Le intercettazioni coi retroscena delle sparatorie tra Camaro e Giostra. Ieri i 6 arresti della Polizia
Messina – E’ una vera e propria guerriglia urbana, condotta tra Camaro e Giostra, quella fotografata dall’inchiesta della Questura di Messina sfociata nei 6 arresti del 17 aprile, che si è consumata tra il dicembre 2024 e la primavera dell’anno successivo.
Una parola di troppo scatena la guerra
Le indagini della Squadra Mobile hanno scoperto che alla base delle sparatorie incrociate c’erano vecchie e nuove ruggini tra due bande di nuove leve, alcuni con la fedina penale già macchiata, in particolare tra il gruppo dei Bertuccelli e quella di Salvatore Villari, ma anche tra quest’ultimo e lo zio Massimo. Contrasti sfociati in una prima spedizione punitiva, condotta da Giovanni Bertuccelli e Manuel Maffei (nella foto insieme a Giovanni Tavilla). L’obiettivo era lanciare un messaggio a Salvatore Villari sparando contro il portone di casa. I due hanno però sbagliato il bersaglio, danneggiando il portone di una persona estranea al giro, che ha denunciato l’accaduto dando via alle indagini dei carabinieri.
A Messina si spara per le offese
La risposta a quell’avvertimento è arrivata poco dopo, con la spedizione di Salvatore Villari, Ivan Puleo, Emanuele Maffei e Giovanni Tavilla che la notte seguente, armati di due fucili e una pistola, hanno crivellato di colpi la casa di Giuseppe Bertuccelli, padre di Giovanni e anche lui già noto alle forze dell’Ordine. Sono state le intercettazioni, telefoniche ed ambientale, a permettere agli investigatori di capire cosa stava accadendo nei due rioni cittadini.
Mamma, sono stato io a sparare
Per la giudice Marialuisa Gullino, che ha autorizzato gli arresti, è particolarmente significativa una conversazione del 23 dicembre 2024 di Salvatore Villari che spiega alla madre di aver organizzato la spedizione armata notturna, per ritorsione nei confronti di Giuseppe Bertuccelli, “reo” di aver offeso i Maffei. “Ho fatto un manicomio, mi ha detto pezzi di nicchio e carabiniere…”. La madre racconta che si trovava anche il cugino Manuel Maffei, rimasto a dormire con la compagna, e che i colpi sparati erano entrati sin dentro casa. Giovanni Villari, durante il colloquio, chiedeva conferma di “averla danneggiata tutta”, e giurava: “…fammi uscire da qua…gli dò gli altri, gli entro dentro”.
50 mila colpi di fucile e pistola
“Certo mamma, gli ho sparato 50 mila colpi di arma di fucile e pistola… non interessa… a Emilio, hanno detto cesso che è morto (‘quella merda nella cassa che è morto’), ha detto così, me ne passa per la minchia…”, si sfoga Salvatore Villari. “Dal primo all’ultimo siete tutti dei cornuti e sbirri…“. “Ha parlato troppo tuo fratello Massimo – dice a Salvatore la madre – ha questo vizio, gli devi dire che io appena esco lo prendo e gli sparo in tutte e due le gambe. Gli sparo in una gamba a tuo fratello Massimo… lo nsangulio”. Salvatore continua con lo sfogo ammettendo ancora una volta di aver sparato: “Ho sparato io…si. Con la pistola, col fucile, con tutte cose, io sono stato. Si, è vero, io sono stato”. La madre non resta sorpresa della confessione: “Si, lo so perché ti hanno inquadrato le telecamere…(…)E comunque nel giornale è uscito che ti hanno preso per una soffiata…”. Lo so, lo “sparaqua” è stato“- risponde lui, e la madre: “Se è vero che mi vuoi bene lascia andare le cose, fottitene, dai tempo al tempo“.
