Ex teatro in Fiera, l'appalto dell'Autority finisce in Procura - Tempostretto

Ex teatro in Fiera, l’appalto dell’Autority finisce in Procura

Alessandra Serio

Ex teatro in Fiera, l’appalto dell’Autority finisce in Procura

sabato 27 Marzo 2021 - 07:26

Il Tar trasmette alla Procura di Messina e alla Corte dei Conti la gara per i lavori all'ex Fiera. Ecco perché

La Procura di Messina verificherà la regolarità dell’appalto per i lavori di riqualificazione degli uffici e del padiglione d’ingresso dell’ex Fiera. E anche la Corte dei Conti esaminerà la gara, sotto il profilo contabile. Secondo il Tar Catania, infatti, c’è qualcosa non del tutto chiaro nella procedura di affidamento alla ditta che sta effettuando i lavori per conto dell’Autority.

Sotto i riflettori, in particolare, l’anomalia dell’offerta presentata dall’impresa che si è aggiudicata la gara, anomalia rilevata dalla stessa commissione di gara, che però dopo le verifiche ha comunque proceduto all’aggiudicazione. Ma tra l’aggiudicazione provvisoria, quella definitiva dopo il procedimento di verifica e lo stesso contratto d’appalto l’offerta è sostanzialmente cambiata, così come l’importo a base d’asta.

Com’è successo? E’ quel che dovrà capire la Procura prima e la Corte dei Conti per altri versi. Secondo l’Autorità Portuale è tutto regolare. E anche secondo il Tar, si direbbe a prima lettura, visto che ha emesso 3 giorni fa una sentenza con cui “valida” di fatto la gara. Salvo trasmettere alla magistratura penale e a quella contabile gli atti del procedimento perché indaghino. Andiamo con ordine.

LA SENTENZA DEL TAR Catania (presidente La Greca, estensore Sidoti) è del 23 marzo e rigetta il ricorso del gruppo Jonica 2001, seconda classificata, rappresentata dall’avvocato Antonino Catalioto. L’impresa ha impugnato tutti gli atti della gara e in particolare l’aggiudicazione definitiva ovviamente. I motivi del rigetto sono tecnici: in definitiva secondo il Tar la procedura è regolare.

l'avvocato Antonino Catalioto
l’avvocato Antonino Catalioto

Sicuramente è una sentenza che mi lascia quanto meno perplesso – commenta l’avvocato Catalioto – la impugneremo sicuramente al Cga”.

Il Tar prima di pronunciarsi ha emesso due ordinanze – ha in sostanza chiesto chiarimenti per due volta al Responsabile unico del procedimento, l’ingegnere Massimiliano Maccarone dell’Autority. Esaminati gli atti, il Tribunale rileva un “equivoco determinato dagli stessi atti di gara non sempre chiari al riguardo”. Dal punto di vista amministrativo, però, conclude il Tar, sono equivoci superabili. Lo saranno anche dal punto di vista contabile e penale?

LA GARA. Per quale motivo esatto il Tar invia gli atti a Procura e Corte dei Conti in realtà la sentenza non lo esplicita. Ma sono diverse le anomalie lamentate dalla Jonica, che nel ricorso ripercorre tutto il procedimento.

L’importo a base d’asta è di 9 milioni 885 mila euro circa, più circa 573 mila di costi per la sicurezza, che non sono oggetto di ribasso. Così viene scritto nel Decreto presidenziale dell’Autority, così viene scritto nel bando di gara. Il progetto prevede inoltre circa 700 giorni di lavoro.

Il Consorzio presenta un’offerta con il 30,33% di ribasso economico, riducendo del 54% i tempi di lavorazione (poco più di 300). L’offerta viene giudicata la migliore ma la stessa Commissione la giudica anomala, aprendo il procedimento di verifica affidato allo stesso RUP dell’Autority Maccarone. Procedimento chiuso, come detto, con la validazione dell’offerta stessa.

Che però, ed è qui il punto su cui fa leva la Jonica nel ricorso, durante il procedimento di verifica cambia. Cambia l’offerta, ma sembra cambiare anche l’importo a base d’asta. Il contratto di affidamento infatti parla di un importo a base d’asta di circa 10 milioni di euro, e il Consorzio se l’aggiudica per circa 7 milioni 400 mila euro. Il ribasso del 30,33% sull’importo a base d’asta di 9 milioni e più, invece, porterebbe il totale a poco più di 6 milioni 800 mila euro.

Come si arriva ad un importo a base d’asta più alto rispetto a quello indicato nel bando? In sostanza in corso di verifica viene scorporato il costo complessivo della sicurezza – 573 mila euro – in due voci – costi aziendali e sicurezza – soltanto una delle quali viene considerata non ribassabile.

La verifica effettuata dal Rup secondo il Tar è regolare. No al ricorso, quindi, ma sì all’inchiesta della magistratura penale.

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4 commenti

  1. bonanno giuseppe 27 Marzo 2021 08:36

    siamo a buddacilandia….

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  2. E poi ci si domanda il motivo del tracollo di quella che, un tempo, era una città.
    Non un appalto, non una fornitura, non una decisione che comporta esborso di denaro si salva dalla tagliola dei ricorsi.
    Ogni motivo é buono per rallentare l’esecuzione dei contratti.
    O coloro che predispongono gli atti sovrintendono alle gare sono incapaci (o peggio…) o i titolari delle ditte sono incapaci di accettare i risultati.
    L’errore fu fatto dopo il terremoto del 1908.
    Bisognava distruggere quello che era sopravvissuto a scosse e maremiti e disperdere la gente nel mondo.
    È inconcepibile e vergognoso che a Messina on si riesca a fare nulla!!!

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    1. Enrico Librino 27 Marzo 2021 19:12

      Si capisce come alcuni politici “innamorati” di Messina in realtà abbiano solo interessi per screditare la ditta che ha ottenuto l’appalto. Altro che il fronte mare di Messina.

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  3. In questa città non si può fare niente. Sarebbe meglio scappare e non tornare mai più…

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