Gestione mafiosa dei beni confiscati, escono i figli del boss Ofria di Barcellona

Gestione mafiosa dei beni confiscati, escono i figli del boss Ofria di Barcellona

Alessandra Serio

Gestione mafiosa dei beni confiscati, escono i figli del boss Ofria di Barcellona

martedì 04 Febbraio 2025 - 18:00

Si aprono le porte del carcere per tre addetti alle vendite e i due figli di Salvatore Ofria coinvolti nel blitz del 14 gennaio

Messina – Si aprono le porte del carcere per tre dipendenti della ditta Bellinvia di Barcellona e per i figli del bosso Salvatore Ofria, che avrebbe continuato a gestire l’impresa di famiglia anche dopo il sequestro e la confisca.

E’ questo il bilancio del passaggio davanti al Tribunale del Riesame per l’inchiesta della Dda di Messina sulla gestione dell’impresa di smaltimento e vendita pezzi di ricambio alle porte della città del Longano.

Fuori figli e dipendenti

Il Collegio (presidente Micali) ha annullato alcune ordinanze disposte il giorno del blitz della Polizia, lo scorso 14 gennaio, e rimesso in libertà tre dipendenti, insieme ai due figli di Salvatore Ofria. No alla scarcerazione, invece, della moglie Luisella Alesci, accusata non soltanto di continuare a “ingerire” nell’azienda, ma di attuare gli ordini del marito che voleva avere l’ultima parola sui fatti legati all’impresa anche dal carcere.

Torna totalmente in liberta quindi Salvatore Crinò, difeso dall’avvocato Massimo Alosi, ,mentre gli gli addetti alle vendite Fabio Salvo e Giuseppe Accetta escono dal carcere ma vanno ai domiciliari (sono difesi dagli avvocati Giuseppe Lo Presti, Giuseppe Scattareggia, Pinuccio Calabrò e Tino Celi).

Infine via alla custodia anche per Carmelo Ofria e la sorella Chiara, l’unica alla quale erano stati inizialmente concessi i domiciliari, assistiti dagli avvocati Tommaso Calderone e Salvatore Silvestro.

Il ruolo dell’amministratore giudiziario

Il Tribunale del Riesame si è pronunciato sulle esigenze cautelari. L’indagine per chiarire l’effettivo ruolo dei parenti e collaboratori di Ofria all’interno dell’azienda, invece, vanno avanti. E coinvolgono anche l’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, il catanese Salvatore Virgilitto. Il professionista, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania, è accusato di essersi trasformato in una mera “testa di legno” del boss al quale l’azienda era stata confiscata. Una accusa che ha respinto con forza all’interrogatorio di garanzia, e che si prepara a contestare carte alla mano. I suoi legali, gli avvocati Alberto Gullino e Angelo Mangione, stanno preparando un dossier che consegneranno ai giudici per chiedere la scarcerazione del commercialista.

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