I dettagli dell'indagine sulle mazzette per il rilascio delle salme al Policlinico, il caso choc del business sul 22enne assassinato
Palermo -Associazione a delinquere, corruzione e concussione. Sono questi i reati che la Procura di Palermo ipotizza per i 15 indagati per un presunto giro di mazzette legate al business funerario intorno al Policlinico Paolo Giannacone di Palermo.
I dettagli
Tra gli indagati il noto imprenditore del settore Francesco Trinca, per il quale il procuratore capo Maurizio De Lucia ha chiesto l’arresto insieme ad altri 14 tra operatori della camera mortuaria e titolari di pompe funebri. Sarà ora il giudice per le indagini preliminari, dopo gli interrogatori di garanzia, a decidere se ci sono gli estremi per le misure cautelari.
L’inchiesta ha preso il via da alcune intercettazioni effettuate a Milano che hanno svelato, secondo la Procura, 49 casi di casi di corruzione avvenuti in poco più di un anno. In sostanza alcuni dipendenti ospedalieri favorivano pratiche burocratiche per vestizioni, rilasci e trasferimenti, accelerando autorizzazioni per autopsie o decessi interni. In cambio, pacchetti da 100-150 euro a testa, secondo un vero e proprio tariffario e con spartizioni precise.
Il caso choc: mazzette su 22enne assassinato
“Ho dato 100 euro a un operatore della camera mortuaria, perché qui funziona così”, dice un operatore delle pompe funebri palermitane ad un collega lombardo, durante la trasferta per il ritiro di una salma a Milano, nella conversazione intercettata che ha dato il via agli accertamenti. Le telecamere e le cimici degli investigatori hanno trovato la conferma ai casi choc, in particolare al caso delle mazzette pagate per la salma di un ragazzo assassinato, un 22enne di Balestrate ucciso dopo una lite “Mii, un mare di piccioli ci sono qua!”, dice un altro operatore, ignaro di essere intercettato.
