La struttura, la prima in Italia ad occuparsi di terapia assistita con animali, è stata realizzata con risorse dell’Università di Messina ma sopravviveva grazie ad un una convenzione annuale con l’Asl, che cinque anni fa ha interrotto la collaborazione. Abbiamo incontrato l’ex direttore del Centro, il prof. Pugliese
Per una struttura universitaria pronta ad aprire, cioè l’ospedale veterinario (vedi articolo correlato), un'altra che chiude battenti. Anzi, che ha già chiuso battenti, nel 2007. Si tratta del Centro Pet terapy, il primo realizzato in Italia, ospitato all’interno della Facoltà di Veterinaria dell’Ateneo peloritano ed operativo dal 2003, anno dell’inaugurazione, sino a tutto il 2007. Cinque anni di intensa e proficua attività sospesa per mancanza di fondi: dopo una collaborazione quinquennale , l’Asl 5 ha infatti deciso di non rinnovare la convezione annuale in virtù della quale erogava le risorse necessarie al mantenimento del Centro di terapia assistita con animali attraverso la copertura dei costi di ogni singola prestazione, pari a 36 euro, dietro impegnativa del medico di base.
«In cinque anni – racconta il prof. della facoltà di veterinaria Antonio Pugliese, direttore del Centro e antesignano in Italia della Pet terapy – abbiamo fornito 12 mila prestazioni sanitarie. Destinatari della terapia – continua Pugliese – erano i bambini in età pre -adolescenziale, sino ai 13-14 anni, con le seguenti patologie: sindrome di down , autismo, paralisi cerebrale infantile , dislessia, dislalia. Le sedute , che duravano 40 minuti, venivano programmate due o tre volte alla settimana ed i benefici erano evidenti».
Il Centro, all’interno del quale si svolgeva anche attività di ricerca e didattica, rappresentava un vero fiore all’occhiello per l’Università di Messina ed un punto di riferimento non solo per la Sicilia ma per tutta l’Italia. La struttura è ancora lì, a piano terra della Facoltà di Veterinaria, ma ad animarla non ci sono più né cani né gatti né tartarughe o uccellini , le stanze sono vuote ed il personale medico, paramedico e ammnistrativo, composto complessivamente da sette persone, è stato mandato a casa. Trasferiti altrove anche i cavalli a disposizione del Centro, con cui non è mai stato possibile costituire, sempre per mancanza di soldi, un vero e proprio maneggio terapeutico in cui praticare l’ippoterapia.
«Anche con dieci euro a prestazione – spiega ancora Pugliese – riaprirei il Centro domani. Io lavorerei senza alcun compenso ma ,oltre a quello degli studenti e dei ricercatori, il Centro deve necessariamente avvalersi del supporto di uno psicologo, di due o tre tecnici addetti alla riabilitazione e di una persona preposta al Front Office ed è ovvio che queste persone devono essere retribuite». Per riavviare l’attività basterebbero 25-30 mila euro l’anno, che era la cifra messa a disposizione dall’Asl. «Abbiamo presentato decine e decine di progetti sia alla Provincia che alla Regione, ma sono rimasti nei cassetti», afferma con sconforto Pugliese, che aggiunge: «la Regione Veneto stanzia ogni anno per la Pet terapy 500 mila euro, la Regione Sicilia zero». Anche l’ateneo peloritano , che ha realizzato con fondi propri la struttura, non ha mai uscito un euro per finanziarlo e garantirne la sopravvivenza.
La beffa è ancora più dura da digerire se si pensa che il Centro di terapia assistita con animali della Facoltà di Veterinaria ha rappresentato un modello per tutti gli altri centri sorti successivamente nel resto d’ Italia e che il professore Pugliese continua a viaggiare su è giù per l’Italia, ma anche nell’Europa dell’Est e in nord Africa, soprattutto in Tunisia, per l’ attività di formazione sulla Pet terapy. A ciò si aggiunga che il servizio sanitario reso presso la struttura universitaria , oggi abbandonata, aveva incassato persino il plauso dei funzionari ministeriali inviati in riva allo Stretto dall’allora Ministro alla salute Girolamo Sirchia.
Tuttavia, nonostante gli onori ed i riconoscimenti iniziali, il centro di Pet Terapy ha avuto vita breve, troppo breve, ed oggi resta solo la speranza che la struttura torni a popolarsi di animali e di un team operativo composto da specialisti che nella Pet terapy hanno sempre creduto e scommesso, anche quando non era diffusa ed “accreditata” come è oggi. (Danila La Torre).
SCHEDA SUL CENTRO PET TERAPY DI MESSINA
IL Centro di Pet terapy promuove, svolge e coordina programmi di ricerca su AAA e TAA.
E’ un punto di riferimento nell’attivazione di progetti assistenziali (terapia riabilitativa in soggetti affetti da disabilità fisica a psichica) e nell’effettuare attività rieducative e riabilitative in ambito scolastico e sociale-
ATTIVITA’ DEL CENTRO:
- Corsi di perfezionamento in “Pet Terapy”: attività e terapia assistita con animali
- Punto di riferimento per la sperimentazione
- Standardizzare protocolli terapeutici e rendere riproducibile, secundum scientiam, le diverse applicazioni
Il Centro ha svolto ricerche in
- Medicina: pediatria; psichiatria; neurologia; neuropsichiatria infantile; fisiatria; medicina interna; geriatria; oncologia etc
- Ambito pedagogico e psicologico: scolari normo-dotati; portatori di handicap; minori istituzionalizzati; etc
- Ambito sociale: case di riposo; case circondariali; comunità terapeutiche
- Comportamento e benessere degli animali: gli animali vengono scelti in base alle esigenze dei pazienti e sono adeguatamente preparati
Il piano terapeutico è realizzato sa un organico costituito da:
- Medico chirurgo
- Medici veterinari
- Psicologo
- Terapisti della riabilitazione
