Ecco perchè le briciole dell'intesa Stato-Regione non salvano le Ex Province - Tempo Stretto

Ecco perchè le briciole dell’intesa Stato-Regione non salvano le Ex Province

Rosaria Brancato

Ecco perchè le briciole dell’intesa Stato-Regione non salvano le Ex Province

giovedì 16 Maggio 2019 - 06:45
Ecco perchè le briciole dell’intesa Stato-Regione non salvano le Ex Province

I 150 milioni bastano per chiudere un bilancio ma per sbloccare opere e cantieri serve copertura finanziaria almeno triennale

La firma dell’accordo Stato Regione sulle ex Province è stata una resa. Secondo il governatore Musumeci non c’era altra scelta, o bere o affogare, o, come diciamo in Sicilia “pochi, maledetti e subito”. Quei 150 milioni (anche se la Regione dovrebbe individuarne altri 100 ) rappresentano una boccata d’ossigeno ma non salvano gli Enti e soprattutto non sbloccano opere.

Che sia una resa lo fa capire lo stesso Musumeci quando dichiara: “Non è il miglior accordo, ma l’unico possibile per le disponibilità finanziarie da parte dello Stato. Abbiamo dovuto scegliere tra una soluzione tampone e il non fare nulla. Abbiamo optato per la prima”.

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Che sia una soluzione tampone è vero. Insieme alle deroghe per chiudere i bilanci, quei 150 milioni spostati dal Fondo di sviluppo e coesione al capitolo della spesa corrente, serviranno a mettere una toppa ed a far respirare le Ex Province. Ma nel 2020 il problema si riproporrà con la stessa gravità.

La vice ministra Castelli ha spiegato che le somme del Fondo di sviluppo e coesione che la Sicilia userà per tappare la falla causata dai governi Renzi e Crocetta, sono soldi che l’isola non ha utilizzato e che, proprio perché non spesi, avremmo comunque perduto. Dei 2 miliardi e 300 milioni del Fondo di Coesione destinati alla Sicilia per gli investimenti ne abbiamo impegnati in 5 anni solo 500 milioni e spesi 100 milioni, soldi che perderemo se entro il 2021 non si tramutano in cantieri aperti. Quindi le somme spostate sono in realtà somme che non siamo stati in grado di usare.

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Il problema però è un altro: per salvare gli Enti e sbloccare le opere serve una copertura finanziaria che garantisca il triennio 2019-2021.

Una boccata d’ossigeno non aiuta il paziente ad alzarsi dal letto e lasciare l’ospedale.

Per il triennio 2019-2021 i 150 milioni stanziati non bastano, ce ne vogliono molti di più.

La mancata approvazione dei bilanci infatti sta “congelando” nei cassetti milioni di euro, bloccando gare d’appalto o opere in fase di avvio. Le risorse stanziate con l’accordo Stato-Regione basteranno solo per chiudere il bilancio 2018 (la Città Metropolitana di Catania non ha approvato neanche quello del 2017) e saranno realmente utilizzabili, nella migliore delle ipotesi, a settembre. Se anche dovesse scorrere tutto senza alcun problema ed il bilancio 2018 fosse chiuso grazie alle deroghe ed alle somme stanziate, questo equivarrebbe a sbloccare somme minime, relative a lavori di piccolo respiro.

Per fare l’esempio della Città Metropolitana di Messina in questo momento sono bloccati a causa della mancata approvazione dei bilanci 91 milioni di euro. Ci sono gare già espletate, lavori già affidati alle imprese, ma con i bilanci fermi è impossibile (oltre che giuridicamente vietato) procedere. Non c’è la copertura finanziaria.

Stiamo parlando di opere che riguardano strade provinciali (2 mila km), 63 istituti superiori, servizi sociali. Ci sono Comuni che rischiano l’isolamento a causa di condizioni vergognose dell’unica strada d’accesso, che è provinciale.

Le opere pubbliche necessitano di almeno un biennio rispetto alla fase dell’espletamento della gara e se la “toppa” dei 150 milioni basta solo per un anno restano scoperti gli altri due. Se pure materialmente le risorse non arrivano nelle casse delle ex Province, già il solo stanziamento, attingendo sempre a quelle somme non spese del Fondo di coesione, potrebbe dare quella copertura finanziaria necessaria all’avvio dei cantieri.

Prendiamo il caso dei lavori sulla Panoramica, per i quali le risorse sono state individuate al Ministero ma rischiano di andare perdute se materialmente i cantieri non vengono avviati entro il 30 giugno: i soldi ci sono, ma con il bilancio bloccato il finanziamento andrà in fumo. E per chiudere il bilancio si dovrà attendere. Opere più complesse necessitano di almeno un biennio di copertura finanziaria: mettere la toppa in un solo buco non risolverà affatto il problema. Interventi su scuole, strade, ponti, infrastrutture, non si possono affrontare con il bilancio annuale. Con l’accordo siglato sarà impossibile avviare gare d’appalto o procedere con la consegna dei lavori.

Rosaria Brancato

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