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Droga tra Messina e Calabria: 8 condanne al processo Doppia Sponda

Droga tra Messina e Calabria: 8 condanne al processo Doppia Sponda

giovedì 21 Settembre 2017 - 07:00
Droga tra Messina e Calabria: 8 condanne al processo Doppia Sponda

Stangati gli spacciatori di Mangialupi che piazzavano la marijuana e la cocaina fornita da catanesi e calabresi, coinvolti nel blitz dei carabinieri del gennaio 2017. Tra loro anche il leader Maurizio Calabrò.

Sono arrivate 8 condanne per spaccio alla fine del primo processo scaturito dall'operazione Doppia Sponda, l'inchiesta dei Carabinieri che nel gennaio scorso portò all'arresto di 18 persone tra Catania, Messina e Gioia Tauro, stoppando un ingente canale di approvigionamento di droga che dalla Calabria arrivava in Sicilia.

Il Giudice per l'udienza preliminare Simona Finocchiaro ha definito le posizioni degli imputati che avevano scelto il rito abbreviato.

Ecco il dettaglio: 6 anni per Samuele Zocco e Antonino Pandolfino, 4 anni e 5 mesi per Maurizio Calabrò, 4 anni per Sebastiano Sardo, 3 anni e 10 mesi per Filippo Iannelli e Rocco Lanfranchi, 2 anni e 4 mesi per Massimo Raffa Laddea, 2 anni e 2 mesi Domenico Giovanni Neroni.

A sostenere l'Accusa, che ha sollecitato condanne per tutti, c'era il PM Alessia Giorgianni, la stessa che ha coordinato l'inchiesta, insieme alla collega della Direzione Distrettuale Antimafia Maria Pellegrino.

A inflggere il duro colpo ai trafficanti è stato il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Messina, ai comandi del Maggiore Ivan Boracchia, che da mesi teneva sott'occhio il gruppo messinese di Mangialupi, dove spicca la figura di Maurizio Calabrò, che aveva stretti rapporti con pregiudicati catanesi e che si riforniva di marijuana e cocaina anche in Calabria, Ecco perché l'inchiesta venne denominata "Doppia Sponda".

Il processo ha visto impegnati gli avvocati Rita Pandolfino, Salvatore Stroscio, Daniela Chillè, Domenico Andrè, Tino Celi e Irene Stefanizzi e Alessandro Trovato.

Quello definito ieri è il primo troncone scaturito dall'inchiesta. Ancora in corso il processo per gli imputati che avevano optato per il rito ordinario.

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