Se il leader ottiene un risarcimento, Galvagno e Amata sono investiti da una crisi che prescinde dall'aspetto giudiziario. La separazione delle carriere sullo sfondo nazionale
di Marco Olivieri
MESSINA – Dacci oggi il nostro caso giudiziario e pasticcio politico. In questi mesi la scena nazionale e siciliana è dominata da questioni che investono il rapporto fra magistratura e politica. In primis, il tema, con rilevanza costituzionale, legato alla separazione delle carriere. Mentre le carceri vivono un drammatico sovraffollamento, il centrodestra e il ministro Nordio si concentrano su quest’aspetto, escogitano palliativi rispetto all’entità del problema e confermano l’idea di un peccato originale nello schieramento. A torto o ragione, infatti, la proposta di riforma è associata all’antica ostilità berlusconiana alla “dittatura dei giudici comunisti” o, meglio, non graditi. E, ancora prima, al fastidio di craxiana memoria verso alcuni magistrati, con rischi per l’indipendenza del potere giudiziario. E Forza Italia si confema attenta a un garantismo “selettivo”, nei confronti delle classi dirigenti, e non dei tanti emarginati dietro le sbarre.
Nel frattempo, Cateno De Luca ha incassato una vittoria giudiziaria. La Corte d’Appello di Messina ha accolto il ricorso dei legali, gli avvocati Tommaso Micalizzi e Carlo Taormina, e liquidato a De Luca oltre 15 mila euro, riconoscendogli il danno da risarcire in sede civile. Stessa decisione per il presidente della Fenapi Carmelo Satta. La Corte ha affermato che “non si riscontrano atteggiamenti dolosi o colposi addebitabili all’istante, sotto alcun profilo di sorta. Le accuse mosse nei confronti di De Luca sono risultate infondate”. Il tutto “con un surplus di effetto lesivo collegato a un danno all’immagine e al moto di discredito sociale che ha inciso sulla sua attività politica, istituzionale e imprenditoriale”.
E ancora: “La compiuta e precisa analisi strutturale dei fatti effettuata da questa Corte in sede di duplice pronunciamento di Appello (…) rende prospettabile una totale mancanza di afflato criminale in capo a De Luca, soggetto attinto da sospetti solo per via della sua capacità e intraprendenza nel settore “paraimprenditoriale” di riferimento e impegnato in rilevanti attività politiche, indicato come capo di un’associazione ex art. 416 c.p. senza esservi finale riscontro oggettivo di tale associazione”.
Fratelli, Amata, Galvagno e il principio della responsabilità politica
Questo conferma che, nel valutare gli aspetti giudiziari, bisogna sempre procedere con prudenza e garantismo (quello autentico). Al contrario, bisogna essere inflessibili nella valutazione della responsabilità politica. Nel caso delle indagini che hanno investito il presidente dell’Ars Giovanni Galvagno e l’assessora regionale Elvira Amata, occorre evidenziare che chi governa deve attenersi a regole e criteri equi fuori da ogni sospetto di discrezionalità. Ed è indubbio che in questi anni ci sia stato un pasticcio politico targato Fratelli d’Italia. Tra caso Cannes e vicende recenti, ci sono troppi passi falsi anche solo sul piano dell’immagine.
il presidente Galvagno ha fornito agli investigatori la sua versione sulla ipotesi di aver assegnato fondi regionali per circa 300mila euro in cambio di incarichi a due suoi collaboratori. L’esponente politico di Fratelli d’Italia ha respinto le accuse. Anche per l’assessora al Turismo Amata, l’inchiesta riguarda l’assegnazione di alcuni fondi da parte dell’Ars, con tanto di avviso di conclusione delle indagini. Il punto non è l’innocenza ma una gestione politica a livello regionale che ha mostrato parecchie falle.
Lo ribadiamo: da Tangentopoli in poi la politica ha sempre di più perso di credibilità. E non saranno i magistrati a risolvere il problema. Occorre che le classi dirigenti si tengano al riparo, nei comportamenti quotidiani, da qualsiasi ombra nel segno della discrezionalità. Allo stesso modo, è necessario porre fine alle cosiddette mance. All’uso dei fondi pubblici, all’Assemblea regionale, a discrezione del deputato di turno. Non bastano le dichiarazioni di principio. Servono i fatti.

Caro direttore Olivieri hai scritto un bel manifesto elettorale che presuppone una tua discesa in politica nel campo della sinistra. Infatti ti soffermi sulle vicende giuridiche de FdI ma non ho letto niente sui problemi che affliggono i sinistri Sala, Ricci , e compagnia bella. Il giornale Repubblica o Il Fatto Quotidiano ti attendono , o preferisci un posto al parlamento . Complimenti per il tuo garantismo a senso unico. Per te gli indagati esistono soltanto da una parte.
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Che la politica sia ciò che realmente è e come si presenta quotidianamente é un dato di fatto. D’altronde ne è una spiegazione del gran numero di persone che vogliono fare politica, e non certo per fini sociali. L’articolo vorrebbe offrire probabilmente questo quadro ma invece sembra volgere lo sguardo solo a un lato dello schieramento politico. La realtà invece, per lo meno agli occhi del cittadino, mostra che in questi casi gli interessi e intrecci politici non hanno colore e schieramento. La storia invece in modo netto dimostra invece il contrario.
Fai bene a non commentare perché i tuoi scritti non lasciano dubbi sulla tua appartenenza politica. Un direttore di giornale definito indipendente dovrebbe essere più equilibrato nel prendere posizione sulle vicende politiche, altrimenti rischia di diventare un giornale di partito come Repubblica, il Fatto Quotidiano, il Domani, La Stampa ecc.
Bravo Direttore, finalmente un articolo corretto e senza colori tranne per quelli che hanno le bende sugli occhi.!!!
I colori li ha, senza alcun dubbio. Forse Salvo li vede con i suoi occhi di parte. Mahhh!!!
Direttore ha tutta la mia stima e tutta la mia solidarietà che estendo alla testata TEMPOSTRETTO.
TEMPOSTRETTO è una testata equilibrata ma qualcuno la vorrebbe più dalla propria parte.
E poi ce ne sono di giornali che soddisfano le proprie frustrazioni, e di qualsiasi colore.
Occhio alle coronarie!
Passo e chiudo!!
Il direttore è la testata sarebbero stati equilibrati se avessero fatto considerazioni anche sui casi Sala, Ricci, e altri. Invece niente, dov’è l’equilibrio ? E poi la frustrazione, in questo momento , sta tutta a sinistra che rosica un giorno si e l’altro pure.
Sembra il telegiornale del Comune di Messina.
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