Tutti i perché del disoccupato Raffaele Fornaro: la disperazione ha gli occhi del figlio Davide

Tutti i perché del disoccupato Raffaele Fornaro: la disperazione ha gli occhi del figlio Davide

Tutti i perché del disoccupato Raffaele Fornaro: la disperazione ha gli occhi del figlio Davide

Tag:

martedì 13 Marzo 2012 - 16:20

Il 45 enne che questa mattina ha inscenato una protesta eclatante minacciando di darsi fuoco a palazzo Zanca, racconta le ragioni della sua disperazione e della sua rabbia

“Non so cosa mi sia successo, ma quando mia moglie ha detto che non c’era il latte per mio figlio non ho capito più nulla e sono uscito di casa. Sono andato al più vicino Bancomat, volevo avvicinare la prima persona che prelevava denaro per dirgli per favore, accompagnami a comprare il latte per il mio bambino”. E se poi questa persona non ti dava i soldi, che avresti fatto? “Non lo so, ero pronto a tutto, anche a fare un gesto del quale mi sarei pentito e ne avrei pagato le conseguenze”. Per Raffaele Fornaro la fame e la disperazione hanno gli occhi di Davide, il figlio di appena un anno, per lui era pronto a tutto, anche ad un gesto che lo avrebbe riportato drammaticamente nel passato, in quel passato in carcere che lui ha in ogni modo cercato di cancellare, ma che le porte sbattute in faccia da quando è uscito e chiede lavoro, gli riportano continuamente davanti agli occhi. Quasi 20 anni di carcere non si perdonano, a maggior ragione in una città dove non c’è lavoro. Raffaele Fornaro è incatenato ad un divano del salone di Palazzo Zanca, si è cosparso il corpo di benzina, ha in mano un accendino e in testa tanta rabbia, dolore, stanchezza. C’era già stato al Comune, sin da febbraio, chiedendo disperatamente “Lavoro. Ho le braccia e le gambe per lavorare, non voglio un posto in una scrivania, mi va bene qualsiasi cosa, non ho paura di lavorare. Ho paura di tornare indietro ed io non voglio più delinquere, non sono più quella persona”. In quei giorni di protesta sono arrivate le prime rassicurazioni, la promessa di un contributo dai servizi sociali e di un’occupazione, almeno temporanea. Poi è trascorso un mese e negli uffici del Palazzo di quella sua pratica non ha trovato traccia. Poche sere fa quel pensiero, pur di comprare il latte a Davide, chiedere soldi a chi li ha, e se non li ottiene con le buone, passare alle cattive, al reato. “No, per fortuna ho parlato con mio cognato e i soldi per il latte li abbiamo trovati. Ma domani? Che faccio in una città dove chi amministra pensa solo alla clientela e a curarsi i suoi voti, a spendere 113 mila euro per asfaltare una stradina di 40 metri?” (ndr, il riferimento è alla via Goito ed al progetto di 113 mila euro per la riqualificazione della stradina). Così stamattina Raffaele, 45 anni, disoccupato dal giorno in cui è uscito dal carcere, si è svegliato con il solito pensiero “Davide”. Ha raggiunto il Comune e ha fatto quel che in tanti criticano, ovvero, davanti alle telecamere e alle macchine fotografiche ha fatto un gesto disperato. Purtroppo oggi non esisti se non fai il gesto estremo, se non si accende un riflettore su di te. Se non lo dici in tv rischi di non essere ascoltato né visto. O peggio, oggi non basta neanche più andare in corteo, soprattutto se si è in pochi a manifestare. Figuriamoci un uomo solo, per giunta ex carcerato. Raffaele lo sa bene che sarà criticato, additato, non sappiamo a cosa pensa mentre si versa la benzina e tiene nervosamente l’accendino in mano. Un uomo che arriva a questo sa cosa è la fame, al di là di tutte le dietrologie che nei corridoi, mentre Raffaele protestava, non sono mancate. Accanto a lui i vigili della polizia municipale e poi i vigili del fuoco per evitare il peggio e gli uomini della Digos. Poi alcuni consiglieri comunali, per conoscere meglio la sua storia, per cercare di trovare una soluzione, rintracciare la pratica persa nei cassetti degli uffici dei servizi sociali, dove il caso di Raffaele è uguale a migliaia di altri, che magari non conosceremo mai. “La soluzione c’è- dice lui- voglio lavorare non chiedo elemosina. Io sono un cuoco, ma posso fare tutto quello che mi si chiede. Per un mese ho aspettato che le promesse diventassero realtà. La normativa c’è. Altrimenti non mi resta che tornare in carcere. Paradossalmente quando sono in carcere riesco a mantenere la mia famiglia con quei soldi. Allora se pur di dare il latte a mio figlio devo finire in carcere, sono qui, ci vado anche adesso, prendetemi ora, ma non prendetemi in giro”. Ognuno può vederla come vuole la storia di Raffaele, che ha scontato la sua condanna per 18 anni e ora non riesce ad uscire più dalla “nuova galera” che è quella di una città talmente povera da non offrire più nulla, neanche una seconda occasione. Ognuno può vederla come vuole la sua protesta, come provocazione, come esagerazione, come strumentalizzazione. Ma stamattina un uomo è stato lì, un paio d’ore, al Comune, si è gettato addosso un liquido infiammabile pronto a darsi fuoco. Non sappiamo se l’avrebbe fatto davvero, ma non possiamo neanche escluderlo. L’unica cosa che sappiamo è che mentre intorno a lui la gente faceva capannello, le forze dell’ordine cercavano di scongiurare il peggio, lui gridava a tutti che vuole solo un lavoro. E’ questo, comunque la si pensi, il primo diritto, il primo grido della dignità di un uomo. Mentre ascoltavo Raffaele pensavo a chissà quante storie come la sua, di padri disperati, di disoccupati pronti a tutto, ci sono oggi a Messina e noi non potremo mai raccontarle, perché restano nascosti, perché finiscono nei labirinti della vita o perché quelle disperazioni alle fine trovano una risposta e quella storia un piccolo lieto fine. Noi abbiamo raccontato questa di storia, ben sapendo, che ognuno di noi, di voi, ne ha tante altre simili, se non peggiori, da raccontare e che resteranno nel buio. (ROSARIA BRANCATO)

(FOTO STURIALE)

8 commenti

  1. NON ACCETTO IN VIA DI PRINCIPIO QUESTE FORME DI PROTESTE ESTREME,PERCHE’ SE TUTTI GLI INDIGENTI E POVERACCI DI MESSINA DECIDESSERO DI BRUCIARE CI SAREBBE UN BEL FALO’.PERO’ DI FRONTE ALLO SPERPERO DI UNA CITTA ALLO SBANDO: CONSULENTI RICCHI E STRAPAGATI,FESTE E FESTINI,AUTO BLU’,SOLDI SPERPERATI PER ASFALTARE LA VIA GOITO ,STRAORDINARI PAGATI A CHI I SOLDI LI “BUSCA” GIà,ONORARI E PREBENDE AGLI AMICI,UNO SFORZO PER DARE UNA MANO ANCHE SE TEMPORANEA AD UN DISGRAZIATO,CHE ALTRO NON CHIEDE CHE UN PEZZO DI PANE,TROVATELO.RINUNCIATE AD UN MESE DI SPESE ACCESSORIE ED AIUTATE QUESTA GENTE.NON DATE DA MANGIARE AI SOLITI NOTI PERCHE’ GLI VERRA’ “L’INDIGESTO”

    0
    0
  2. LUPO DELL'ONTARIO 13 Marzo 2012 16:38

    VORREI DARE UN CONSIGLIO PER UN LAVORO IMMEDIATO
    , NEI PRESSI DELLA CHIESA SAN PIETRO E PAOLO, VIA LA FARINA , C’E UN (RECYCLING POINT) SI AUTOFINANZI OCCUPANDOSI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, IN MODO CHE RACCOGLIE I PUNTI E POTRA FARE LA SPESA PER LA PROPRIA FAMIGLIA. …. E’ ABBASTANZA SEMPLICE FARE CIO’ UN PO’ DI BUON VOLONTA’ ….QUALCUNO LE DIA IL CONSIGLIO DI AUTOIMPIEGARSI FACENDO LA RACOCLTA DIFFERENZIATA A PORTANDO I RIFIUTI PLASTICA, CARTA , ALLUMINIO AVRA’ MODO DI AVERE BUONI PER LA FAMIGLIA….

    0
    0
  3. Se tutti i disoccupati della città andassero al Comune a protestare, si dovrebbe spostare Palazzo Zanca allo stadio di San Filippo.
    La città è morta e non offre nulla a nessuno grazie a più di 30 anni di politica finalizzata solo a non creare lavoro ma a dispensare favori e alimentare il clientelismo. Un cittadino che lavora vota chi vuole. Un cittadino che vive questuando (dall’incarico più umile a quello più remunerativo) è uno schiavo a vita. E questo i nostri politici lo hanno sempre saputo.

    0
    0
  4. E’ vero che i disoccupati sono tanti… mio marito lo è da una settimana, dopo 27 anni di onorato lavoro hanno trovato l’escamotage per metterlo “on the road”…. e loro hanno figli e nuore con stipendi da capogiro, ma non mi sento di additare quest’uomo, ho pianto leggendo la sua storia. E mi sono chiesta, se non ci fossero i nonni dietro mio figlio….. noi che faremmo oggi? Forse guardando mio figlio che ha fame farei anche peggio…. Cerchiamo di essere meno cinici, e di non perdere la pietà e la bontà che ci porta verso il prossimo, perchè noi stessi potremmo trovarci nella stessa situazione. Io stessa non credevo che un uomo che vedevo quasi come un padre mettesse in strada il suo più anziano impiegato…. Sono delusa, arrabbiata e cosciente che oramai non conta nulla, ne la fedeltà, ne l’affetto…..fatta la legge trovato l’inganno… e domani potremmo essere tutti disperati come quel padre.

    0
    0
  5. è da una vita che dico che prima di mandare soldi per associazioni varie dobbiamo aiutare i nostri concittadini veramente bisognosi ,è terribile guardare i propri figli negli occhi e non potergli dare il minimo indispensabile per tirare avanti ,lo so ci sono tanti imbroglioni e approfittatori ma ce ne sono tantissimi che sono veramente alla fame . a certi commentatori che da una vita amministrano in questa citta’ voglio dirgli ogni tanto di voltarsi indietro e non guardare solo avanti

    0
    0
  6. L'Osservatore 14 Marzo 2012 11:12

    Perchè il sindaco non lo nomina “esperto”? Uno in più, uno in meno…
    A parte la “battuta”, di lavoro a Messina ce ne davvero poco, ma a mali estremi estremi rimedi:molti estracomunitari si “adattano” a fare la qualsiasi, senza chiedere “sussidi” alla politica, bisogna sapersi ingegnare MA SEMPRE NELLA LEGALITA’.

    0
    0
  7. PER IL SAGGIO OSSERVATORE, VISTO CHE SEI COSI SAGGIO CON I PROBLEMI DEGLI ALTRI…e asserisci che a mali estremi estremi rimedi,oltre ad esibirti in sterili prediche, dai una mano dando un idea su un possibile lavoro per questa persona..certo credo sia un po’ difficile..che scrivere..

    0
    0
  8. Alcuni commenti hanno il cuore dei messinesi e sono da apprezzare, altri commenti sono dettati solo da forme politiche, sono impietose e spietate, caratterizzate dalla piena sudditanza alla bandiera e dalla più totale assenza di amore verso il prossimo.
    Certo sarebbe stata bella un’espressione di totale solidarietà, allargata a tutti quei nostri concittadini che vivono il dramma della disoccupazione, sarebbe stato bello organizzare una manifestazione popolare in favore di queste persone…già…. una volta esisteva un movimento politico che si schierava a favore dei cittadini più deboli….Oggi esiste solo una vuota e fredda critica verso tutto e tutti….manca l’amore, la pietà, l’orgoglio, il senso di appartenenza…la dignità di ogni uomo deve essere rispettata… è sacra….alcuni commenti sono aspri e pieni di ilarità, insensibili al dramma dei concittadini più sfortunati.

    0
    0

Rispondi a L'Osservatore Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED