Inverno 2019: qualcosa di grosso bolle in pentola - Tempostretto

Inverno 2019: qualcosa di grosso bolle in pentola

Daniele Ingemi

Inverno 2019: qualcosa di grosso bolle in pentola

mercoledì 16 Gennaio 2019 - 05:39
Freddo
Inverno 2019: qualcosa di grosso bolle in pentola

Per il momento l’inverno si prenderà una piccolissima pausa. Del resto fino ad oggi la stagione invernale ha fatto a pieno il suo dovere, con una serie di ondate di freddo che a ripetizione sono riuscite a versarsi sul Mediterraneo, interessando più da vicino le nostre regioni adriatiche, il sud ed in particolare la Sicilia, che ha chiuso una prima decade di gennaio con valori nettamente sotto la media.

E Messina, in questo, ha primeggiato, risultando fra le città costiere isolane più fredde, con minime sempre inferiori ai +10°C a livello del mare. Nel frattempo, se spostiamo la nostra attenzione a ciò che accade in Europa (nelle dinamiche climatiche questo è molto importante), notiamo che l’inverno è stato parecchio freddo fra i Balcani e l’est Europa, fino alla Russia.

E nei prossimi giorni, dopo questa breve tregua, altri segnali ci indicheranno che l’inverno si preparerà nuovamente a fare sul serio, dapprima in Europa ed in seguito nuovamente nel Mediterraneo. Difatti, il previsto crollo di alcuni indici climatici molto importanti, come la “NAO” (“oscillazione nord atlantica”) e l’”AO” (“oscillazione artica”), indicheranno che qualcosa di grosso bolle in pentola anche per le prossime settimane.

Ciò significa che la differenza di pressione tra la depressione islandese e l’alta pressione delle Azzorre sarà molto bassa. In pratica venendo a mancare quel fitto “gradiente barico orizzontale” e il “gradiente di geopotenziale” in quota, fra latitudini artiche e fascia sub-tropicale, che tiene vivo il flusso zonale sul nord Atlantico, con gli umidi e tiepidi venti occidentali (“Westerlies”) che dal nord degli USA e dal Canada orientale si dirigono a gran velocità verso l’Islanda, l’Europa occidentale e la Scandinavia.

L’indebolimento dei venti occidentali atlantici, generalmente, agevola la formazione di grandi anticicloni, su larga scala, che dalla fascia sub-tropicale si estendono fino alla regione artica, favorendo la discesa di ampi blocchi di aria fredda, che dal mar Glaciale Artico si versano verso le medie latitudini, mentre ad est dell’avvezione fredda sovente si generano intense rimonte calde sub-tropicali, pronte a dirigersi fin sulla regione artica, con ripercussioni che possono avvertirsi pure sopra il mar Glaciale Artico.

Sono proprio queste dinamiche, sopra citate, a produrre le frequenti ondate di freddo che caratterizzano la stagione invernale. Se da una parte le ondulazioni troposferiche riescono a costruire grandi “blocking” (anticicloni di blocco distesi lungo i meridiani che fanno da barriera al flusso delle correnti occidentali), specie tra nord Pacifico e Atlantico settentrionale, capaci di riversare importanti ondate di freddo verso le medie latitudini.

Dall’altra (lungo i bordi occidentali di questi anticicloni di blocco, preferibilmente posizioni in mezzo gli oceani) si innescano imponenti avvezioni di aria decisamente più mite e umida che risalgono fino alle latitudini sub-polari, generando brusche scaldate, con flussi di aria molto mite che arrivano a convergere fin sul mar Glaciale Artico, destabilizzando dall’interno il vortice polare troposferico, che si smembra in più “lobi” (vortici depressionari colmi di aria molto gelida a tutte le quote) pronti ad andare alla deriva verso latitudini più meridionali (influenzando da vicino le condizioni meteorologiche sulle medie latitudini con frequenti ondate di freddo).

Queste dinamiche innescano una sorta di circolo vizioso, all’origine di questa severa recrudescenza dell’inverno lungo le medie latitudini, attesa presumibilmente entro l’ultima decade di gennaio. Finora solo i grandi modelli di calcolo internazionale riescono a fiutare i segnali di questo cambiamento che entro fine mese potrebbe riportare il grande freddo e la neve a bassa quota. Anche se ancora è impossibile sapere dove si verseranno queste masse fredde (in Spagna o sull’Italia?).

Daniele Ingemi

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