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Abuso d’ufficio e gestione illecita degli impianti di depurazione, avvisi di garanzia al comune

Ve. Cro.

Abuso d’ufficio e gestione illecita degli impianti di depurazione, avvisi di garanzia al comune

mercoledì 23 Luglio 2014 - 13:17
Abuso d’ufficio e gestione illecita degli impianti di depurazione, avvisi di garanzia al comune

Ancora una volta, nel mirino dI Polizia di Stato e Capitaneria di Porto, le attività illecite nel settore della depurazione e della gestione dei rifiuti che mettono a grave rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente.

C’è l’impianto di depurazione di San Giorgio, realizzato 20 anni fa e mai entrato in funzione, e c’è anche quello di Zappardino, in cui avviene lo stoccaggio illecito di rifiuti speciali non pericolosi, nella maxi operazione “Acque Pulite III” condotta dai Commissariati di Capo d’Orlando e Patti insieme alla Capitaneria di Porto che segue solo di pochi anni quelle del febbraio 2012 e del luglio 2013 sui depuratori di Piraino e Capo d’Orlando.

A finire nel mirino della magistratura di Patti, del Gip Ugo Domenico Molina e del pm Rosanna Casabona, sono sei soggetti, tra amministratori, ex amministratori, dirigenti comunali e due imprese. Undici capi di imputazione che vanno dall'imbrattamento di acque marine all'omissione in atti d'ufficio per la procedura di autorizzazione allo scarico, fino allo scarico di reflui con parametri batteriologici superiori fino a 1100 volte superiori ai limiti previsti.

Indagini mai interrotte quelle di Polizia e Capitaneria che hanno permesso di scoprire un giro illecito attorno ai due depuratori di Gioiosa Marea adesso posti sotto sequestro preventivo. Gli accertamenti hanno dimostrato, nello specifico, come quello di San Giorgio fosse stato realizzato 20 anni fa, ma mai entrato in funzione. Per quello di Zappardino, invece, viene contestato anche lo stoccaggio illecito di rifiuti speciali non pericolosi senza la prescritta autorizzazione per i fanghi da depurazione non smaltiti.

Già nel 2013 era scattato il sequestro di oltre 40 metri cubi di fanghi da depurazione lasciati in deposito incontrollato. Agli indagati viene anche contestata la violazione delle procedure di appalto e il conseguente abuso d'ufficio. Dalle indagini infatti è emerso come le procedure di affidamento dei lavori di manutenzione dell'impianto di depurazione non fossero lineari. Il responsabile dell'Ufficio Tecnico del Comune di Gioiosa Marea, anziché effettuare una gara di appalto, avrebbe difatti frazionato l'affidamento dei servizi per aggirare le regole in materia di appalti e di affidamento diretto. Tale escamotage gli avrebbe così permesso di affidare i lavori sempre alla stessa ditta attraverso continue proroghe di due mesi, senza alcuna motivazione valida, ed arrivando ad emettere fino a 12 determine dal 2011 al 2013 con il conseguente ingiusto vantaggio patrimoniale del gestore. (Ve. Cro.)

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