I sospetti sulla rielezione di Miliadò nel 2024. I faccia a faccia col giudice
Messina – In due hanno taciuto, gli altri invece si sono difesi, rivendicando con forza la loro innocenza. E’ questo il bilancio della prima tornata di interrogatori nell’inchiesta della Procura di Messina che ipotizza una serie di falsi nel cambio di residenza finalizzati a favorire la rielezione del sindaco Bruno Miliadò. Per il primo cittadino ed il consigliere di maggioranza Emanuele Di Cara la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari, la giudice Ornella Pastore si è riservata la decisione dopo il faccia e per questo li ha convocati e interrogati ieri.
I faccia a faccia col giudice
Miliadò e l’agente di polizia municipale Carmela Bartolone hanno però scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere ed hanno taciuto. Hanno invece risposto Di Cara, il consigliere municipale Joseph Bondì, Orazio Maccarone e Carmelo La Rocca. Tutti loro si sono difesi strenuamente, hanno respinto le accuse, chiarendo la loro posizione nel colloquio col giudice durato circa un’ora a testa. Per Bartolone la Procura ha chiesto il divieto di dimora. Gli indagati erano accompagnati dai loro difensori, gli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Bonaventura Candido, Fabio Di Cara, Antonino Gazzara, Corrado Rizzo, Massimo Brigandì e Renzo Briguglio.
65 indagati
Gli indagati sono complessivamente 65, compaiono cioè tutti coloro i quali hanno cambiato residenza a ridosso della competizione elettorale del 2024, il cui reale coinvolgimento penale è ancora al vaglio. L’indagine Associazione per delinquere finalizzata al falso in atto pubblico l’accusa e falso le accuse contestate a vario titolo dalla sostituta procuratrice Francesca Bonanzinga, che ha coordinato gli accertamenti effettuati dai Carabinieri.
