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Guerra alla movida. Messina come nei film “C’era una volta in America” e “Footloose”

Rosaria Brancato

Guerra alla movida. Messina come nei film “C’era una volta in America” e “Footloose”

domenica 14 Giugno 2020 - 09:51
Guerra alla movida. Messina come nei film “C’era una volta in America” e “Footloose”

Messina catapultata negli anni '30: scatta il divieto di "Birra e focaccia" e dovremo tutti scaricare l'app "Astemi"

Caro diario, sono andata in ferie una settimana e al mio rientro ho ritrovato Messina catapultata negli anni ’20 e ’30, in un’atmosfera a metà tra i film C’era una volta in America e Footloose

L’ordinanza della doppia M

Le mie prime passeggiate (anzi “vasche”), sul viale San Martino, le ho potute fare a 14 anni e solo dalle 16 alle 18. Ma era preistoria ed i miei compagni di “merende” erano i Flinstones. Da allora è cambiato il mondo ma, oggi come allora,  per i giovani trasgredire (senza sconfinare nei reati) le regole resterà uno dei ricordi più belli. “Vietare” non è un modello educativo. Tra gli assembramenti selvaggi e l’eremitaggio c’è la via di mezzo ed è la saggezza. Invece, finite le ferie, mi sono ritrovata in una realtà in stile anni ’30, tra proibizionismo e divieto di balli lenti, eventi statici e coprifuoco. Dopo l’ordinanza della doppia M (Musolino-Mondello), che vieta consumo in aree pubbliche e vendita di alcol dalle 20,  e impone una serie di orari di chiusura ai locali, sembra di essere negli anni del proibizionismo in America.

Prevenzione non repressione

Certo, sarebbe bello vedere per le strade della città il Kevin Costner de Gli Intoccabili, impegnato nella lotta al contrabbando. Ma temo dovremo accontentarci di qualcuno dei 60 mila assistenti civici-sceriffi inventati dal ministro Boccia armati di metro e fischietto pronti a multare fidanzati mano nella mano e amici che si danno pacche sulla spalla. L’ordinanza in stile “bacchetton-moralista” non risolve il problema delle baby gang o della movida selvaggia. Si limita a spostarlo ed a renderlo invisibile. L’alcol verrà acquistato e consumato in altri luoghi e in altri modi, alimentando comportamenti illegali. Se c’è un’emergenza sociale la risposta deve essere la prevenzione non la repressione generalizzata.

Addio “birra e focaccia”

Vietare la vendita di alcolici anche da asporto dalle 20 in poi così come il loro consumo per strada, è francamente una norma di stampo savonaroliano. “Birra e focaccia” a Messina è una tradizione che si tramanda di padre in figlio così come l’amore per la bandiera giallorossa, considerarlo un reato sanzionabile è una brutta china. In una città turistica come la nostra, alla vigilia di un’estate che arriva dopo 3 mesi di quarantena, multare chi cammina con una birra in mano dopo le 20 è grottesco. I decreti Conte e del comitato dei marziani hanno già penalizzato abbastanza i gestori e titolari dei locali e dei lidi, costretti a drastiche riduzioni di posti ai tavoli e di ombrelloni. Aggiungi le regole del distanziamento, aggiungi la paura, se disponi anche il divieto di un cocktail per chi è rimasto in piedi, dai il colpo di grazia ad un intero tessuto imprenditoriale. Chiudere gli stabilimenti balneari all’una e mezzo nei week end ed all’una nei giorni feriali equivale a sparare su chi è già messo malissimo. Il divieto di vendere alcol ai minori esiste già. Le risse e i comportamenti violenti sono già reato.

Proibizionismo 2.0

Fenomeni devianti vanno affrontati agendo anche a livello preventivo insieme alle famiglie, alle scuole, alla comunità, alle forze dell’ordine. Il fallimento del proibizionismo in America insegnano che quando l’alcol è stato vietato è diventato ambito ed ha portato al dilagare della criminalità e dell’illegalità. L’alcol scorreva a fiumi e la gente, consapevole di fare una cosa vietata si divertiva di più. Semmai c’è un problema sociale, legato ad un disagio giovanile che deve essere ASCOLTATO E capito e che non risolvi vietando l’acquisto della birra al pub. I modi per trovarla, berla, eludere le norme e divertirsi ci saranno e non sappiamo se anzi i rischi saranno maggiori. Del resto è del tutto evidente che la popolazione della movida non sia in larga parte fatta da baby gang e adolescenti fragili.

La moda della sceriffitudine

L’ordinanza in stile Savonarola rientra nella tendenza alla “sceriffitudine” che nel lockdown ha trovato terreno fertile. Dal comitato tecnico in giù fino al sindaco del più piccolo comune hanno tutti preso gusto nell’ imporre divieti, a vestirsi da sceriffi con la scusa, paternalistica, del “nostro bene”. Così al proibizionismo in salsa messinese devi aggiungere la bizzarra regolamentazione degli eventi statici, dei cinema, dei teatri e delle discoteche. A prescindere dal divieto di “balli lenti” che credevo si fossero estinti insieme alle spalline ed al gioco della spazzola della mia adolescenza, dobbiamo aggiungere le norme per i posti a sedere al cinema e teatro. I familiari possono sedersi insieme, gli amici no, anche se hanno giocato alla play station fino a due minuti prima attaccati come le cozze. In teatro via libera solo ai monologhi, mentre nelle sale per regolamentare i posti a sedere i gestori dovranno essere esperti di puzzle.

Il virus che ama la Fanta

Secondo il “Komitato” il virus è un geometra abituato ad uscire la sera dopo il tramonto tipo Dracula, detesta chi beve spritz.  Se però t’incontra per strada con un’aranciata o un chinotto neanche ti sfiora. Non si capisce poi perché secondo la giunta De Luca la birra favorisca gli assembramenti e la coca cola no. Con tutti questi divieti sembra di essere a Bomont, la città del film “Footloose”, dove il reverendo aveva imposto il divieto di ballo e di ascoltare musica dopo la morte del figlio per un incidente stradale di rientro da un concerto. Sarà quindi un’estate che ci catapulta indietro nel tempo e dal vago sapore di regime teocratico.

I giovani sono meglio di noi

Per fortuna giovani sono molto creativi e sapranno vivere la bellissima stagione dei cosiddetti “anni migliori”, coltivando quelle RELAZIONI UMANE che nessun governo, nessun comitato potrà mai impedire. Perché la relazione umana è naturale. I giovani saranno migliori di noi, e non ci vuole neanche molto. Immagino già Messina summer 2020: un incubo andare in spiaggia, al cinema i film inizieranno con 2 ore di ritardo in attesa della sistemazione nei posti come per il cubo di Rubik,  ricordarsi le mille regole diverse di distanziamento tra bar, pizzerie, strada, parco, negozi, etc etc sarà uno stress. Ci avete tolto pure “birra e focaccia”, allora ditelo che siete #nemicidellagioia. Un’estate post covid d’infermo per ragazzi che escono da: 3 mesi di lockdown, il più brutto esame di stato della storia, più simile a una visita medica che ad altro e da settembre un futuro da scatolette di tonno imbavagliate.

L’app Astemi a Messina

Negli anni scorsi si diceva “a Messina nun c’è nenti”. Tra poco lo sostituiremo con “a Messina non si po’ fari nenti”. Invece dell’app Immuni a Messina scaricheremo l’app “Astemi” in modo tale da poter uscire solo con chi beve chinotto e stare alla larga da chi preferisce il prosecco. Finirà come nella famosa scena di C’era una volta in America in cui   Fat Moe chiede “Che hai fatto in tutti questi anni?” e Noodley-Robert De Niro risponde: “Sono andato a letto presto”. E Fat Moe replicherà…. “Allora abiti a Messina?”

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4 commenti

  1. Cara Rosaria, voglio solo augurarmi che il “Sindaco Assente”, domani, al suo rientro, dica che queste regole sono state date “per sbaglio” e senza il suo consenso (così le responsabilità ricadranno sugli altri con sua grande gioia).
    Ci siamo stancati, di tutti questi “padri di famiglia” che pensano di aver più intelletto di noi e di poter, di conseguenza, decidere per noi. Vorrei ricordare che, al di là di una minoranza, le persone hanno il giusto “sale in zucca” per capire ciò che è bene e ciò che non lo è. E’ chiaro che qualcuno non la penserà come me, ma stiamo parlando di persone che hanno smesso di vivere e pensano solo a sopravvivere.
    Ma tanto, lo sappiamo benissimo, ordinanze sciocche sono destinate ad essere ignorate. Se qualcuno le fa, è solo per farsi prendere in giro e deridere alle spalle.

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  2. Il provvedimento il quale De Luca ha certamente condiviso, mira solo a mantenere l’immagine di inflessibilità che il sindaco ama dare. È una manifestazione di impotenza (lo sanno tutti che i controlli sono insufficienti)non di autorità. Sarà dannosa e difficile da far rispettare, e immagino ritirata o stravolta a breve. È un colpo di teatro volto a non far capire a tutti che stringi stringi c’è poco o nulla da fare viste le condizioni in cui versa la nostra società.

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  3. Usualmente apprezzo gli articoli del Direttore, e spesso ne condivido il contenuto.
    Stavolta il pezzo mi sembra troppo appiattito sulle esigenze degli imprenditori (e non è la prima volta che succede).
    Nessuna proposta convincente sulla tutela della salute degli avventori, nessun riferimento alla tutela della tranquillità dei residenti.

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  4. Se dovessi commentare questa delibera userei le parole di Fantozzi al termine della Corazzata Potemkin.

    Non mi risulta che in caso di incidente vengano chiuse le autostrade,
    Non mi risulta che in caso di annegamento vengano chiuse le spiaggie,
    non mi risulta che nel caso si pesti la deiezione di un cane si ordini ai cani di diventare stitici pro tempore.

    Però se una ragazzina beve un drink in centro, anzichè chiedersi chi glielo abbia dato o venduto si vieta a tutta la città di vendere alcolici dopo le 20 per due settimane.

    Questa validità a tempo è un’altra assurdità.

    cosa cambia tra il 29 giugno ed il 1 luglio?
    perchè se vendo una birra oggi sono un criminale commetto reato, ma se la vendo domani faccio servizio pubblico?

    queste delibere hanno senso per il covid perchè si reagisce ad un cambiamento alle statistiche di contagio.

    Comunico ai nostri amministratori che la birra non è contagiosa!!!

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