Il Teatro Pinelli, i Beni Comuni e il progetto “condiviso” del Genio Civile targato Sciacca - Tempostretto

Il Teatro Pinelli, i Beni Comuni e il progetto “condiviso” del Genio Civile targato Sciacca

Eleonora Corace

Il Teatro Pinelli, i Beni Comuni e il progetto “condiviso” del Genio Civile targato Sciacca

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sabato 05 Aprile 2014 - 07:52

Nel corso del primo appuntamento per il Laboratorio dei Beni Comuni e le istituzioni partecipate si è svolto l’incontro “Amministrare i beni comuni. Pratiche costituenti per un nuovo diritto”.L’ingegnere capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca, ha presentato il nuovo progetto per l’ex Casa del Portuale, realizzato “collaborando” con i membri del Pinelli

Pannelli del nuovo progetto per l’ex Casa del Portuale, firmato Genio Civile, adornavano il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca nel corso del primo appuntamento per il Laboratorio dei Beni Comuni e le istituzioni partecipate, che ha dato vita all’incontro “Amministrare i beni comuni. Pratiche costituenti per un nuovo diritto”. Nel pomeriggio, infatti, l’ingegnere capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca, ha presentato il progetto ipotizzato per il futuro dello stabile. Un progetto particolare, in quanto realizzato in seguito ad una serie di incontri con i membri del Teatro Pinelli, che quello stabile avevano occupato il 25 Aprile scorso e da lì sono stati sgomberati il 19 Gennaio. La risposta del Commissario liquidatore della cooperativa Italia – l’ultima ad aver utilizzato lo stabile – Placido Matasso, all’esposto del consigliere comunale Luigi Sturniolo, ha infatti, dissolto una volta per tutte i dubbi sulla proprietà dello stabile, conteso fino ad allora tra Regione e Comune. L’ex Casa del Portuale appartiene alla Regione che l’ha affidata al Genio Civile per un progetto di riqualificazione e riuso.

“Dalla regione è stato chiesto al genio civile di realizzare un’ipotesi progettuale per degli uffici nello stabile dell’ex Casa del Portuale – ha spiegato l’ingegnere capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca – visto l’esperienza collettiva che ha interessato l’edificio negli ultimi mesi, ho deciso di intavolare con gli attivisti del Pinelli un confronto per far nascere un progetto condiviso”.

Che l’ingegnere capo del Genio Civile abbia appoggiato spesso l’attività di riqualificazione e auto recupero dei beni e quella culturale svolta dal Teatro Pinelli, non è un mistero. Lo stesso Sciacca ha ricordato che il percorso condiviso con molti attivisti è iniziato già ai tempi del movimento contro la riforma Gelmini, quando Sciacca fu chiamato per svolgere un seminario nell’aula ex Chimica occupata e si ritrovò costretto a farlo sulle scale del Rettorato, essendo stata l’aula chiusa quel giorno stesso dall’ex Rettore Tomasello.

“Ho parlato con Matasso – ha raccontato Sciacca – il commissario liquidatore della Cooperativa Italia, ed anche lui è stato d’accordo nel giungere alla conclusione che bisogna eliminare tutti gli oggetti e gli attrezzi rimasti nella struttura. Il piano regolatore prevede uffici e spazi di esposizione fieristica. Abbiamo trovato questi spazi, conservando però al piano terra la ciclo officina e la parte dell’auditorium dove c’è il teatro. Nella ciclo officina abbiamo pensato che le bici oltre ad essere riparate potranno anche essere noleggiate. Poi vogliamo mettere dei pannelli fotovoltaici per alimentare lo stabile con energia pulita”. Inoltre non viene esclusa l’idea di un piccolo ristorantino al primo paino, in cui poter degustare prodotti tipici.

“L’istituzione deve saper interloquire con chi ha la capacità di gestire e valorizzare un bene” ha concluso l’ingegnere Sciacca. Anche l’architetto Celona, co-artefice del progetto, è intervenuto nel corso del dibattito: “ Con il lavoro svolto insieme al Genio Civile si è finalmente concretizzata la partecipazione. Tutto è iniziato ad un seminario alla Casa dello Studente, in cui l’ingegnere Sciacca ha proposto di lavorare insieme per definire il futuro dello stabile. Ne è venuto fuori quello che io chiamo un progetto di riabilitazione civile di un edificio pubblico”. Questa l’ipotesi del Genio Civile orchestrata dopo una serie di incontri con i membri del Pinelli e presentata venerdì 4 Aprile, pubblicamente, al Comune. A battezzare il Laboratorio su beni comuni, comunque, sono stati i gli stessi membri del Teatro Pinelli, sempre in prima fila nel portare avanti questo tema sul territorio cittadino. Il loro intervento al tavolo dei relatori non sorprende, se si pensa che la Costituente dei beni comuni indetta da Stefano Rodotà è nata proprio nei locali di un teatro occupato: il Valle di Roma.

“Nel corso della sua attività il Pinelli non ha mai rinunciato alla pratica dell’autogoverno. L’azione diretta è continuata nella forma della riappropriazione dal basso” – ha spiegato Marco Letizia e l’attivista del Pinelli non ha rinunciato ad un commento sulle varie polemiche che hanno accompagnato le azioni dei membri del Teatro, e che hanno avuto come oggetto il rispetto o meno della legalità. “Il metro non deve essere ciò che è legale ma ciò che è legittimo e illegittimo. L’autorità delle norme vigenti di legalità viene messa in questione dalle nuove pratiche. Quello che è stato fatto è un atto creativo. In qualche modo, per usare il lessico di Ugo Mattei, siamo diventati a nostra volta istituzioni generative. Noi crediamo che per questo la prassi sia fondamentale. Il compito delle istituzioni aperte alla riconfigurazione del diritto è la ricezione della pratica dell’autogoverno. Se non si riconosce la legittimità di una simile pratica, non si può parlare di beni comuni. siamo sulla soglia di un nuovo diritto che nasce da questa pratica”.

I primi punti fondamentali che i membri del Pinelli segnano come obiettivi imprescindibili sulla via che porta ai beni comuni sono: 1) la difesa del territorio; 2) la riqualificazione dell’esistente; 3) le pratiche sociali di autogoverno e autogestione; 4) la sostenibilità ambientale; 5) la salvaguardia del bene per le generazioni future. Una ferita aperta, nel frattempo, resta quella della gestione del waterfront cittadino, tra il quartiere fieristico ancora ridotto in stato di abbandono e consegnato al progetto dell’autorità portuale che consiste in un bando internazionale per privati – profondamente osteggiato dai membri del Pinelli- la zona falcata abbandonato e il rinnovo della concessione della Rada San Francesco alla Caronte e Tourist. I membri del Pinelli ribadiscono l’invito ad un ripensamento profondo delle politiche di gestione del territorio, in nome di pratiche dal basso più autentiche, creative e responsabili. In una parola: comuni.

Eleonora Corace

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