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Il Covid non ferma il crimine, un anno di cronaca a Messina

Alessandra Serio

Il Covid non ferma il crimine, un anno di cronaca a Messina

giovedì 31 Dicembre 2020 - 18:00
Il Covid non ferma il crimine, un anno di cronaca a Messina

Le principali operazioni delle forze dell'Ordine e le inchieste più eclatanti del 2020, tra mafia dei pascoli e blitz in banca

Il 2020 è stato l’anno di importanti operazioni di polizia. A cominciare dal blitz di Carabinieri e Guardia di Finanza denominato Nebrodi, il 15 gennaio: 94 persone arrestate tra boss storici dei clan delle montagne a cavallo tra le province di Messina, Catania ed Enna, in particolare a Tortorici, tanti loro parenti e operatori di patronati e centri agricoli, accusati di aver favorito le famiglie mafiose nell’accaparramento dei contributi destinati ad agricoltura ed allevamento attraverso clamorose truffe. Il processo si aprirà a marzo prossimo nell’aula bunker del carcere di Gazzi con alla sbarra un centinaio di imputati.

Il 28 febbraio successivo i riflettori dei Carabinieri si sono spostati dai Nebrodi alla Tirrenica, accendendosi sulle famiglie barcellonesi e le nuove leve dei clan. Così il 28 febbraio è scattata l’operazione Dinastia: 59 arresti tra nomi storici e figli illustri, insieme alle nuove leve operanti in molti affari, dallo spaccio alle estorsioni passando per le armi.

Nella città di Messina le forze dell’Ordine hanno contribuito ognuno con le proprie attività a svelare la più recente mappa del crimine, aggiungendo a ogni blitz una tessera di conoscenza sugli equilibri più recenti tra i clan e gli affari sporchi.

Il 25 febbraio scorso la Guardia di Finanza col blitz Festa in Maschera ha arrestato 11 persone accusate di gestire un intenso giro di droga a Giostra, con rifornimenti a Catania e rifornendo a loro volta anche la zona tirrenica del messinese. La centrale dello spaccio, attiva h24 tra le baracche di via degli Appennini, era in mano ad un nome storico come Gaetano Mauro, coadiuvato dagli altrettanto noti Papale e da Carlo Ardizzone.

A Giostra il 9 novembre sono tornati i Carabinieri che con l‘operazione Cesare hanno svelato che Ardizzone spacciava anche con altri terminali di altre famiglie, e che una buona fetta dei business criminali, a cominciare dalle scommesse sulle corse clandestine dei cavalli, li gestiva il genero del boss storico Luigi Galli, il fruttivendolo Giuseppe Irrera.

Nella retata cade anche un’intera famiglia di Villaggio Aldisio dove a spacciare c’erano, dopo l’arresto degli uomini, mogli, figlie, cugine e amanti, senza dimenticare il figlio ancora piccolissimo di una di loro, alle prese con i primi traffici di hashish e cocaina ancor prima che con l’adolescenza.

I carabinieri a inizio marzo avevano invece raccontato un altro pezzo di città, quella che si muove tra la zona sud di Santa Lucia sopra Contesse, il centro città e i salotti buoni. Il 4 marzo l’operazione Scipione porta in carcere 19 persone, compresi alcuni nomi di calibro della ‘ndrina di Africo dei Morabito, che consegnava droga pesante direttamente in città a due distinte reti di pusher, una delle quali aveva la base in una panineria di centro città. Coinvolto un altro nome storico della mala cittadina, Giuseppe Selvaggio, pentitosi poco prima della retata.

Tra marzo e agosto, prima la Polizia poi i Carabinieri tornano a colpire Antonino Bonaffini, noto come “Ninetta”, esponente dell’omonima famiglia. Con l’operazione Ottavo Cerchio il 3 marzo la Squadra Mobile svela che un uomo di Bonaffini, il “faccendiere” Marcello Tavilla, aveva messo in piedi un cartello di imprese per entrare nel business dei lavori pubblici. Nella rete della Polizia scivolano altri appaltatori molto attivi in città e funzionari pubblici accusati di essere troppo morbidi con le richieste di Tavilla, i cui trascorsi con la giustizia erano noti.

Il 13 agosto i militari dell’Arma arrestano un loro collega in servizio, il maresciallo Bonavolontà, accusato di essere prestanome di Ninetta in una società. Nell’inchiesta vengono fuori gli altri movimenti di Bonaffini per controllare lavori anche a Rometta.

Nelle ultime settimane dell’anno gli uomini del Questore Vito Calvino, e del capo della Mobile Antonio Sfameni, mettono a segno un altro “colpo grosso”, con l’arresto del latitante Giovanni De Luca, l’astro nascente della mala cittadina uccel di bosco per un anno. Era sfuggito alla cattura dell’operazione Flower, a fine 2019, l’indagine sul racket a danno dei locali della riviera nord cittadina.

E’ stata la Guardia di Finanza, invece, eseguire due rilevanti operazioni sul piano dei reati economici: il doppio sequestro ai danni del costruttore Nino Giordano e il blitz al Banco di Credito Peloritano il 24 novembre scorso. Una delle inchieste più clamorose degli ultimi 10 anni, quella battezzata Gianos, in tema di finanza, e che promette clamorosi sviluppi anche nel 2021.

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