Grande commozione per la Nona Sinfonia dedicata a Genziana D’Anna

Grande commozione per la Nona Sinfonia dedicata a Genziana D’Anna

Giovanni Francio

Grande commozione per la Nona Sinfonia dedicata a Genziana D’Anna

lunedì 06 Ottobre 2025 - 06:30

Prima del concerto, al Vittorio Emanuele di Messina, è stata ricordata la musicista. Buona prova dell'Orchestra alle prese con un capolavoro

MESSINA – All’ingresso degli orchestrali e del coro, tutto il pubblico si è alzato spontaneamente in piedi e si è lasciato andare ad un fragoroso e interminabile applauso, dinanzi ai musicisti visibilmente commossi e provati. Uno splendido sussulto di umanità ed empatia, che resterà fra i momenti più significativi ed indelebili nella storia del teatro messinese.

Ieri pomeriggio è andato in scena il primo, attesissimo, concerto della stagione del Vittorio Emanuele di Messina, l’ultima e più celebre delle sinfonie di Beethoven, la n. 9 “Corale”, in re minore, op. 125.

L’evento, come è noto, è stato funestato dalla tragica morte di una dei componenti dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, la violoncellista Genziana D’Anna, colta da malore proprio mentre era impegnata, venerdì 3 ottobre, nelle prove orchestrali.

Il direttore, Matthias Fletzberger, prima di iniziare la sua esibizione, ha voluto ricordare la raffinatezza musicale della violoncellista, tessendo le lodi e rammaricandosi tristemente della scomparsa di questo eccellente membro dell’orchestra, definita da lui una famiglia. Poi ha lasciato la parola ad un altro violoncellista, amico intimo della musicista, che ne ha ricordato, con grande commozione, anche il suo rigore e le sue doti morali.

Dopo questi momenti toccanti e doverosi, ha avuto inizio l’esecuzione dell’immenso capolavoro, che l’anno scorso ha compiuto 200 anni.

La Corale rappresenta, più che l’epilogo della parabola compositiva di Beethoven nel campo sinfonico, la prima e unica manifestazione per grande orchestra di quello che viene spesso definito il terzo periodo compositivo del compositore tedesco, l’ultima fase della sua esistenza durante la quale, già completamente sordo, il grande maestro si avventura in terreni artistici allora impensabili, sperimentazioni sonore, dove gradualmente viene abbandonata la forma sonata in favore di altre, come, ad esempio, l’arte della variazione, portata alle sue estreme raffinatezze, o la rielaborazione della fuga barocca in chiave drammatica. Nella più celebre e amata delle sue sinfonie, tutto è monumentale, ogni movimento, allegro o adagio che sia, viene portato alle estreme vette musicali.

Il primo movimento – Allegro ma non troppo, un poco maestoso – inizia su un tremolo di archi con sottofondo dei corni, una materia sonora dalla quale a poco a poco emerge il tema dominante, che si afferma con tragica violenza nella tonalità di re minore. Questo straordinario incipit, unico in tutta la produzione sinfonica beethoveniana, fu sicuramente tenuto presente da Wagner, nell’incipit dell’Oro del Reno, inizio della sua tetralogia. Il primo movimento è basato su temi presentati a gruppi, uno splendido affresco sonoro, ove si alternano elementi tragici, violenti, ad altri pastorali e sereni, ritmo, contrappunto, e quella sorta di marcia funebre finale che sembra portare con sé tutte le sciagure del mondo, fino alla tragica riaffermazione del tema dominante in re minore.

Trattandosi di un allegro che somiglia molto ad un andante (emblematica l’indicazione di Beethoven “Allegro ma non troppo, un poco maestoso”), il genio di Bonn ha intuito che, per contrasto, il brano doveva essere seguito da un presto anziché dall’usuale andante o adagio, per cui il movimento lento è stato collocato al terzo tempo.

Il secondo movimento è invece un “Molto vivace”, uno Scherzo dal ritmo irresistibile e dallo spirito dionisiaco, reso celebre anche in cinematografia (come non citare “Arancia meccanica di Stanley Kubrick?).

Segue il meraviglioso “Adagio molto e cantabile”, una sublime preghiera, basata su uno dei temi più dolci e commoventi mai composti, che, attraverso uno sviluppo che sembra non debba finire mai, ci eleva alle massime altezze spirituali.

Dopo un simile brano la sinfonia, per mantenersi a tale eccelso livello, non poteva che concludersi con un elemento di rottura. Già da parecchio tempo Beethoven aveva manifestato la volontà di musicare i versi di Schiller “An die Freude” (Alla gioia); per Beethoven introdurre nelle sinfonie l’elemento vocale, il coro e i solisti, rappresentava una rivoluzione assoluta, staccarsi da tutta la sua poetica sinfonica sino ad allora perseguita. Dopo aver suonato cenni dei movimenti precedenti, l’orchestra finalmente, prima in sordino, poi in crescendo, intona il famosissimo tema dell’Inno alla gioia, con una splendida arte della variazione. Il tema verrà ripreso poi dai cantanti, in alternanza con il coro, si ascolta il tema variato in forma di marcia, fugato, si alternano momenti irruenti ad altri gravi e solenni. Se forse dal punto di vista strettamente estetico musicale il movimento non possiede la stessa perfezione formale dei precedenti, e in alcuni punti denota qualche forzatura, come, ovviamente, nei momenti vocali, nel complesso l’impressione di grandezza, la bellezza del tema, la grandissima arte della variazione, la monumentalità dell’impianto, la sensazione infine di lascito universale all’umanità di Ludwig Van Beethoven, rendono il brano impressionante ed indimenticabile.

Visto il contesto del tutto particolare e doloroso, ogni commento sull’esecuzione della Sinfonia sarebbe del tutto fuori luogo. Eppure non possiamo che sottolineare la buona prova dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, assolutamente all’altezza nell’affrontare un simile “gigante” musicale, così pure quella dell’eccellente Coro “F. Cilea”, diretto da Bruno Tirotta, e dei bravi solisti Liene Kinc, soprano, Stepanka Pucalkova mezzosoprano, A.J. Glueckert e Thomas J. Mayer baritono. Un cenno a parte per il direttore Matthias Fletzberger, già più volte ospite presso il nostro Teatro, sempre con risultati eccellenti, sembra quasi che l’Orchestra di Messina sotto la sua direzione abbia una marcia in più.

Ormai troppi anni fa il tema dell’Ode di Schiller fu scelto dall’Unione Europea come proprio inno, per celebrare i valori fondanti dell’Unione, la fratellanza, la solidarietà, la pace, la gioia. Beethoven credeva fortemente nella fratellanza umana, “Diesen Kuss der ganzen Welt! Brüder, über’m Sternezelt” (Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio al mondo intero).

In un momento storico ove l’umanità sembra aver raggiunto i livelli più bassi, il messaggio universale di Beethoven è sempre più attuale, può scuotere le coscienze, arrivare nel profondo di ognuno; il suo “Bacio al mondo intero” è anche il suo lascito spirituale all’umanità. Un bacio che stasera è stato destinato a Genziana D’Anna, che ha perso la vita mentre provava il suo capolavoro.

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Un commento

  1. Tanta commozione ed una grande esecuzione. Serata da non dimenticare umanamente ed artisticamente.

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