Giovanni, l'amore per Messina, il lavoro che lo ha portato lontano. Un I° Maggio dedicato ai giovani "emigrati" - Tempo Stretto

Giovanni, l’amore per Messina, il lavoro che lo ha portato lontano. Un I° Maggio dedicato ai giovani “emigrati”

Francesca Stornante

Giovanni, l’amore per Messina, il lavoro che lo ha portato lontano. Un I° Maggio dedicato ai giovani “emigrati”

venerdì 01 Maggio 2015 - 00:06
Giovanni, l’amore per Messina, il lavoro che lo ha portato lontano. Un I° Maggio dedicato ai giovani “emigrati”

Abbiamo raccolto le riflessioni e le speranze di Giovanni De Grazia, uno dei tantissimi messinesi che per trovare lavoro ha dovuto lasciare la sua terra. Abbiamo scelto di dedicare questo Primo maggio a tutti i giovani che ogni giorno lottano per un lavoro che non c'è, per opportunità che mancano e per avere un futuro migliore.

«Mi auguro che almeno i miei figli possano vedere qualcosa di diverso anche a Messina. Mi piacerebbe che quando saranno grandi e dovranno entrare nel mondo del lavoro possano avere la possibilità di scegliere se vivere a Milano o a Messina, senza che debba essere scritto da qualche parte che per lavorare devi spostarti per forza a Milano o all’estero. Un Paese giusto sarebbe così. Non dico che devi avere il lavoro sotto casa, ma neanche essere costretto per forza a spostarti a 1300 km».

In questo primo maggio, giorno dedicato al lavoro e alle rivendicazioni dei diritti di tutti i lavoratori, abbiamo scelto di dare voce ad un giovane messinese, purtroppo uno dei tanti, troppi, che per avere un’opportunità e un futuro all’altezza dei suoi sogni e delle sue ambizioni un giorno ha fatto la valigia, consapevole che non sarebbe più tornato a casa. Non ha ancora figli, ma la prima cosa che gli viene in mente quando gli chiedo cosa si augura per il futuro è la speranza che i suoi figli possano avere una possibilità che lui non ha avuto.

Giovanni De Grazia ha quasi 36 anni, è ingegnere elettronico e da 9 anni lavora presso una grande azienda che realizza apparati di telecomunicazioni in provincia di Monza. E’ un messinese innamorato della sua città e della sua terra, nonostante Messina e l’intera Sicilia non abbiano avuto nulla da offrirgli quando appena laureato ha provato ad affacciarsi nel mondo del lavoro. Aveva 27 anni, per qualche mese ha tentato di trovare un’occupazione che non lo costringesse ad andare via, ma sapeva che era difficile, a maggior ragione nel settore che aveva scelto. E infatti nel giro di qualche mese sono arrivati il colloquio, l’assunzione, la nuova vita a Monza. «All’inizio è stato facile perché una nuova città, la prima esperienza lavorativa, le prime responsabilità inevitabilmente ti trascinano. Poi però pian piano la nostalgia arriva, più avanti vai e più è difficile. E succede che dopo dieci anni ti fermi e ti chiedi perché le stesse cose non avresti potuto farle anche a Messina».

Sono le riflessioni di un giovane professionista che nonostante tutto si sente estremamente fortunato perché un lavoro ce l’ha ed è quello che ha scelto, due anni fa si è sposato, presto spera anche di allargare la famiglia. Resta un velo di malinconia per non aver potuto costruire tutto questo “a casa sua”, in una terra che ogni giorno dice addio a troppi giovani. Sono migliaia i messinesi, e in generale i siciliani, che sempre più negli ultimi anni hanno dovuto fare un biglietto di sola andata perché qui non c’è più nulla, e quel poco che c’è significa troppo spesso sfruttamento, precariato, significa doversi accontentare e sapere di non essere adeguatamente valorizzati. Non c’è sviluppo, non c’è programmazione, non ci sono investimenti nei settori chiave. E se oggi si scappa dal sud Italia per cercare fortuna al nord, molto presto si dovrà cambiare meta e andare all’estero perché le opportunità diventano sempre meno in tutto il Paese. Lo sa bene Giovanni che racconta di ricevere offerte solo dai paesi esteri, ma che vuole tenere duro perché gli dispiacerebbe dover lasciare anche l’Italia dopo che ha dovuto rinunciare alla sua terra.

Una storia come tante, ormai tutti abbiamo un amico, un fratello, un vecchio compagno di classe che vive lontano e che vediamo solo durante le vacanze estive, il Natale o la Pasqua. Lo stesso Giovanni sorrise quando gli chiedo se lì dove vive lui ci sono altri giovani messinesi ormai emigrati. «Ce ne sono eccome. A cominciare da mia sorella e mio cognato, lei architetto e lui ingegnere elettronico come me, un altro caro amico impegnato come amministrativo all’Università, tanti colleghi che lavorano a Milano e zone limitrofe e proprio nel laboratorio in cui lavoro io da qualche mese è arrivata una ragazza di Messina, anche lei da poco laureata in ingegneria elettronica. Questo però non mi consola, anzi mi fa ancor più rabbia, soprattutto se penso che ormai è necessario spostarsi anche per fare un lavoro normalissimo che non richiede particolari requisiti. E in fondo è quello che capita anche me, considerato che non lavoro di certo alla Nasa».

Resta l’amaro in bocca perché c’è l’assoluta certezza di non avere la possibilità di tornare a Messina, perché non ci sono occasioni. E, se anche ce ne fosse una, si sa che le condizioni sarebbero svantaggiose. «Io ho lasciato il cuore a Messina, mentalmente vivo sempre in trasferta anche se mi sono sposato e ho fatto base qui. Ma tornare è un’ipotesi che oggi non posso neanche prendere in considerazione».

Giovanni non può tornare, ma ogni volta che può corre verso la sua Messina per respirare quell’aria che riempie i polmoni della sensazione di “casa”. Una città che però vede peggiorare sempre più ogni volta che torna: «Vedo sempre meno disciplina, meno controlli e più degrado. Vedo sempre più saracinesche abbassate e una rassegnazione dilagante e tutto questo è molto triste».

E’ per questo che Giovanni, in occasione del primo maggio, esprime due desideri. «Vorrei fare qualcosa nella mia città o per la mia terra, mi piacerebbe lavorare in Sicilia o per la Sicilia. Ma è una cosa che francamente in questo momento vedo impossibile e distante. Quindi, per tornare con i piedi per terra, penso che in questo momento non posso sperare di più che che avere sempre un lavoro stabile che mi dia la possibilità di continuare a lavorare sempre in Italia».

Speranza e desideri di un giovane e probabilmente di un’intera generazione che le classi politiche continuano a ignorare, come se il problema non fosse di tutta Italia. Giovanni poi è un siciliano e le radici sono difficile da estirpare quando nelle vene scorre il sangue di questa terra tanto bella quanto disgraziata. «Non è facile dire cosa mi manca di più. Mi manca proprio il contatto con la terra, con la mia Sicilia. Alcuni la chiamano “sicilitudine”, una specie di saudade. Mi manca quella sensazione di sentirsi a casa, semplicemente guardando il cielo e respirando. Qui mi sono ambientato ma non sarà mai casa mia, c’è poco da fare».

A Giovanni, che un lavoro ce l’ha e che sogna di poterlo fare nella sua città, a tutti quelli che hanno lo stesso desiderio, a chi sta preparando le valigie perché ha capito che non ci sono opportunità, a chi invece si ostina a rimanere sperando che il vento prima o poi cambi. A loro e a noi dedichiamo questo Primo maggio. Affinché i sacrifici di oggi possano lasciare qualcosa di buono ai messinesi di domani.

Francesca Stornante

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24 commenti

  1. CARO GIOVANNI abbiamo molto in comune, mio figlio ha la tua stessa età,laureato a Messina con il massimo dei voti e una lode, anche lui da dieci anni lontano dalla sua Messina e dalla squadra del cuore di cui era uno di TESTI FRACIDI, anche lui sposato con una ragazza padana regalandoci così due splendidi nipotini padani. Mio figlio è un libero professionista nella città all’ombra della Madonnina come lo è Messina, la ricca Milano, e più passa il tempo e più gli riesce complicato visitare la città dei suoi avi, inevitabilmente la sua forte messinesità andrà scemando, in fondo è Milano e non Messina ad avergli dato la possibilità di lavorare e farsi una famiglia. Prima o poi anche mariedit lo raggiungerà, per la gioia di GEORGE.

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  2. CARO GIOVANNI abbiamo molto in comune, mio figlio ha la tua stessa età,laureato a Messina con il massimo dei voti e una lode, anche lui da dieci anni lontano dalla sua Messina e dalla squadra del cuore di cui era uno di TESTI FRACIDI, anche lui sposato con una ragazza padana regalandoci così due splendidi nipotini padani. Mio figlio è un libero professionista nella città all’ombra della Madonnina come lo è Messina, la ricca Milano, e più passa il tempo e più gli riesce complicato visitare la città dei suoi avi, inevitabilmente la sua forte messinesità andrà scemando, in fondo è Milano e non Messina ad avergli dato la possibilità di lavorare e farsi una famiglia. Prima o poi anche mariedit lo raggiungerà, per la gioia di GEORGE.

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  3. Franco Caliri 1 Maggio 2015 07:54

    Non solo per la gioia di George….

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  4. Franco Caliri 1 Maggio 2015 07:54

    Non solo per la gioia di George….

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  5. Poveri ragazzi … costretti all’esilio, all’ostracismo. La colpa non è loro. La colpa è nostra, solo nostra; abbiamo barattato il futuro dei nostri giovani nella loro terra per interessi di bottega di chi si costruiva gli imperi a spese nostre, promettendo a 1000 per accontentarne 1 (per giunta quasi sempre parente). Di cosa ci lamentiamo. E’ già tanto che ci porgano il loro saluto. Siamo stati sudditi e non cittadini ed il prezzo da pagare è questo.

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  6. Poveri ragazzi … costretti all’esilio, all’ostracismo. La colpa non è loro. La colpa è nostra, solo nostra; abbiamo barattato il futuro dei nostri giovani nella loro terra per interessi di bottega di chi si costruiva gli imperi a spese nostre, promettendo a 1000 per accontentarne 1 (per giunta quasi sempre parente). Di cosa ci lamentiamo. E’ già tanto che ci porgano il loro saluto. Siamo stati sudditi e non cittadini ed il prezzo da pagare è questo.

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  7. SaltaLaMacchia 1 Maggio 2015 09:01

    Il fatto che invece di specificare in cosa si sia laureato ha sottolineato l’appartenenza ai “Testi Fracidi” la dice lunga.

    Complimenti.

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  8. SaltaLaMacchia 1 Maggio 2015 09:01

    Il fatto che invece di specificare in cosa si sia laureato ha sottolineato l’appartenenza ai “Testi Fracidi” la dice lunga.

    Complimenti.

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  9. Anch’io sono stato 12 anni al Nord ho avuto modo di apprezzare che lì si lavora si rispettano le regole lavorative ma soprattutto c’è voglia di cambiamento. Qui da noi passino gli anni e tutto è sempre lo stesso. Nessuno rispetta le file, negli ufficio la cosa più grave negli ospedali c’è sempre il “cugino” la spazzatura la buttiamo dalla macchina le auto parcheggiata a …… Etc. Per me ci vorrebbe delle vere sanzioni perché le regole qui nessuno ha voglia di rispettarle. NON ESISTE POLITICO SE NON CAMBIAMO LA NOSTRA TESTA.

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  10. Anch’io sono stato 12 anni al Nord ho avuto modo di apprezzare che lì si lavora si rispettano le regole lavorative ma soprattutto c’è voglia di cambiamento. Qui da noi passino gli anni e tutto è sempre lo stesso. Nessuno rispetta le file, negli ufficio la cosa più grave negli ospedali c’è sempre il “cugino” la spazzatura la buttiamo dalla macchina le auto parcheggiata a …… Etc. Per me ci vorrebbe delle vere sanzioni perché le regole qui nessuno ha voglia di rispettarle. NON ESISTE POLITICO SE NON CAMBIAMO LA NOSTRA TESTA.

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  11. GIOVANNI ANCH’IO VIVO LONTANO KM 1150 DA MESSINA DAL 1980. TI DICO HAI FATTO BENISSIMO. NON E’ LA CITTA’ DOVE SEI NATO. IO ERO VERO MESSINESE UNO DEI POCHISSIMI RIMASTI, CHE TI DA CIO’ CHE VUOI, MA DOVE VIVI. PER VEDERE IL MARE DEVO PERCORRE IL PASSO DEI GIOVI TRA LOMBARDIE E LIGURIA. CHE TI DA MESSINA E MILANO? TASSE COMUNALI PAGHIAMO MENO DI MESSINA ABBIAMO PULIZIA ASSOLUTA ED ALTRO. NON PENSARE ALLA VIA GARIBALDI (CHI SE LA RICORDA PIU’), O LA PESSIMA PIAZZA CAIROLI. MESSINA ERA BELLISSIMA FINO AL 1971, SI SENTIVANO LE ZAGARE E ODORE DI MARE FINO QUASI ALLO SVINVOLO BOCCETTA. INQUINAMENTO DI CAMION (CITTA? DI MARE!!) E SPAZZATURA ACQUA MANCA VAI NEGLI UFFICI A MESSINA RESTI 5 ORE, QUI POCHISSIMI MINUTI. NON ABBIAMO GRANITE MA C’E’ ALTRO.

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  12. GIOVANNI ANCH’IO VIVO LONTANO KM 1150 DA MESSINA DAL 1980. TI DICO HAI FATTO BENISSIMO. NON E’ LA CITTA’ DOVE SEI NATO. IO ERO VERO MESSINESE UNO DEI POCHISSIMI RIMASTI, CHE TI DA CIO’ CHE VUOI, MA DOVE VIVI. PER VEDERE IL MARE DEVO PERCORRE IL PASSO DEI GIOVI TRA LOMBARDIE E LIGURIA. CHE TI DA MESSINA E MILANO? TASSE COMUNALI PAGHIAMO MENO DI MESSINA ABBIAMO PULIZIA ASSOLUTA ED ALTRO. NON PENSARE ALLA VIA GARIBALDI (CHI SE LA RICORDA PIU’), O LA PESSIMA PIAZZA CAIROLI. MESSINA ERA BELLISSIMA FINO AL 1971, SI SENTIVANO LE ZAGARE E ODORE DI MARE FINO QUASI ALLO SVINVOLO BOCCETTA. INQUINAMENTO DI CAMION (CITTA? DI MARE!!) E SPAZZATURA ACQUA MANCA VAI NEGLI UFFICI A MESSINA RESTI 5 ORE, QUI POCHISSIMI MINUTI. NON ABBIAMO GRANITE MA C’E’ ALTRO.

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  13. CONTINUO SCUSATE. I TRASPORTI FUNZIONANO PERFETTAMENTE LA MATTINA OGNI 3 MINUTI NUOVE STAZIONI DI METROPOLITANE E STAZIONI, TRENI NORD E ATM MILANO (I FERRI VECCHI SONO A MESSINA) LA MEDICINA FUNZIONA (BRAVI A MESSINA), ABBIAMO TUTTO. CERTO NON ABBIAMO LA POSSIBILITA’ DI FARE LA GRANITA ALLA MESSINESE O PASTICCERIA, MA SI VIVE. GLI OSPEDALI AVVISANO CON TELEFONINO LE VISITE LE ATTESE NON SONO LUNGHE. IL NORD E’ NORD. NON E’ IL PARADISO TERRESTRE, E’ LA POLITICA ESTREMISTA CHE HA ROVINATO ZONE. I MESSINESI NON SANNO CHE I MALATI CRONICI NON VANNO PIU’ ALL’ASL O USL IL MEDICO DI FAMIGLIA COL COMPUTER COLLEGATO ASL COMPILA MODULI RINNOVA E INVIA IN FARMACIA OGNI ANNO. CAMBIANO MEDICO IN 5 NINUTI IN LOCALLI PULITISIMI. TI DICO HAI FATTO BENE.

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  14. CONTINUO SCUSATE. I TRASPORTI FUNZIONANO PERFETTAMENTE LA MATTINA OGNI 3 MINUTI NUOVE STAZIONI DI METROPOLITANE E STAZIONI, TRENI NORD E ATM MILANO (I FERRI VECCHI SONO A MESSINA) LA MEDICINA FUNZIONA (BRAVI A MESSINA), ABBIAMO TUTTO. CERTO NON ABBIAMO LA POSSIBILITA’ DI FARE LA GRANITA ALLA MESSINESE O PASTICCERIA, MA SI VIVE. GLI OSPEDALI AVVISANO CON TELEFONINO LE VISITE LE ATTESE NON SONO LUNGHE. IL NORD E’ NORD. NON E’ IL PARADISO TERRESTRE, E’ LA POLITICA ESTREMISTA CHE HA ROVINATO ZONE. I MESSINESI NON SANNO CHE I MALATI CRONICI NON VANNO PIU’ ALL’ASL O USL IL MEDICO DI FAMIGLIA COL COMPUTER COLLEGATO ASL COMPILA MODULI RINNOVA E INVIA IN FARMACIA OGNI ANNO. CAMBIANO MEDICO IN 5 NINUTI IN LOCALLI PULITISIMI. TI DICO HAI FATTO BENE.

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  15. E magari ti offrirò una granita alla Gelateria del’Isola, in piazzle Lagosta.
    George

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  16. E magari ti offrirò una granita alla Gelateria del’Isola, in piazzle Lagosta.
    George

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  17. “E succede che dopo dieci anni ti fermi e ti chiedi perché le stesse cose non avresti potuto farle anche a Messina”.
    Caro Giovanni, amico mio (permettimi), la risposta è semplice: perchè le poche occasioni di lavoro a Messina venivano create per sistemare parenti ed amici.
    Comune e provincia sono pieni di ex 285 ed ex art 23.
    Tutti amici degli amici, che scaldano le sedie.
    Pensa che dei primi molti sono in pensione senza avere mai fatto nulla.
    George

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  18. “E succede che dopo dieci anni ti fermi e ti chiedi perché le stesse cose non avresti potuto farle anche a Messina”.
    Caro Giovanni, amico mio (permettimi), la risposta è semplice: perchè le poche occasioni di lavoro a Messina venivano create per sistemare parenti ed amici.
    Comune e provincia sono pieni di ex 285 ed ex art 23.
    Tutti amici degli amici, che scaldano le sedie.
    Pensa che dei primi molti sono in pensione senza avere mai fatto nulla.
    George

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  19. Franco CALIRI e SaltaLaMacchia sono due specie di messinesi che scambierei volentieri con Milano al posto di GIOVANNI e mio figlio? NO, la Messina di oggi li merita. Se avessi accostato la laurea in ODONTOIATRIA E PROTESI DENTARIA a TESTI FRACIDI questa specie di messinese di nome Franco avrebbe avuto sempre da ridire, la sua OSSESSIONE è mariedit. A Franco CALIRI voglio dedicare una citazione di un pensatore a me caro, un filosofo veramente amico che da ventitré secoli non cessa di invitarci, inascoltato da CALIRI, ad amare se stessi per non danneggiare i nostri simili. Caro CALIRI “PRATICA E MEDITA LE COSE CHE TI HO SEMPRE RACCOMANDATO:SONO FONDAMENTALI PER UNA VITA FELICE.” EPICURO, dalla Lettera Sulla Felicità. Comunque BUON 1° MAGGIO.

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  20. Franco CALIRI e SaltaLaMacchia sono due specie di messinesi che scambierei volentieri con Milano al posto di GIOVANNI e mio figlio? NO, la Messina di oggi li merita. Se avessi accostato la laurea in ODONTOIATRIA E PROTESI DENTARIA a TESTI FRACIDI questa specie di messinese di nome Franco avrebbe avuto sempre da ridire, la sua OSSESSIONE è mariedit. A Franco CALIRI voglio dedicare una citazione di un pensatore a me caro, un filosofo veramente amico che da ventitré secoli non cessa di invitarci, inascoltato da CALIRI, ad amare se stessi per non danneggiare i nostri simili. Caro CALIRI “PRATICA E MEDITA LE COSE CHE TI HO SEMPRE RACCOMANDATO:SONO FONDAMENTALI PER UNA VITA FELICE.” EPICURO, dalla Lettera Sulla Felicità. Comunque BUON 1° MAGGIO.

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  21. Da quasi dieci anni si denunciano,mettendoci faccia,soldi,impegno,passione gli “scogli” nei quali Messina andava a sbattere.Niente da fare.Si indicava la luna,si continuava a guardare il ditoBastava semplicemente salire in alto sulla plancia di comando e seguire la rotta “illuminata” offerta dalla storia.La responsabilità del naufragio è di TUTTI. Bastava liberarsi dal tabù Ponte che ha intorpidito le nostre già pigre menti.MESSINA AL CENTRO DEL MONDO.Altro che Expò.Il più “innovativo” laboratorio tecnico scientifico dell’era moderna avrebbe attirato professionalità da tutta Italia,dal mondo( D.Libeskind), invertendo addirittura l’attuale drammatico “esodo”dei nostri giovani migliori.Un terremoto”buono”per RICOSTRUIRE una CITTÀ “stuprata”

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  22. Da quasi dieci anni si denunciano,mettendoci faccia,soldi,impegno,passione gli “scogli” nei quali Messina andava a sbattere.Niente da fare.Si indicava la luna,si continuava a guardare il ditoBastava semplicemente salire in alto sulla plancia di comando e seguire la rotta “illuminata” offerta dalla storia.La responsabilità del naufragio è di TUTTI. Bastava liberarsi dal tabù Ponte che ha intorpidito le nostre già pigre menti.MESSINA AL CENTRO DEL MONDO.Altro che Expò.Il più “innovativo” laboratorio tecnico scientifico dell’era moderna avrebbe attirato professionalità da tutta Italia,dal mondo( D.Libeskind), invertendo addirittura l’attuale drammatico “esodo”dei nostri giovani migliori.Un terremoto”buono”per RICOSTRUIRE una CITTÀ “stuprata”

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  23. Sono a Torino dal 1997 dove ho frequentato il Politecnico (e in contemporanea ho lavorato par time) dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Informatica ho quasi subito trovato lavoro.
    Lavoro che sono libero di cambiare, grazie all’indotto Fiat, con estrema facilità sia per fare sempre cose nuove sia per farsi pagare di più.Ho cambiato 4 aziende diverse in 9 anni senza essere mai precario.
    In questi anni ho anche osservato l’inesorabile declino di Messina che probabilmente ha toccato il fondo con l’amministrazione corrente.
    Anche il ritorno di per se è diventato un problema, fallita la WindJet e tolti i treni diretti al unga percorrenza ogni anno rientrare è sempre più un problema…ma l’importante Accorinti non ha messo la Cravatta.

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  24. Sono a Torino dal 1997 dove ho frequentato il Politecnico (e in contemporanea ho lavorato par time) dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Informatica ho quasi subito trovato lavoro.
    Lavoro che sono libero di cambiare, grazie all’indotto Fiat, con estrema facilità sia per fare sempre cose nuove sia per farsi pagare di più.Ho cambiato 4 aziende diverse in 9 anni senza essere mai precario.
    In questi anni ho anche osservato l’inesorabile declino di Messina che probabilmente ha toccato il fondo con l’amministrazione corrente.
    Anche il ritorno di per se è diventato un problema, fallita la WindJet e tolti i treni diretti al unga percorrenza ogni anno rientrare è sempre più un problema…ma l’importante Accorinti non ha messo la Cravatta.

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