Esposto dei "500" Messina social city: "Chi vuol tornare ad un passato malato?" - Tempostretto

Esposto dei “500” Messina social city: “Chi vuol tornare ad un passato malato?”

Rosaria Brancato

Esposto dei “500” Messina social city: “Chi vuol tornare ad un passato malato?”

venerdì 15 Marzo 2019 - 08:35
Esposto dei “500” Messina social city: “Chi vuol tornare ad un passato malato?”

Nella guerra degli esposti è la volta dei lavoratori: "In 20 anni nessuno ci ha ascoltato"

Chi vuol tornare al sistema malato delle coop? Chi strumentalizza operatori per tornare all’esternalizzazione dei servizi sociali?

Sull’Agenzia dei servizi sociali è scoppiata una guerra che si combatte con esposti, contro esposti, ricorsi al Tar ed alla Regione, lettere, polemiche.

Nelle scorse settimane sui tavoli del procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia, della Corte dei Conti, del Prefetto Maria Carmela Librizzi e dell’assessorato regionale agli Enti locali è giunto un esposto di un gruppo di operatori esclusi dal transito diretto nella Messina Social City e finiti nella Long List.

In risposta, mercoledì, gli oltre 500 che dalle coop sono transitati nell’Agenzia con un contratto a tempo indeterminato, hanno presentato un esposto agli stessi destinatari (Procura, Corte dei Conti, Regione, Prefetto) perché si faccia luce su quanto accaduto nei decenni trascorsi, tra silenzi ed armi di distrazione di massa.

Da oltre 20 anni rivendichiamo una diversa gestione del servizi sociali- scrivono nell’esposto– Purtroppo, nessun sindaco ci ha mai ascoltato. Al contrario, si è continuato a erogare i servizi in affidamento attraverso l’intermediazione delle cooperative. Le amministrazioni che si sono succedute nel tempo hanno utilizzato la carenza delle risorse e l’impossibilità del mantenimento i livelli occupazionali quale arma di distrazione di massa. La nostra vita lavorativa è stata caratterizzata da continui cambi di appalti e da affidamenti che hanno visto le cooperative sempre più agguerrite a causa delle gare di appalto con offerte al ribasso” (ndr. si è arrivati alla maggioranza di gare vinte con il 100% di ribasso con la precedente amministrazione)

Eppure in 20 anni non si è mai effettuata un’analisi dei costi, delle esigenze, della qualità di un servizio e se questo fosse economicamente vantaggioso (e per chi).

Non è mai stato avviato, e questo più che un problema è una patologia, un controllo sull’operato del sistema né sui costi di transazione per l’affidamento ai gestori privati.

LA VITA IN COOP

Il sistema si è geneticamente modificato a scapito degli operatori. Il continuo ricorso agli appalti (ci sono stati casi di 3 cambi di appalto in un anno), ha causato precarietà organizzativa e instabilità economica per gli operatori. Spesso veniva chiesto di lavorare più del dovuto, spesso lo stipendio arrivava con mesi di ritardo e le buste paga non corrispondevano all’effettivo lavoro svolto. Il ricatto del lavoro, insieme alle “variazioni” rispetto al capitolato di gara, sono diventate una regola.

In una città povera di lavoro ogni centesimo è prezioso.

In 20 anni attraverso proteste, atti stragiudiziali, vertenze, sindacati e avvocati degli operatori hanno SEMPRE denunciato la precarietà del lavoro e il mancato rispetto di alcuni diritti. Ma il Comune si è dimostrato sordo o distratto.

Nell’esposto si cita il caso di una vertenza con una Cooperativa che si è concluso con il Comune condannato in appello a risarcire 150 lavoratori per gli stipendi non pagati, con cifre fino a 10 mila euro ad operatore (nonostante l’amministrazione avesse regolarmente liquidato le fatture alla cooperativa). I giudici hanno ritenuto il Comune responsabile in solido con l’appaltatore.

Quello che dall’esposto non può emergere (perché rilevante ai fini etici per una comunità ma non ha risvolti giuridicamente rilevanti), è la degenerazione clientelare del sistema. Una patologia che ha causato un aumento di costi a carico del Comune che nell’esternalizzare i servizi era diventato come Pantalone.

I firmatari dell’esposto elencano una serie di articoli di legge e sentenze che secondo loro giustificherebbero il transito diretto in Messina Social City dalle cooperative.

Alla Procura ed alla Corte dei Conti evidenziano come per la prima volta amministrazione e Consiglio comunale abbiano firmato delibere che mirano alla tutela del lavoro di chi opera nei servizi socio sanitari ed assistenziali, salvaguardando le retribuzioni, i livelli occupazionali ed eliminando la precarietà. Si chiedono poi perché gli attacchi da chi è fuori dal sistema da 6 anni ed è comunque rientrato nella Long List.

“Gli esposti che sono stati presentati portano la firma di alcuni lavoratori (forse strumentalizzati da chi non vuole cambiare il sistema) fuoriusciti dal sistema nel 2013, quando l’allora commissario straordinario Croce sospese i servizi sociali. Per chi era già fuori dal sistema, perché licenziato, c’è la long list che si basa sull’estratto storico contributivo Inps, sul titolo professionale richiesto e del contratto di assunzione nelle coop. Dopo anni di disoccupazione questi operatori avranno la possibilità di riprendere a lavorare, sulla scorta di una graduatoria compilata nel rispetto della legalità e trasparenza. Chi agita le acque …probabilmente vuole fermare il cambiamento, il rispetto della legalità e soprattutto delle pari opportunità”.

I servizi appaltati che sono oggetto del passaggio a Social City sono: Casa Serena, SADH, SADA, asili nido, Centri Socio-educativi, trasporto e assistenza dei disabili che frequentano le scuole materne elementari e medie di competenza del Comune di Messina, trasporto disabili nei centri riabilitativi, con il finanziamento a carico del bilancio Comunale.

Noi siamo i lavoratori storici che da anni abbiamo gestito questi servizi- concludono- Abbiamo erogato servizi alle fasce più deboli con enormi sacrifici (mesi senza stipendio e anticipando le spese al posto delle cooperative). Abbiamo consentito la continuità assistenziale, con gli anziani, i bambini ed i disabili. Abbiamo cura dei vostri figli , dei vostri genitori , dei vostri nonni ma anche per noi è importante non vivere in un sistema di precarietà. Chiediamo di svolgere le opportune indagini in merito a persone che cercano di inquinare il percorso intrapreso per ripristinare regole certe e legalità e trasparenza nella gestione dei servizi sociali con la costituzione della Azienda Speciale ” Messina Social City “.

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