Non siamo sempre andati d’accordo, da bambini ce le davamo di santa ragione, ma gli voglio molto bene e sono fiero di lui.
Poi i ricordi si fanno più vivi.
“La mia infanzia a Messina è stata ricca, non economicamente, ma perché i miei genitori hanno sempre voluto il meglio per me. Quando avevo poco più di due anni ci trasferimmo in via Olimpia che per me è la memoria di casa .
Devo dire però che c’è un’altra zona della città che ha un posto speciale nei miei ricordi ed è quella di Viale Boccetta. Quando andavo a scuola all’Archimede, ogni mattina facevo a piedi quella strada, preferivo scendere dal bus in via Garibaldi e risalire il Boccetta.
Quando arrivavo sotto casa di mia nonna Angela, lei si affacciava alla finestra e mi mandava i bacetti con la mano. Sono molto legato a lei”.Mia nonna si è risposata e quindi adesso ho due nonni, Carmelo che abita appunto a Boccetta e Tonino, quello biologico, che vive a Faro Superiore.
Ho dei bellissimi ricordi con i miei nonni, fatti di gesti semplici e quotidiani che ancora oggi mi porto dentro.
Poi si ferma un attimo:
“Nei miei ricordi però, più di tutti voglio includere mia madre. È sempre stata al mio fianco, soprattutto nei momenti difficili”.La ricorda sempre presente alle sue gare di ciclismo, le barrette di granola che gli preparava e incartava con un piccolo fiocchetto verde.
“La senti spesso?” “Sì, la sento spesso, dicono che gli italiani siano mammoni e forse nel mio caso è pure vero, però la sento ogni due giorni, ho bisogno di confrontarmi con lei”.
Poi si apre:“ Lei mi ha dato tante cose” mi dice, “ ma non mi ha dato il coraggio”.
A volte faccio fatica ad accettare i no, e quando qualcuno si impone su di me mi blocco.
Questo è il mio punto debole”.
Gli chiedo cosa porta con sé di Messina.
“Porto con me l’accoglienza, l’ascolto, l’attenzione alle persone”.
Poi mi racconta di un oggetto.
“Mia madre lavora all’uncinetto e mi ha fatto una piccola patata imbottita. Sopra ha scritto: ‘Ricordati che sono sempre con te, tu sei il mio orgoglio’”.
Fabio la tiene sempre con sé, “mi ricorda che posso farcela”.
Gli chiedo come si vede nel futuro.
“Bella domanda”, mi risponde, “io onestamente non ho una risposta precisa, so che voglio ancora viaggiare, perfezionarmi e diventare un vero insegnante.
I miei modelli e al tempo stesso le persone più importanti nella mia vita sono insegnanti.
Lo è mia madre che insegna al 14° istituto comprensivo San Francesco di Paola , e poi ne indico 3 di cui non voglio dire i nomi per tutelare la loro privacy ; le mie professoresse di matematica e di inglese delle scuole medie e la mia professoressa di matematica dell’Archimede con cui ho ancora frequenti contatti e che vado a trovare appena posso.
Penso spesso a loro, e, sì sono qua con la testa e con il corpo, ma con il cuore sono ancora a Messina con loro”. Gli chiedo di dirmi quali sono i 3 valori più importanti per lui.“Direi prima di tutto l’ascolto attivo
quindi l’empatia” mi risponde, “poi la pazienza che devo mettere in pratica ogni giorno e, ultimo ma non meno importante, il coraggio, che è quello su cui devo lavorare di più”.
Poi mi chiede di mettere nell’articolo un ringraziamento speciale :“A mia mamma Santina, a mia nonna Angela , a mio nonno biologico Tonino e a mio nonno non biologico che si chiama Carmelo” .
L’espressione di Fabio si fa seria.
“Voglio esprimere questa gratitudine verso di loro perché ho avuto delle esperienze che mi hanno insegnato che il sangue non è sempre famiglia. E perciò voglio esprimere gratitudine e ringraziamento anche verso il mio migliore amico Pedram con cui ci diciamo che siamo fratelli da un’altra madre e che mi dice sempre che bisogna tenersi strette le persone che ti
aiutano e ti stanno vicino col cuore e con la mente”.
Fabio è una persona sensibile, attenta, profondamente rispettosa, l’ho visto muoversi nel museo con cura, quasi in punta di piedi.
Durante la visita richiama l’attenzione dei turisti su una frase esposta nel museo, attribuita alla principessa Isabella Czartoryski, fondatrice del museo.
La frase dice: “dal presente al futuro” e racconta come ogni scelta di oggi costruisca ciò che saremo domani.
“Quanto mi manca lo Stretto di Messina”
Ma ascoltando Fabio viene da pensare che, per lui, il percorso sia un altro: dal passato al futuro. È nella conoscenza della storia e nelle sue radici che sta costruendo ciò che diventerà.
Prima di salutarci gli chiedo di chiudere gli occhi e dirmi cosa immagina della nostra città
“Vedo il viale Boccetta dall’alto, la città che scende verso il mare, la Madonnina”.
Poi aggiunge: “Per me sono le piccole cose ad essere importanti; ricordo la fermata del tram in fondo al boccetta, da piccolo guardavo sempre lo Stretto con meraviglia e paura, pensavo a Scilla e Cariddi, ai gorghi. Ancora oggi lo Stretto mi manca”.
Mi accompagna in un piccolo mercato dove mi dice si possono trovare delle cose interessanti.
Ci salutiamo con un abbraccio.
Fotografie e testi di Rosario Lucà
