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Dia confisca per usura patrimonio del “re delle carni” di Naso

Alessandra Serio

Dia confisca per usura patrimonio del “re delle carni” di Naso

venerdì 05 Marzo 2021 - 11:31
Dia confisca per usura patrimonio del “re delle carni” di Naso

Confiscati 8 milioni di euro all'imprenditore delle carni di Naso Nunzio Ruggeri, accusato di usura e contiguità con i clan dei Nebrodi

Passa definitivamente allo Stato il patrimonio del “re delle carni” Nunzio Ruggeri, l’imprenditore di Naso accusato di usura dall’Antimafia di Messina, che ha ottenuto la confisca di beni e immobili per circa 8 milioni di euro.

Giusy Interdonato Dia Messina
Giusy Interdonato Dia Messina

Il provvedimento del Tribunale Misure di Prevenzione di Messina, eseguito dagli agenti della Direzione Investigativa Antimafia di Messina, diretti dal vice questore Giusy Interdonato, conferma il sequestro effettuato nel luglio 2018, ammontante a circa 8 milioni e 200 mila euro tra le quote di un’impresa, decine di immobili a Naso e dintorni, le quote di un consorzio, diversi mezzi d’opera.

E’ stato poi effettuato un altro sequestro eseguito nel gennaio 2020 dagli stessi agenti. Anche per questi ulteriori beni, stimati complessivamente in altri 9 milioni di euro, la Procura di Messina ha chiesto la confisca, ma il Tribunale non si è ancora pronunciato.

Ruggeri, condannato in via definitiva per usura diversi anni fa, è considerato storicamente legato alla mafia nebroidea, vicino a elementi della criminalità tortoriciana, come Santo Lenzo e Cesare Bontempo Scavo, e il brolese Carmelo Armenio. Era stato lo stesso Lenzo, divenuto collaboratore di giustizia, ad accusare Ruggeri, nel 2002: “aveva chiesto che fossero incendiati i mattatoi di Sinagra, Barcellona e Giammoro, impegnandosi, nel contempo, a versare 50 milioni di lire all’organizzazione mafiosa” che lo avrebbe verosimilmente favorito. L’intento criminoso non giunse a compimento “per l’opposizione dei rappresentanti della criminalità organizzata barcellonese”.

Tra il 1998 e il 2000, invece, aveva negoziato tre assegni illeciti, per un valore di circa 76 milioni di lire, tramite un dipendente di banca che si era rivolto a Ruggieri per ottenere prestiti, poi risultati usura.

Vito Di Giorgio
Vito Di Giorgio

Il provvedimento del Tribunale di Messina, richiesto dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, si basa sulla differenza non giustificata tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e i beni posseduti e gestiti.

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