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Di Mento: “Fallimento della politica, ecco perché voto sì al Comune di Montemare”

Redazione

Di Mento: “Fallimento della politica, ecco perché voto sì al Comune di Montemare”

mercoledì 21 Ottobre 2020 - 10:10
Di Mento: “Fallimento della politica, ecco perché voto sì al Comune di Montemare”

Il parere del segretario della Uil Trasporti di Messina, ex presidente del vecchio XI quartiere

“Ci sono realtà storiche e bellezze paesaggistiche che caratterizzano e coronano le estreme periferie del Comune di Messina, villaggi dimenticati da una specifica ed ormai consolidata volontà politica che non risulta né di destra, né di sinistra, né di centro, ma che da sempre ha caratterizzato l’abbandono strutturale e il mantenimento ordinario di questi bellissimi borghi”.

Così Nino Di Mento, segretario della Uil Trasporti di Messina. “L’iniziativa portata avanti in questi anni da parte dei cittadini non è solo lodevole, ma coraggiosa, ed esprime una grande manifestazione di libertà, democrazia diretta, attraverso una partecipazione civica di alto profilo sociale e politico, non indifferente. Non capita spesso di vedere messinesi che prendono posizioni impegnative e di lungo respiro e portarle a compimento, quindi bravi. Viene di fatto consolidato un grido d’aiuto mai ascoltato, dell’eclatante denuncia storica, dall’incapacità della gestione dei territori, che impera nelle estremità di questa città da nord a sud, ma stavolta oltre alle lamentele, arriva la possibilità di una grande svolta,  riguarda la costituzione di un nuovo Comune, Montemare appunto. Si conclama quindi nei fatti, oggi più che mai, il grande fallimento dell’azione del governo amministrativo decentrato, perpetrato da decenni, prima dal delegato municipale, nominato dalle Amministrazioni in ogni singolo villaggio, per poi cedere il passo alle Circoscrizioni che da 13 sono passate a 6, con la solita promessa dell’attuazione del tanto famigerato decentramento, tale da cambiare anche la denominazione, da Circoscrizioni a Municipalità, in realtà neanche da allora è cambiato nulla”.

“Chi dice che tutto ciò è sbagliato o controproducente, sollevando le più immani tragedie per la costituzione di un nuovo Comune, deve necessariamente argomentare il senso di tutto ciò che è in atto, è soprattutto i risultati che questi sistemi hanno prodotto fino ad ora, niente. La politica è oggi l’unica responsabile a cui imputare l’avvenimento di tali dinamiche, ha la colpa, cioè, di non aver mai voluto concedere strumenti idonei ed economici tali da attivare un’azione risolutiva al fine di dare risposte concrete al territorio e alla gente che lo vive. Le Circoscrizioni o Municipalità che siano, oggi come allora, continuano ad essere organismi non vincolanti alle scelte dell’Amministrazione centrale, le quali si limitano solo a delle mere segnalazioni che ogni cittadino può fare, né più, né meno”.

Di Mento è stato prima consigliere e poi presidente dell’XI Quartiere Peloro. “Purtroppo conosco bene la materia, come non ricordare ad esempio l’incremento abitativo sviluppatosi nella mia Faro Superiore, oggetto di costruzioni di edilizia residenziale e cooperative, innalzate senza prevedere servizi e viabilità, in un villaggio attraversato soltanto da una sola strada, in cui insiste una delle più grandi stazioni di pompaggio del gas, la mancata copertura del Torrente Papardo, la mancata realizzazione del bypass della Strada provinciale 49, strutture viarie che se fossero state fatte, avrebbero di certo oggi, dato ottime risposte allo sviluppo del territorio, ed invece i progetti giacciono fermi nel cassetto, mentre i profitti hanno proliferato nelle tasche dei costruttori ai danni del territorio e dei cittadini, come la cementificazione delle colline sopra la Panoramica o i lavori di riqualificazione del villaggio dei pescatori a Torre Faro, dove ancora oggi tutto rimane nel caos più totale. Questo fa comprendere che le Circoscrizioni, quindi, sono sempre state rilegate ad un ruolo prettamente elettorale di appartenenza ad una forza politica di riferimento geografico, nient’altro. Un’amara verità che bisogna dire chiaramente, senza voler togliere nulla al ruolo dei consiglieri e dei presidenti di Circoscrizione, anzi tutt’altro, essendolo stato anch’io, conosco l’impegno che quotidianamente viene profuso per portare qualche risultato a casa e la delusione che si prova nella stragrande maggioranza dei casi ma, come dice il mio parroco, “senza soddi non si canta missa”. Ritengo tuttavia che sia giusto e sacrosanto spendersi per il proprio territorio per questa causa, penso anche che sia altrettanto importante raggiungere questo importante obbiettivo e sono certo che si raggiungerà. Il nuovo Comune dovrà mirare molto alla riqualificazione deii borghi marinari e la valorizzazione di quelli montani. Questa, a mio avviso, la carta vincente del Comune di Montemare, borghi ricchi di storia, cultura e tradizioni da migliorare e promuovere al di fuori dei confini, affinché diventino portatori di ricchezza e benessere dal punto di vista turistico, ma anche attrattivi per gli investitori”.

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4 commenti

  1. Libertà, democrazia? E che siamo nella ex Unione Sovietica? Alto profilo sociale e politico? (ci vorrebbe Totò….ma mi faccia il piacere….!!) Anche questo signore con……” il porticciolo e…….l’agroalimentare”……..la panacea di tutti i mali. Un’altra idea per il Comitato del Comune di Metromare: avete pensato ad ina fabbrica oer la lavorazione di “zinzuli”?

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  2. Un altro candidato sinnicu!

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  3. Montanare….se vince il si, nasce un comune destinato al totale abbandono. Troppo vasto, assicurare i servizi in un territorio enorme ma pochissimo abitato comporta enormi sacrifici economici, per una grande città, che nel bene e nel male assicura dei servizi. Un comune con sindaco e giunta, con almeno una casermetta e dei vigili urbani, degli uffici con impiegati per il commercio, uffici tecnici, scuole ed asili comunali con insegnanti ed un servizio scolastico di trasporto, un servizio di autobus che collega le varie frazioni e possibilmente il nuovo paese con la città. E tanto altro. Un paese raccolto in pochi km può essere gestito con un minimo di servizi, ma un enorme paese dispersivo, con frazioni composte da qualche decina di famiglie, non potrà mai funzionare. Sia chiaro, la mia è una personale analisi. Chi aspira a gestire questo territorio vuole l’indipendenza, da città vuole essere un piccolo paese in un momento dove i piccoli paesi per ottenere risorse precluse si uniscono.

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    1. concordo assolutamente

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