Il Guardasigilli vuole chiarezza sul caso: la tragedia di Daniela si poteva evitare?
Messina – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio vuole vederci chiaro sul caso del braccialetto elettronico, emerso dopo il femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina il 9 marzo scorso.
Il femminicidio a Messina
Il Guardasigilli ha inviato una nota alla Corte d’Appello di Messina, chiedendo gli venga fornita la documentazione relativa agli arresti domiciliari disposti a febbraio scorso per Santino Bonfiglio. Misura che prevedeva anche il braccialetto elettronico appunto, non applicato perché non ancora disponibile. Malgrado fosse ai domiciliari, il camionista quella sera è uscito di casa e si è recato in via Lombardia, ha rotto il vetro della camera da letto della ex cinquantenne e l’ha uccisa adoperando un coltello e un altro oggetto metallico. Il braccialetto, assente, non ha segnalato il suo allontanamento né l’avvicinamento alla donna che lo aveva denunciato.
Una tragedia che si poteva evitare?
Un elemento che ha fatto molto discutere, dopo la morte della donna, e che ha spinto i familiari a chiedere all’avvocato Giorgio Italiano, che li assiste insieme agli avvocati Filippo Brianni e Gianfranco Briguglio, di verificare se qualcosa non ha funzionato, nella catena procedurale che sta dietro al braccialetto elettronico. “Andremo fino in fondo”, hanno detto i familiari di Daniela Zinnanti. Sull’argomento si è riunita anche la Commissione per l’ordine pubblico in Prefettura, qualche giorno fa.
Il Guardasigilli vuole chiarezza
Ora si muove il ministero, su sollecitazione dell’onorevole Caterina Varchi. La capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia alla Camera ha presentato un’interrogazione sul caso al ministro Carlo Nordio, che ha quindi attivato la procedura prevista in questi casi, avviando “l’ispezione”.
