Finanziere processato e assolto, scatta il "caso Sottile bis"

Finanziere processato e assolto, scatta il “caso Sottile bis”

Alessandra Serio

Finanziere processato e assolto, scatta il “caso Sottile bis”

martedì 10 Febbraio 2026 - 07:00

Il brigadiere della Gdf processato per aver aiutato un giovane a sottrarsi agli spacciatori ora cerca giustizia

Messina – Dopo l’assoluzione in via definitiva passa al contrattacco. Giuseppe Sottile, il finanziere milazzese arrestato nel 2022 con l’accusa di estorsione, definitivamente assolto dalla Corte di Cassazione qualche giorno fa, vuole sapere chi lo ha messo nei guai, trasformando una “missione” in una grave accusa a suo carico.

Il brigadiere della Gdf, già reintegrato in servizio, ha presentato una querela contro ignoti, assistito anche in questo caso dall’avvocato Giovambattista Freni, e la Procura ha avviato gli accertamenti.

Il finanziere accusato

Sottile era finito in carcere a Termini Imerese tre anni fa, mentre era in servizio a Reggio Calabria. Per le delicate indagini svolte in passato aveva ricevuto diversi encomi di servizio. Forse anche per questo la sua vicina di casa, in difficoltà perché il figlio era finito nel tunnel della droga, si era rivolto a lui.

Secondo la Procura di Barcellona che aveva chiesto ed ottenuto il suo arresto, però, il finanziere anziché aiutare madre e figlio sarebbe stato il “mandante” dell’estorsione messa a segno dal presunto complice calabrese, che ha precedenti con la giustizia alle spalle.

“Aiuta mio figlio”

“Voglio che mio figlio smetta di drogarsi, che non compri più quella robaccia, aiutami”, aveva chiesto la donna al vicino di casa militare. Anziché ricevere aiuto, però, era finita sotto scacco. Per saldare il debito con alcuni spacciatori, il presunto complice calabro si sarebbe offerto di mediare con loro, ma dietro diverse telefonate di minaccia avrebbe preteso 12 mila euro, consegnati. Con la regia occulta, era questa l’accusa, di Sottile.

“Vittima anche io”

Il brigadiere si è sempre difeso, assistito dall’avvocato Giovambattista Freni, spiegando che i contatti con gli spacciatori li aveva presi proprio per aiutare il ragazzo. Anche con il presunto complice, il famigerato soggetto calabrese, che conosceva perché era un suo “confidente”. Una versione che ha convinto i giudici, anche alla luce di quanto emerso in dibattimento. in tutti i gradi di giudizio.

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