Grande successo di pubblico per un eccellente Rigoletto a Messina

Grande successo di pubblico per un eccellente Rigoletto a Messina

Giovanni Francio

Grande successo di pubblico per un eccellente Rigoletto a Messina

giovedì 23 Aprile 2026 - 09:30

Il Teatro Vittorio Emanuele ha concluso in bellezza la stagione di musica e danza con un'ottima messa in scena

MESSINA – Il Teatro Vittorio Emanuele ha concluso in bellezza la stagione di musica e danza 2025/2026, con una ottima messa in scena di “Rigoletto”, rappresentato domenica 19 aprile, con replica il martedì successivo.

Una coproduzione E.A.R Teatro di Messina e Conservatorio “A. Corelli” di Messina, la cui Orchestra Sinfonica, diretta con eleganza e sensibilità da Francesco Ommassini, ha offerto una performance assai dignitosa, all’altezza dell’arduo compito di affrontare una delle opere più conosciute e amate del melodramma italiano.

Rigoletto rappresenta la prima delle tre opere di Giuseppe Verdi che costituiscono la c.d. trilogia popolare (Trovatore e Traviata le altre due), composta su libretto di F. M. Piave, tratto dal dramma di Victor Hugo “Le roi s’amuse”, diventato nell’opera verdiana il Duca di Mantova, in quanto la censura non tollerava che un re fosse dipinto come un libertino. A differenza del dramma del celebre scrittore francese, Verdi scelse per protagonista principale della vicenda non il Duca, bensì il buffone di corte, Rigoletto.

Si tratta di un’opera dalla profonda introspezione psicologica dei vari personaggi, in primis di Rigoletto, tenera ma possessiva figura paterna, lacerato nell’intimo ma costretto sempre a ridere e far ridere. L’unico scopo della sua vita è la figlia Gilda, dolcissima e amorevole fanciulla, che però si invaghisce del Duca di Mantova, affascinante e brillante libertino alla cui corte presta i servizi Rigoletto. Il Duca la seduce, lei se ne innamora follemente, nonostante il padre la metta innanzi alla cruda verità, in quella che costituisce certamente una delle più celebri scene dell’intera storia del melodramma, “Bella figlia dell’amore”. In tale parte dell’ultimo atto dell’opera il Duca di Mantova seduce Maddalena, sorella di Sparafucile, cinico figuro che, in combutta con la stessa, uccide a pagamento, pagato questa volta da Rigoletto per eliminare il Duca, e vendicare così la figlia sedotta. La scena avviene dinanzi agli occhi di Gilda, e i quattro personaggi (Rigoletto, Gilda, il Duca e Maddalena) danno vita ad uno straordinario quartetto, sublime musicalmente, ricco di analisi introspettiva, a causa dei diversissimi stati d’animo dei quattro personaggi: Rigoletto, consapevole che Maddalena finge di stare al gioco del Duca, ma in realtà il fine è quello di farlo uccidere da Sparafucile per incassare il denaro pattuito con lo stesso Rigoletto; Gilda, straziata dal dolore, ma rimanendo pur sempre salda nel proprio amore; il Duca di Mantova, che crede di sedurre Maddalena, ignorando la congiura che dovrebbe portarlo alla morte; infine Maddalena, che invece subisce il fascino del Duca, tanto da convincere infine Sparafucile a risparmiargli la vita, uccidendo invece un’altra persona se busserà alla loro porta quella stessa notte. Gilda ascolta tutto, e per amore si sacrifica, bussando e trovando così la morte, salvando la vita del suo indegno amato.

La vicenda trae origine da una maledizione che Monterone, vecchio conte che aveva osato chiedere conto al Duca per aver sedotto la sua figlia, e per questo condotto in prigione e deriso e beffeggiato da Rigoletto, lancia nei confronti del buffone, maledizione che lo getterà in uno stato di tormento perdurante per tutta la vicenda, fino al tragico epilogo, quando Rigoletto scoprirà che in luogo del Duca è stata uccisa la sua adorata figlia, e urlerà disperato “la maledizione”. “La maledizione” era anche il titolo originario dell’opera, cambiato in seguito per via della censura dell’epoca.

L’opera è intrisa da momenti ora potentemente drammatici, ora lirici e struggenti, ed è ricca di arie famosissime e immortali, come “Cortigiani, vil razza dannata”, “Sì vendetta tremenda vendetta”, “La donna è mobile”, solo per citarne alcune. Tuttavia il capolavoro verdiano fu aspramente criticato da buona parte dell’avanguardia musicale del Novecento, che considerò l’intera Trilogia popolare grossolana ed ingenua, soprattutto se paragonata alle opere di Wagner, disconoscendo quindi la raffinata analisi psicologica, che caratterizza in particolare proprio quest’opera. Fu Stravinskij però a prendere le parti di Verdi, riassumendo la grandezza di Rigoletto in una frase divenuta celebre: “C’è più sostanza e più invenzione ne <La donna è mobile> che nella retorica e nelle vociferazione della Tetralogia”.

La rappresentazione è stata di ottimo livello innanzitutto per la qualità dei cantanti: Nico Franchini, un Duca di Mantova dalla voce chiara e sicura; Irene Celle, una splendida Gilda, perfettamente in parte; Gianluca Breda e Irene Molinari, ottimi Sparafucile e Maddalena, bravissimi anche sotto il profilo gestuale, palesando efficacemente la natura dei personaggi rappresentati. Un grande plauso infine per Luca Bruno, un Rigoletto intenso e tormentato, dalla voce calda e profonda, che ha saputo evidenziare al meglio la natura sfaccettata del personaggio verdiano, di buffone di corte, spietato vendicatore, padre amorevole e disperato.

Ottima la prova, come detto, dell’Orchestra del Conservatorio Corelli, grazie ad una direzione discreta ed elegante di Francesco Ommassini, che ha saputo accompagnare le voci dei protagonisti senza mai sovrastarle. Perfetto, come di consueto, il Coro lirico “F. Cilea”, diretto daBruno Tirotta. Molto efficace anche la regia, attenta a cogliere le preziose sfumature psicologiche del dramma, di Carlo Antonio De Lucia e Floriana Sicari,. Molto efficaci e consoni, infine, la scenografia, a curade La Bottega Fantastica, ed i costumi, diDanilo Coppola. Grande successo di pubblico, che ha gremito il Teatro in entrambe le rappresentazioni, tributando calorosi e meritati applausi a quest’ottima performance.

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