L'assessore Enzo Caruso fa il punto e spiega anche perché il Comune non acquista Palazzo Formento
MESSINA – Un percorso nato con l’approvazione dei Documenti di Indirizzo alla Progettazione a giugno del 2025 che rischia di rallentare tra le maglie della burocrazia e le incertezze dei finanziamenti. Forte Schiaffino, Abbazia di San Filippo il Grande, Tomba di Largo Avignone: tre grandi interventi previsti per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro, ma ad oggi non è partito alcun cantiere.
A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato il Consiglio della II Municipalità, che ha approvato all’unanimità una delibera per chiedere un intervento rapido e risolutivo su Forte Schiaffino, l’unico presidio fortificato cittadino a rimanere del tutto inutilizzato. Nel documento si sottolinea come la totale assenza di manutenzione abbia reso l’area inaccessibile, con l’ingresso del tutto ostruito da una fitta vegetazione spontanea. Un degrado in contrasto con le linee programmatiche per la tutela del patrimonio fortificato, che ha spinto i consiglieri a chiedere conto dei 4,3 milioni di euro previsti nel giugno 2025 per il “Grande Parco Urbano” e rimasti finora solo sulla carta.
Sulla situazione dei tre siti e sulle sollecitazioni arrivate dal territorio abbiamo sentito l’assessore alla Valorizzazione del patrimonio fortificato e ai Beni culturali, Enzo Caruso, che fornisce un quadro dettagliato degli ostacoli finanziari e amministrativi presenti.
Il nodo delle risposte e lo stato delle risorse
Per quanto riguarda il forte di Santa Lucia sopra Contesse e gli altri beni inseriti nella programmazione, l’assessore ha chiarito la natura del blocco operativo: «Abbiamo il progetto esecutivo e abbiamo presentato la richiesta per i fondi della programmazione Fua. In questo momento, però, le risorse sono ferme: alcune pratiche sono passate, mentre altre sono rimaste in sospeso. Di conseguenza, stiamo andando alla ricerca di ulteriori linee di finanziamento. A questo si aggiunge un problema con il Demanio, che non vuole dare la concessione: ne abbiamo l’uso, ma la struttura viene concessa solo a condizione che si garantiscano determinati lavori immediati. Ma il Comune non può eseguire interventi su una proprietà che non è di sua appartenenza e quindi la situazione resta in sospeso».
La proposta di coinvolgere il territorio
Di fronte all’allungamento dei tempi, la strada indicata dall’amministrazione guarda all’azione del tessuto associativo e del volontariato locale, richiamando casi già strutturati in altre zone della città: «A Forte Cavalli, Serra La Croce e dei Centri le cose funzionano grazie alle associazioni di volontariato – prosegue Caruso -. Se trovassimo nel quartiere di Santa Lucia un gruppo di realtà disposte a darsi da fare, potremmo compiere il primo passo, iniziando a decespugliare e a organizzare incontri. Quando si crea movimento, i riflettori si accendono e i fondi alla fine si trovano. A Forte Cavalli non sono mai arrivati finanziamenti pubblici eppure, grazie alle donazioni, sono stati realizzati l’impianto elettrico e le strutture espositive, intercettando persino le dismissioni del Ministero per le brande e la cucina in acciaio. Quando si costruisce una storia dal basso si ottengono risultati, senza aspettare sempre un iter burocratico che ha i suoi tempi».
La situazione di San Filippo e della tomba greca
Riflettori puntati anche sull’Abbazia di San Filippo il Grande e sulla tomba a camera della necropoli di Largo Avignone, per i quali si lavora su progetti paralleli di valorizzazione: «L’Abbazia di San Filippo è di proprietà comunale. Anche in quel caso esiste un progetto da 8 milioni di euro ma, nel frattempo, grazie alle realtà locali e al Museo del Grano, possiamo partire con il decespugliamento dell’area esterna per organizzare le prime fiere attraverso una convenzione. Per la tomba di Largo Avignone, invece, contiamo di intercettare una linea di finanziamento da 100mila euro. Intanto iniziamo a pensare agli interni e all’accessibilità: per garantire la fruizione del bene alle persone con disabilità sarà necessario realizzare una passerella per l’ingresso».
I motivi del mancato acquisto di Palazzo Formento
L’assessore Caruso ha infine spiegato la posizione del Comune rispetto alle sollecitazioni sull’eventuale acquisizione di Palazzo Formento, sgomberando il campo da interpretazioni legate a un disinteresse dell’ente: «Non è che non ci interessi Palazzo Formento. Il punto è che acquisire un bene privato quando ne abbiamo già altri comunali che non riusciamo a valorizzare significa caricarsi di un cespite le cui responsabilità, ad esempio per la caduta di un cornicione, ricadrebbero interamente sull’ente. Un Comune acquisisce una struttura se ha un progetto immediato e i fondi pronti per l’intervento, altrimenti si assume solo un problema. In questo momento dobbiamo trovare i soldi per le strutture già nostre. Se i proprietari di Palazzo Formento non dovessero trovare un acquirente e decidessero di regalarlo, allora in quel caso si valuterebbe un investimento per restaurarlo e prenderlo in carico. Ma trovare fondi sia per l’acquisto sia per il restauro non sarebbe strada facile».

