Acr Messina: l’equivoco è anche tattico, ecco perché

Acr Messina: l’equivoco è anche tattico, ecco perché

Emanuele Rigano

Acr Messina: l’equivoco è anche tattico, ecco perché

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lunedì 19 Settembre 2011 - 09:55

Il tecnico Pensabene ha lamentato un eccessivo ricorso al lancio lungo per le punte, che potrebbe essere stimolato proprio dal modulo con due attaccanti dalle stesse caratteristiche. Potrebbe essere il ritorno al 4-2-3-1 la soluzione?

L’antipatica sconfitta maturata al San Filippo dal Messina, la seconda consecutiva in campionato dopo quella di Acri, ha inevitabilmente lasciato strascichi. Non solo perché di fronte c’era il Sambiase, squadra che prima di ieri aveva maturato zero, dicasi zero punti. Ma anche per un atteggiamento della squadra che non ha convinto tifosi e addetti ai lavori, sconvolti dalla camaleonticità di una compagine che mercoledì in Coppa Italia aveva vinto e convinto. E veniamo al punto. Giusto, come ha fatto la curva sud a fine gara e gli stessi protagonisti in campo, sottolineare la necessità di cambiare approccio alle gare e al campionato. Serve grinta e carattere, determinazione e voglia di vincere. Questi stessi elementi però, a volte possono anche scaturire dal modo in cui la formazione viene schierata in campo.

Andrea Pensabene. Al tecnico viene chiesto di dare un’identità tattica alla squadra, che ad oggi non sembra ancora avere. Ovviamente non va dimenticato che siamo alla terza giornata, il gruppo è stato amalgamato in corso d’opera e c’è ancora il tempo per invertire completamente il trend. Ma è meglio uscire subito dall’equivoco tattico che a nostro avviso si è venuto a creare. Pensabene non ha mai nascosto la propria attitudine a sfruttare in toto il potenziale offensivo delle proprie squadre. L’arrivo del promettente e convincente portiere under Rossi Pontello offre la possibilità di schierare un uomo in più in mezzo al campo, o per meglio dire in attacco. Ciò che però bisogna capire è in quale modulo contestualizzare le risorse a disposizione. Lo stesso Pensabene ha lamentato ieri una spiacevole tendenza, soprattutto esercitata da Leo Criaco, di lanciare lungo per i due attaccanti Corona e Ferraro. La risposta sta forse nel 4-4-2 impostato dal tecnico, che ha deciso di non volere affatto rinunciare ad una delle due prime punte e alle loro doti da bomber. Molto simili.

Ritorno al passato. Senza volere ricorrere a critiche autolesioniste, l’impressione (perché di questo si tratta) è che in alcuni casi la coesistenza delle due arieti finisca con l’ingolfare centralmente il gioco, puntando sulla ricerca di sponde. Intanto avversari più giovani e agili possano sfruttare la freschezza atletica per avere la meglio, almeno in queste prime giornate in cui la forma fisica non sembra ancora essere al top. E allora perché non tentare la strada del ritorno al 4-2-3-1? D’altronde il modulo con tre mezze punte è il preferito dell’allenatore e permetterebbe di sfruttare tutta la tecnica del trio composto da Catania, Cocuzza e Grillo, o all’occorrenza le caratteristiche degli under come Agate o Capone. Pur se questo comporterebbe l’esclusione di uno tra Corona e Ferraro.

Quanto visto mercoledì in Coppa è un segnale in questo senso, con una staffetta tra le due prime punte che ha migliorato le prestazioni dei singoli ed evidentemente generato un beneficio sui fantasisti e sugli esterni, capaci di trovare spazi e giocate. Analisi tecniche a parte, è tempo di cambiare registro. Anche la società ieri ha provato a farsi sentire e vuole una reazione immediata già a partire da domenica prossima a Noto. Il Messina ha bisogno di correre per raggiungere la vetta del campionato. Adesso toccherà a Pensabene trovare le soluzioni giuste, trasmettere quello che i tifosi vogliono dai giocatori. Vincere.

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