Il ciclone Harry in Sicilia "scompare" nei media nazionali

Il ciclone Harry in Sicilia “scompare” nei media nazionali

Marco Olivieri

Il ciclone Harry in Sicilia “scompare” nei media nazionali

giovedì 22 Gennaio 2026 - 07:00

La ferita nei territori provocata dalle violente mareggiate rimane nell'ombra in molti tg e testate. Come se non fosse un disastro per tutta l'Italia

“Caro Tempostretto, in merito all‘evento catastrofico nella nostra regione, mi sono permesso di segnalare alle testate nazionali la scandalosissima assenza di adeguata copertura nazionale sia da parte dei media che della politica. Sarebbe bello, da lettore, vedere sottolineato questo aspetto (scarsa copertura mediatica nazionale) anche dalle maggiori testate giornalistiche come la vostra”. Così ci scrive un cittadino, Giuseppe Giacobbe, che ringraziamo.

E ancora: “Da siciliano e da lettore del vostro giornale sono fortemente amareggiato per la copertura mediatica data alla pesantissima mareggiata che si è abbattuta da Messina a Portopalo. Per l’ultima alluvione in Romagna sono state dedicate (giustamente), ore e ore di collegamenti da tutti i tg. Per i disastri che hanno colpito tutta la fascia costiera siciliana appena 2 minuti dal Tg2 e appena 3 minuti dal Tg5, che non ha neanche fatto un collegamento in diretta dai luoghi. Abbiamo evacuati, case distrutte, ferrovia interrotta, attività devastate, ponti e porti gravemente danneggiati. E tutto tace. Per non parlare del silenzio imbarazzante da parte dei politici nazionali. Non potete ricordavi di noi soltanto per i servizi pro/contro ponte!”.

Lo spunto è prezioso. La scarsa attenzione dei media nazionali nei confronti degli effetti degli effetti del ciclone Harry nel Messinese ha anche spinto a scrivere così, sul Secolo d’Italia, il giornalista di destra ed ex parlamentare Carmelo Briguglio, di Furci Siculo: “Per fortuna che ci sono i telegiornali e i servizi meteo televisivi. E i media – dai regionali ai piccoli piccoli – che stanno dando il meglio di sé, come sempre sanno fare in circostanze drammatiche come questa e più gravi di questa. Fosse per gran parte dell’informazione nazionale, il disastro delle mareggiate in Sicilia, Calabria e Sardegna, sarebbe caduto nel buio e nel freddo mediatico. Non c’è una prima pagina delle grandi testate indipendenti che si occupi del trauma al patrimonio pubblico e privato delle comunità meridionali che hanno subito colpi durissimi dal “ciclone Harry”. Non ci sono vittime e questo non è poco. Strutture e servizi dovranno rinascere, belli e utili come prima; più di prima. Bellezza e solidarietà sono beni indistruttibili; ma hanno bisogno di luce addosso e tanto impegno di umano calore. Anche l’informazione faccia la sua parte. A cominciare da noi. Eccoci”.

“L’assenza d’attenzione nei confronti di zone martoriate dalla furia dei venti e del mare”

Si tratta di due interventi condivisibili che pongono in modo lucido, e senza indugi al meridionalismo vittimista, il tema dell’assenza d’attenzione nei confronti di zone martoriate dalla furia dei venti e del mare. La poca visibilità di una ferita così profonda nel tessuto di questi fragili territori deve far riflettere. E accendere i riflettori, quelli che sono mancati in questi giorni nello scenario italiano, sulla necessità di un racconto dell’Italia più omogeneo. Più equilibrato e più attento a ciò che accade, senza attendere il tema che monopolizza. Sia la mafia o sia il ponte sullo Stretto.

La sepolta questione meridionale e il sud dimenticato

Insomma, i danni ingenti, almeno mezzo miliardo di euro, e il trauma per i residenti di diverse zone della Sicilia rimangono nell’ombra. Quasi “scomparsi” in molti tg e testate fuori Sicilia. Come se non fosse un disastro per tutta l’Italia.

Pure nel caso della tragedia di Giampilieri e Scaletta, con 37 morti, si parlò di un’insufficiente considerazione della stampa non isolana. Anche questo argomento, in relazione al diritto all’informazione, investe la qualità della nostra democrazia. Fragile al pari di un Meridione che fatica a entrare nel cono di luce dei temi nazionali. Dalla sepolta questione meridionale alle debolezze e le potenzialità di un sud spesso relegato agli stereotipi. E non è giusto.

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5 commenti

  1. Accadde lo stesso per gli incendi che nel 2017 devastarono il messaggio messinese.
    In quei stessi mesi i tg nazionali trasmisero una infinità di servizi sugli incendi che devastarono l’Australia.
    Di Messina nulla, sino all’appello di Fiorello.
    Però a mia memoria non ricordo neppure interrogazioni parlamentari.
    Oggi i rappresentanti politici di questo territorio si limiteranno a soli interventi sul web?
    Speriamo di no.

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  2. Non mi meraviglio. Ricordate Giampilieri? Messina è solo “ponte”.

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  3. Tutto parte dalla credibilità che una regione ha a livello nazionale.
    Votiamo sempre gli stessi politici e il giorno dopo ci indignamo per il loro operato.
    Nei giorni scorsi, il deputato regionale La Verdera è riuscito (era una provocazione) a far approvare un emendamento che concede 1 milione di euro ad enti inesistenti.
    Lo stesso deputato, in una trasmissione radiofonica, ha denunciato che sono stati finanziati 700 mila euro per una sagra del carciofo…sempre in Sicilia.
    Se i nostri parlamentari gestiscono così i NOSTRI SOLDI, perchè meravigliarci se le strade crollano e manca la manutenzione ordinaria e straordinaria?

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  4. Si ,ma a parole non si fa niente, bisogna che qualcuno (politico) faccia smuovere la popolazione, con cortei e dimostrazioni. Ci vuole una manifestazione un po fuori dal normale.

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  5. Non solo i media nazionali anche il Tg 3 Sicilia. Hanno appena accennato ai danni della zon jonica del messinese, e ci sono state anche dirette della provincia di Catania e Siracusa, nessuna dalla provincia di Messina!

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