A lezione di vita da una classe di quattordicenni - Tempostretto

A lezione di vita da una classe di quattordicenni

Rosaria Brancato

A lezione di vita da una classe di quattordicenni

domenica 12 Maggio 2013 - 05:45
A lezione di vita da una classe di quattordicenni

Un dodicenne con la sindrome di down non viene fatto partecipare alla gita scolastica e la famiglia lo scopre solo quando lo accompagna in un'aula vuota. Nessuno li ha avvisati. E' successo a Messina dove è andata in scena una lezione d'intolleranza. Alcuni anni fa, a Catanzaro, in una classe dove un preside ha preso la stessa decisione sono stati gli studenti a ribellarsi.

L’ha accompagnato come ogni mattina a scuola, per lasciarlo al bidello, che lo avrebbe poi seguito fino in classe. Ma quella mattina il bidello era assente, così lo ha accompagnato fino all’aula dove però ad attendere suo figlio c’era soltanto l’assistente infermieristico. La classe, una prima media, era deserta. Non c’erano compagni, non c’erano insegnanti, neanche quella di sostegno. Non c’era nessuno per il suo bambino, perché erano partiti tutti per la gita senza dirglielo, nascondendo un giorno di gioia a lui, “il diverso”. Usiamo dei nomi di fantasia: lui, 12 anni, con la sindrome di down, lo chiamiamo Andrea. Lei, la madre, Maria. Così se la signora Maria non avesse accompagnato il suo Andrea fino in classe ma l’avesse lasciato come ogni mattina al bidello, il piccolo sarebbe rimasto solo in aula per tutta la giornata, tradito dalle stesse istituzioni alle quali la famiglia lo ha affidato. Non ci sono lacrime per questa mamma, non ci sono parole di scuse per un comportamento che non ha definizioni. E’ successo a Messina, in una scuola media del centro. Questa storia l’ha raccontata Maurizio Licordari in un servizio andato in onda su Rtp ascoltando un familiare che, tra la rabbia e l’amarezza ha cercato di spiegare l’accaduto senza farsi sopraffare dalle lacrime o dalla voglia di spaccare tutto. E’ a questa mamma e al suo ragazzo che voglio dedicare la mia rubrica oggi. Mamma e figlio meritano le nostre scuse di cittadini di una realtà che non riesce a fare il salto di qualità che ti porta ad essere una società civile. Prima però voglio raccontare un’altra storia, avvenuta a Catanzaro, nel febbraio di due anni fa. Un’altra scuola media, un altro ragazzino con sindrome di down, un altro preside che decide di non far andare il piccolo ad un’uscita di orientamento “perché tanto non vale la pena e lui combina guai”. Già qualche guaio. Alzi la mano lo studente o l’insegnante che non sa cosa migliaia di ragazzi combinano nelle gite, in fondo quella è la parte più divertente ….. Nella storia di Catanzaro il dirigente scolastico va oltre. Sa bene che la normativa prevede che TUTTI i disabili partecipino alle gite d’istruzione e devono essere rimosse tutte le “barriere” che ne impediscono la partecipazione. Il dirigente chiede ai compagni di mentire e nascondere al compagno l’organizzazione della gita. Ma i nostri ragazzi per fortuna sono migliori di come li immaginiamo. Così, quando il preside fa una proposta da far rabbrividire ecco che si alza in piedi un quattordicenne e dice: “Se non viene lui non vado neanch’io”. Era un’uscita di orientamento presso un istituto superiore, quelle che si fanno per far scegliere ai nostri ragazzi cosa fare da “grandi”. Questo 14enne e i suoi compagni hanno dimostrato di essere già “grandi”. Non sappiamo bene come è andata e chi per primo si è alzato in piedi e ha detto no, quale sguardo da adolescente imberbe o ribelle si sia levato per primo contro la decisione del preside. Ma l’ha fatto, ed io lo immagino come in un film con i ragazzi che si alzano fieri uno per uno finchè il coro di “se non va lui non vado neanche io” finisce con il prevalre sull’autorità. Mi piace pensare che oggi quei ragazzi portino nel cuore quel gesto come il momento in cui sono diventati adulti. In quell’istante sono diventati parte attiva della società e l’hanno cambiata con un semplice gesto “rivoluzionario”. Quelle parole sono state una lezione di vita per un gruppo d’insegnanti che avevano smesso di essere missionari. Nella nostra storia non è andata così. La signora Maria ha accompagnato Andrea in classe ed ha trovato un’aula desolatamente vuota e l’unica eco che si sentiva era “tu non vieni con noi perché sei diverso”. Non riesco a immaginare che tipo di educatore può essere quello che nasconde al ragazzo ed alla sua famiglia l’organizzazione di una gita, lo fa di nascosto, con la “complicità” degli altri. Il silenzio E’ COMPLICITA’, non trinceriamoci dietro nessun alibi. Il silenzio, anche il migliore dei silenzi è connivenza. Sarebbe bastato dirlo ed evitare ad una famiglia una ferita che non guarirà mai. Se la madre non avesse accompagnato Andrea in classe e avesse scoperto che erano tutti via, il ragazzino sarebbe rimasto solo per tutto l’orario scolastico in un’aula vuota sapendo che i suoi compagni erano insieme a divertirsi. Un’aula vuota. Quell’aula che dovrebbe essere la culla dove ogni famiglia lascia il proprio cucciolo per farlo diventare uomo, dove ogni famiglia lascia il proprio tesoro perché impari il mondo fuori, quell’aula per quel dodicenne sarebbe diventata per tre, quattro ore, una prigione, la dimostrazione che lui, per gli altri: è diverso. La scuola ha il compito di integrare e insegnare, aiutare i bambini a diventare uomini. Il valore dell’inclusione e della tolleranza si impara anche a scuola e le famiglie, in una società civile, affidano i proprio figli all’Istituzione-scuola perché è la prima frontiera di quel mondo esterno che i ragazzi incontrano. E’ lì che imparano a diventare persone consapevoli, responsabili. Se fallisce la scuola ha fallito una comunità intera. Quei ragazzetti di appena 14 anni di una terza media calabrese ci hanno dato una grande lezione di vita dicendo un NO che resta da esempio. Un NO che è nato dal profondo di un cuore nel quale il vicino di banco con la sindrome di down è un loro compagno. E con un compagno, come dice appunto la parola, si divide tutto: l’ora di matematica in cui non si capisce niente, la ricreazione in cui si racconta cosa hai fatto ieri, l’interrogazione quando suggerisci, la gita scolastica. Se un compagno, per qualsiasi ragione, resta indietro, torni e cammini accanto a lui, anche se tu hai pattini e lui una croce sulle spalle. Se il tuo compagno resta indietro tu rallenti e lo aiuti a portare lo zaino. E’ una lezione di gran lunga più importante del teorema di Pitagora o della guerra dei 20 anni. Invece nella nostra storia si è impartita una lezione d’intolleranza. Di più, si è insegnato ad una classe a mentire per nascondere l’intolleranza. Invece di valori quali integrazione, inclusione, condivisione si è insegnato il silenzio, l’omissione, l’esclusione, la bugia. Per la prossima gita scolastica suggerisco quale meta la scuola media di Catanzaro dove ci sono 14enni maestri di civiltà. Magari stavolta a casa ci lasciamo qualcun altro…….

Rosaria Brancato

27 commenti

  1. Chiunque si immerga nella lettura dei tanti articoli che vengono pubblicati sulle riviste dedicate agli insegnanti della scuola pubblica italiana, noterà un elevato livello di attenzione sul problema dell’integrazione scolastica dei soggetti con handicap, da parte degli autori. Vengono citate esperienze, progetti, conditi da una dotta ed approfondita citazione di leggi, circolari e decreti. In questi articoli si sottolinea, si enfatizza si auspica, in un italiano ….. che sa tanto (e troppo spesso) di politichese, a volte francamente intraducibile in un normale e corretto italiano(figurarsi in latino). Il gruppo H (cioè quel “team” di persone (docenti, medico scolastico, esperti) viene visto come qualcosa di vivo, di perfettamente operativo, che coglie, evidenzia, risolve e si collega ad altre e migliori realtà operative. Sorgono, spontanee, alcune domande : dov’era allora quello dell’Istituto dove si sarebbero svolti i fatti menzionati nell’articolo ?
    E si tratta di un episodio isolato o piuttosto non è un episodio “sentinella” di un problema che è lungi dall’essere risolto ???? Ancora : non sarà piuttosto che per “economizzare” sui costi dei docenti (non si può certo dire che le recenti politiche, negli ultimi anni dei competenti Ministeri, siano state di crescita nell’impegno finanziario, con la scusa della … crisi economica che attanaglia il nostro Paese) , si finisce, in buona sostanza, per non dare risposte adeguate alle famiglie piu’ bisognose di aiuto ? Sarebbe interessante, sentire, a tal proposito, cosa ne pensano, in proposito, le istituzioni scolastiche coinvolte, nonché il Provveditore agli Studi, per non parlare, ovviamente dell’attuale Ministro di quella che un tempo si chiamava, semplicemente, Pubblica Istruzione (ci siamo capiti, comunque, no ?) . Si resta, insomma, in attesa di …. un cortese ma esaustivo riscontro da parte loro.

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  2. ART.1 STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI DELLA REPUBBLICA ITALIANA «La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.» Cara Rosaria BRANCATO, ti ringrazio per il tuo intenso articolo, ma vedo come stia raccogliendo pochi commenti, sento di dire ai giovani di questa scuola, s minuscola, e ai loro genitori, STATE PERDENDO IL VOSTRO TEMPO LIBERO, quello più prezioso. Vi chiederete perchè LIBERO, molti non sanno che la parola SCUOLA deriva dal latino SCHOLA, derivato a sua volta dal greco antico SCHOLEION, da SCHOLE’. La parola greca significava inizialmente TEMPO LIBERO. Mi auguro che quella scuola, s minuscola, non sia lo specchio della Messina di oggi.

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  3. Per non creare equivoci dovreste mettere il nome della
    scuola perché così facendo tutelate le persone che ci
    lavorano e che hanno fatto un’azione di esclusione verso
    un ragazzo appartenente ad una classe, un ragazzo che ha
    gli stessi sacrosanti diritti degli altri suoi compagni.
    Stiamo parlando di una scuola, palestra di vita,cosa trasmettiamo ai nostri ragazzi così facendo? E non mi venite
    a dire che l’insegnante di sostegno era assente e quindi il ragazzo non si poteva accompagnare! Non ci sono scuse, si cercava un’alternativa, si parlava innanzitutto con la famiglia e si cercava la soluzione migliore per il ragazzo,
    quella di farlo partecipare alla gita con i compagni con i
    quali giornalmente condivide il tempo a scuola!
    Anacronistica scuola!!!

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  4. Forse sono drastico, ma consiglierei alla famiglia di denunziare coloro che si sono macchiati di tale infamante negazione dei diritti che ogni cittadino, specialmente se portatore di una sindrome invalidante, dovrebbe avere in una Repubblica che aborrisce il razzismo.
    Ai genitori dei ragazzi che hanno deliberatamente “nascosto” la gita al loro compagno, consiglierei di farli assistere da personale specializzato che spieghi loro il senso della fratellanza e tolleranza verso i più deboli.
    Siamo proprio ridotti male…

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  5. Cara Rosaria. Cosa c’è da aggiungere al tuo meraviglioso articolo ispirato? Questa è Messina, la città dei salotti, delle famiglie benpensanti (poche) che decidono cosa è il bene per tutti gli altri (molti). C’è solo da auspicare che gli organi scolastici (minuscolo) non girino la testa (ancora una volta) dall’altra parte e, con un semplice iter amministrativo, accertino ufficialmente quello che è evidente successo. Questo non per c.d. giustizialismo, ma perché bisogna trasmettere ai ragazzi e alle famiglie della classe e della scuola interessata che esistono dei princìpi (non solo legali, regolamentari) dettati dalla convivenza se non dal cuore, che vanno rispettati. Ad Andrea, alla mamma Maria, la nostra solidarietà e viva con gioia la sua festa di oggi perché la Messina normale, non cieca, attenta però, è con loro.

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  6. FRANCESCO TIANO 12 Maggio 2013 09:59

    Una classe, una prima di tante scuole cittadine, dove l’ignoranza, se i fatti sono questi, parte dalla docente, forse raccomandata per sedersi in quella cattedra. A farne le spese la scuola, I tanti insegnanti (attenti e responsabili) oltre che i Messinesi. Io questa la chiamerei “IGNORANZA CON TITOLO”.

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  7. Sono sconcertato. Spero si tratti solo di un caso isolato. Mi chiedo in quale direzione stiamo andando

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  8. Mi auguro che ci sia stato un disguido un problema qualcosa….perché non ho davvero parole. Poveri noi se fosse vero. Un vuoto di menti vuote…di genitori vuoti di figli vuoti.

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  9. Gentile Rosaria Brancato, stavo leggendo la Tura domenicale riflessione e mi sono fermato quando ho letto “tradito dalle stesse istituzioni alle quali la famiglia lo ha affidato.” A Messina non esistono istituzioni se non cosche che lavorano per la tutela dei loro interessi. Gente capace di umiliare il prossimo, di arricchirsi truffando giornalmente la comunità alla quale fa parte, ridotta nella incapacità di reagire. Personaggi capaci di camuffare le realtà e di fare apparire legittimo ciò che, invece, è illegittimo. Personaggi politici di indubbia moralità ed anche pseudo professionisti che poggiano, pur di AFFANGARE il prossimo e fare valere le loro ingiuste ragioni le loro accuse su falsità e calunnie. Questa è la città nella quale Lei, signora Brancato vive e lavora. Le Sue riflessioni lasciano il segno nelle persone oneste e sensibili, ma non scuotono, ne rendono sensibili i sentimenti di coloro i quali, e purtroppo sono la maggioranza, hanno, da anni, il loro cuore incallito ed insensibile alle quotidiane esigenze di sopravvivenza delle persone oneste e dignitose. Scusami Andrea in tutto questo io non c’entro perché in gita, anche sulle mie spalle indebolite dagli anni, ti ci avrei portato-

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  10. Questo è l’esempio lampante di come sia finita l’era di chi il maestro o il professore lo andava a fare per vocazione e non per “fare qualcosa”.
    Persone a me vicine raccontano quello che gli succede in classe e mi rendo conto di come oramai..ahimè..gli istituti siano pieni di gente che vuole fare il meno possibile con il meno sforzo possibile (anche perchè pensare per certa gente risulta uno sforzo) e possibilmente senza stress “per non aggiungerlo” a quello che già si portano dietro da casa. Visto che “per tutto quello che fanno” il minimo stipendio che percepiscono è meritatissimo.

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  11. OVVIAMENTE TUTTO IL MIO RISPETTO PER QUEL RAGAZZO E LA SUA FAMIGLIA.

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  12. Angelo Silipigni 12 Maggio 2013 13:42

    In un passato non molto remoto, spesso, chi era afflitto da handicap veniva emarginato e privato di cure necessarie ad alleviare i disagi fisici e psichici.
    Nell’antichita’ classica, la risposta della societa’ verso i disabili era in gran parte determinata dalla religione che considerava bellezza, integrita’ fisica e psichica come segni della grazia divina, mentre bruttezza, deformita’ e un diverso modo di concepire la realta’ dal punto di vista mentale, erano interpretati come marchi di una punizione soprannaturale che non doveva essere curata da nessun essere umano. Invece, la disabilita’ non era vista come un castigo e suscitava pieta’ e compassione quando non era congenita, ma era causata da malattie, incidenti, guerre o da una naturale decadenza del corpo o della mente. Gli Spartani alla nascita, sottoponevano i bambini a esami che dovevano comprovare l’integrita’ fisica e mentale , e qualora avessero riscontrato qualche imperfezione i neonati venivano uccisi o trucemente gettati dal monte Taigete. In molte altre citta’ greche invece, il disabile veniva immolato a fini propiziatori da piccolo o arruolato in guerra come soldato, con un destino segnato, vista la sua incapacita’ difensiva.“Un bambino chiaramente deformato deve essere condannato a morte”, cosi’ recita la IV legge delle dodici tavole, dalla quale apprendiamo che anche il mondo latino riprende la concezione greca della deformita’ come risultato della volonta’ degli dei e come colpa da espiare.
    Chissà, ma è chiaramente una provocazione, chi è più crudele: i greci e i romani che ignoravano le scienze oppure gli studenti di oggi con lo smartphone e la scadentissima istituzione scolastica?
    Ma oggi vince il gregge e l’ignoranza.

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  13. una volontaria 12 Maggio 2013 14:46

    Anch’io sono molto sconcertata da quanto successo, ma non è ovunque così. Sono mamma di una ragazzina con un grave ritardo psico motorio che frequenta la terza media alla S.M. Paino a Gravitelli. In questo momento è in gita con la scuola per cinque giorni a Rimini, accompagnata, oltre che dalla dirigente e dagli insegnanti, anche dall’assistente che la segue a scuola e con loro c’è anche un altro compagno, anch’egli con gravi problemi e accompagnato dal padre. Aggiungo pure che nostra figlia è stata sempre accettata e voluta bene da tutti anche quando ci sono state delle difficoltà.In questa scuola i ragazzi ‘disabili’ sono accolti come tutti gli altri anche in situazioni molto gravi, e anzi sono considerati una risorsa per tutti. L’augurio e la speranza sono che le scuole messinesi facciano un percorso di educazione all’accoglienza e all’integrazione di tutti, cominciando magari da piccolo gesti quotidiani.

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  14. Mi auguro che dal quel giorno la madre e il padre del ragazzo migliore di quella classe accompagnino il figlio fino all’aula e prima di salutarlo guardino fissi negli occhi prima l’insegnante di turno e poi i suoi compagni quindi dimostrandosi più civili ed educati di loro li salutino con cortesia prima d’andarssene.
    Classe di,con Preside e colleggio direttivo in testa, professori e alluni maleducati ed incivili.
    Io avrei pretteso l’immediato cambio di classe e sicuramente denunciati tutti.
    DEVONO VERGOGNARSI.

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  15. io che ci lavoro con questi bambini dico solo che sono bambini meravigliosi che hanno tanto da insegnarci ,

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  16. salvatore mammola 12 Maggio 2013 15:32

    Sarà anche diverso, ma non è detto che i non diversi siano migliori. In questo caso è la maestra ad essere diversamente abile anzi completamente inabile; si, inabile al proprio ruolo, inabile all’insegnamento. Mia madre era un’insegnante, e per quello che mi ha insegnato certamente un vera insegnante, un’educatrice. Se questo bambino isolato dalla maestra fosse stato nella classe di mio figlio, avrei chiesto di mettere mio figlio in un’altra classe. Spero che lo facciano anche tutti i genitori dei compagni di questo bambino, anche perchè voglio ricordare a tutti i genitori che la ruota gira, e che nella vita non si sa mai.Oggi festa della mamma, spero che le mamme si comportino veramente da mamme, e capiscano il bene che un bambino diversamente abile può fare ai loro figli crescendo e giocando con loro. Mi auguro che organizzino un’altra gita per farli divertire insieme, i bambini sono migliori di noi adulti, non cambiamoli.

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  17. liliana parisi 12 Maggio 2013 15:49

    Sono stata colpita negativamente dal fatto,che dimostra un’assoluta mancanza di sensibilità verso il ragazzo e verso la sua famiglia, e che è fortemente diseducativo per gli altri ragazzi.Ho invece molto apprezzato il fratello,che ha esposto le sue ragioni facendo comprendere la sua amarezza ma senza offendere,con parole su cui tutti dovremmo riflettere!

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  18. Ma diciamoli questi nomi… Pubblichiamo i nomi di questi Dirigenti!!!
    Magari gli diamo anche il diritto di replicare, ma è giusto che vengano messi di fronte alle loro azioni!!!

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  19. Rimango assoutamente sbalordito ed esterrefatto da ciò che ho appena letto. La mia assoluta e totale solidarietà prima di tutti al ragazzo ed alla sua famiglia e poi alle migliaia di famiglie e ragazzi che vivono ogni giorno sulla loro pelle queste situazioni. Il fatto specifico comunque mi spiega il perchè di un’altro episodio del quale sono venuto a conoscenza da poco tempo. Udite udite: conosco personalmente un medico dello sport che si rifiuta di visitare ragazzi diversamente abili perchè a suo dire “comporta troppi problemi per la certificazione agonistica effettuare loro la visita”. Ribadisco, un MEDICO. A voi tutti le considerazioni finali.

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  20. Cara Rosaria, ho letto con interesse la tua riflessione (avevo visto il servizio a cui fai riferimento) e allo stesso modo di quando vedo i servizi delle iene o striscia la notizia il mio modesto avviso rimane sempre lo stesso, questa gente (chiamandola gente voglio essere generoso) deve essere messa in condizione di non nuocere più alla società SANA e (visto che sono un rappresentante delle forze dell’ordine) penso che bisogna smetterla di salvaguardarla, a partire dal semplice fatto di negare i dati (sempre fermo restando la veridicità dell’accaduto) celando i visi (nei servizi televisivi) o i riferimenti alla scuola o agli insegnanti nel tuo (e di Maurizio Licordari) caso, basta!!! La società sana deve sapere chi è così ignobile (premesso che secondo me, prima di tutto lo dovrebbe sapere la Procura della Repubblica), quindi sarebbe opportuno che venissero fuori i nomi e i riferimenti netti ai responsabili di questa triste vicenda come preside, insegnanti di quella classe e quanti a vario titolo sapevano e non hanno agito affinché questo scempio non si verificasse, invece il sistema moderno di lanciare la notizia per il semplice scoop giornalistico del clamore e della chiacchiera da bar non fa altro che infangare l’istituzione (in questo caso scolastica) nella sua interezza per salvare il diritto alla privacy di questi farabutti, mentre all’interno delle istituzioni (che anch’io con onore mi vanto di rappresentare) vi sono persone che ogni giorno si battono con fatica affinché le cose vadano meglio di ieri, spesso sobbarcandosi anche l’onere di questa presa di posizione o nel migliore dei casi rimettendoci il fegato di fronte alle ingiustizie che quotidianamente combatte… cordialmente saluto te e tutta la Messina SANA.

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  21. Antonio Gullotta 13 Maggio 2013 06:21

    Molti anni fa, avevo vari difetti, di vista e strabismo, che mi accompagnavano dalla nascita.
    E’ davvero insignificante, rispetto a quello che si tratta nell’articolo.
    Ma a me bastava per farmi sentire un pò diverso, e talvolta discriminato, e portarmi una enorme timidezza ed introversione.
    Dopo tanti anni ho avuto il coraggio di correggere questi difetti e sono stato fortunato nel riuscirci.
    Talvolta si pensa che le persone con qualche difetto, rispetto a una non definita normalità, non abbiano alcuna sensibilità rispetto alle discriminazioni, alle ingiustizie.
    Non è così. Ne hanno troppa e soffrono ancora di piu’, quando accadono vicende come questa.
    Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma oggi nella società c’è ancora molto da fare, e questo esempio è emblematico.
    Per riflettere concludo solo dicendo che a tutti, nella vita, vuoi dalla nascita, vuoi da un certo punto in poi, possono capitare situazioni simili a questa.

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  22. sarebbe utile sapere il nome della scuola…
    giusto per capire dove mandare o non mandare i nostri figli!!!!

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  23. “IO NON VADO SE NON VIENE LUI”!!!!!!

    Quanto accaduto a questa famiglia è sconvolgente!
    Un genitore crede di potere affrontare qualsiasi cosa per il bene di un figlio e questi, invece, viene tradito da quelle istituzioni che dovrebbero sostenerlo in questo compito.
    Peggio quando questo figlio da sostenere, a maggior ragione perchè “diverso”, viene escluso (io non ho altri termini) da quella comunità che, invece, dovrebbe con più forza e con più coinvolgimento possibile salvaguardarlo.
    Dall’isolamento innanzitutto!
    I nostri figli diventano lo specchio di quello che noi siamo e se i nostri valori sono valori fuorvianti, non oso immaginare cosa ne sarà del loro futuro.
    Che importa conoscere il nome di quella scuola, di questo o quel professore…
    Il problema è più profondo; intrinseco nel suo grottesco meccanismo della logica della prevaricazione.
    Quando una persona disabile non viene rispettata e sostenuta, è tutta la società che deve sentirsene responsabile!
    E’ il fallimento di un sistema che già di suo non si regge sul rispetto per gli altri ma sulla sopraffazione.
    Daltronde, in Italia, non riusciamo ad abbattere le barriere architettoniche, parcheggiamo dove capita e non ce ne frega nulla delle esigenze altrui, figurarsi una gita scolastica…
    Che schifo…!
    Io spero ancora!
    Spero che questa brutta storia ci insegni a guardarci attorno si da scoprire di non essere soli a questo mondo.
    Spero ci insegni ad avere rispetto degli altrui problemi e disagi.
    Spero che tutto questo sia biasimato a viva voce da tutti quei cittadini per bene che vogliano contribuire a rendere questo mondo schifoso un tantino più civile.

    Voglio rivolgere a questo ragazzo ed ai suoi genitori il mio più affettuoso abbraccio e le mie personali scuse per questo gesto di rara inciviltà.

    Invito tutti a commentare intitolando il commento:
    “IO NON VADO SE NON VIENE LUI”.

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  24. salvatore mammola 13 Maggio 2013 13:08

    Sarà anche diverso, ma non è detto che i non diversi siano migliori. In questo caso è la maestra ad essere diversamente abile anzi completamente inabile; si, inabile al proprio ruolo, inabile all’insegnamento. Mia madre era un’insegnante, e per quello che mi ha insegnato certamente un vera insegnante, un’educatrice come tante, per fortuna. Se questo bambino isolato dalla maestra fosse stato nella classe di mio figlio, avrei chiesto di mettere mio figlio in un’altra classe. Spero che lo facciano anche tutti i genitori dei compagni di questo bambino, anche perchè voglio ricordare a tutti i genitori che la ruota gira, e che nella vita non si sa mai.Oggi festa della mamma, spero che le mamme si comportino veramente da mamme, e capiscano il bene che un bambino diversamente abile può fare ai loro figli crescendo e giocando con loro. Mi auguro che organizzino un’altra gita per farli divertire insieme, i bambini sono migliori di noi adulti, non cambiamoli.

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  25. MADDOCCO Antonino 13 Maggio 2013 14:46

    “IO NON VADO SE NON VIENE LUI”.
    DI COSA CI SCANDALIZZIAMO…. VIVIAMO IN UNA SOCIETà KE BASTA POCO PER ESSERE DIVERSO, E’ SUFFICIENTE NON PORTARE UNA TAGLIA 45 ED ALLORA CI SCANDALIZZIAMO DI QUANTO SUCCESSO IN QUELLA SCUOLA???? PROPORREI UN PUBBLICO DIBATTITO TRA IL PROVVEDITORE AGLI STUDI , QUEL DIRIGENTE SCOLASTICO, QUEGLI INSEGNATI ( VERGOGNA…. LORO KE LO SEGUONO GIORNALEMTE…. VERGOGNA…..) ED I GENITORI DEL RAGAZZO….. SEMPRE KE QUEST’ULTIMI ABBIANO PIETA’ DI LORO E DEL LORO MESCHINO COMPORTAMENTO….!!!!!

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  26. INDIGNAZIONE
    questo è il risultato di una crisi civica dilagante, CHE, anche noi abbiamo iniziato ad accettare, da spettatori inerti, e credetemi la crisi civica ha impatti ancora più devastanti della concomitante crisi economica!

    11 anni di lavoro a New york, mi hanno permesso di vedere anziani disabili uscire da un palazzo di 17 piani con la carrozzella motorizzata, fare la spesa e tornare in piena autonomia.

    E quando il presidente Obama lanciava lo slogan “YES WE CAN”, mi chiedevo perché da noi…”NO, NOI NON POSSIAMO”.

    Oggi da cittadini, dobbiamo gridare ad alta voce la nostra indignazione.

    Chiedere ai vigili che ci multano giustamente per la doppia fila, di multare chi nn ci permette di avere parcheggi, mezzi pubblici etc…

    Facciamo sentire la nostra voce!

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  27. io non vado se non viene lui.

    si deve fare il nome dei responsabili. è doveroso da parte degli autori dell’articolo.

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