Linguaggio in codice per ordinare "quattro formaggi" o "torte al cioccolato": smantellato il gruppo che incassava mille euro al giorno
I carabinieri di Milazzo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, dal giudice del Tribunale di Messina, nei confronti di 17 persone, per i reati di “associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “plurimi episodi di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti”, “minaccia” e detenzione e porto di armi comuni da sparo.
Le indagini e il sodalizio criminale
Il provvedimento restrittivo riflette il grave compendio indiziario, raccolto nel corso delle indagini, avviate nel 2023 dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Le attività investigative hanno svelato l’esistenza e l’operatività di un gruppo criminale, connotato da stabile organizzazione con articolata ripartizione di compiti, dedito al traffico ed alla cessione di hashish, cocaina e crack, sviluppato tra il capoluogo peloritano e la costa tirrenica, interessando l’area compresa tra i Comuni di Milazzo, San Filippo del Mela, Merì, Barcellona Pozzo di Gotto e l’isola di Vulcano.
Linguaggio criptico e basi logistiche
I promotori del sodalizio dirigevano tutte le operazioni di approvvigionamento dello stupefacente (prevalentemente nel quartiere messinese di “Gazzi”), il cui successivo smistamento era assicurato da corrieri e staffette. Allo scopo di eludere i controlli era orientato l’impiego di un linguaggio criptico (ad esempio, chiamando la droga “caramelle”, “pietra”, “torta al cioccolato” o “quattro formaggi”), nonché il ricorso alle applicazioni di messaggistica istantanea. È stato, poi, individuato anche un uomo di Torregrotta che assicurava al sodalizio supporto logistico, mettendo a disposizione la sua officina e uno stabile sito in zona rurale.
Lancio delle dosi dai balconi e affari a Vulcano
È emerso anche che gli indagati avessero adottato modalità di cessione “a distanza”, consistite nel lancio delle dosi di droga dai balconi agli acquirenti, i quali provvedevano alla successiva corresponsione del prezzo, mediante deposito della relativa somma di denaro nelle cassette postali. Il compendio indiziario ha inoltre consentito di svelare lo smercio di stupefacenti anche sull’isola di Vulcano, appannaggio di un indagato che -nel giro di pochi mesi- si è rifornito di sostanze per circa 15mila euro, gestendo sull’isola un consistente volume d’affari, grazie al notevole afflusso turistico del periodo estivo.
