Il femminicidio di Sara Campanella e la dittatura del possesso

Il femminicidio di Sara Campanella e la dittatura del possesso

Marco Olivieri

Il femminicidio di Sara Campanella e la dittatura del possesso

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domenica 06 Aprile 2025 - 07:10

In questi giorni anche l'omicidio di Ilaria Sula ci ha messo davanti alla necessità di una rivoluzione culturale. A partire dall'educazione all'affettività

di Marco Olivieri

“E tu, tu che pensavi/Che fosse tutta acqua passata/Che questa tragica, misera storia/Non si sarebbe più ripetuta/Tu che credevi nel progresso/E nei sorrisi di Mandela/Tu che pensavi che dopo l’inverno/Sarebbe arrivata una primavera/E invece no/E invece no”. Non solo il razzismo o le guerre, che ci opprimono in questi tempi sbandati. Anche i femminicidi parlano di noi esseri umani, illusi che il progresso fosse, o sia, qualcosa d’inarrestabile. “E invece no”, come osserva Brunori Sas nella canzone “L’uomo nero”. Siamo complessi, atroci e sublimi, capaci d’elevarci e di compiere le peggiori nefandezze. E gli omicidi di Sara Campanella a Messina e di Ilaria Sula a Roma ci inchiodano a un’arretratezza profonda. Un orrore che ancora ci impedisce di progredire davvero. Le coltellate. Sara colpita in strada. Ilaria messa in una valigia dopo l’uccisione, buttata via. Corpi da sottomettere. Oltraggi da un maschile piccolo piccolo.

Due studentesse, di UniMe e Sapienza. Due ventiduenni brillanti e aperte a un futuro annientato dalla furia femminicida. Cieca. Ancestrale. Fuori da ogni civilizzazione. In un buio della mente e degli istinti che psicoanalisti e psichiatri, scrittori e artisti, criminologi, indagatori dell’animo umano e filosofi devono approfondire. E così spiegare quasi ogni sfumatura e il senso di ogni gesto. Perché l’azione malvagia ha un senso e noi dobbiamo capire, e connettere sentimenti e pensieri, cuore e mente, se vogliamo non cadere pure noi nel buio delle atrocità.

Nel ricordo di Sara, Ilaria e di tutte le vittime di femminicidi, la necessità di una rivoluzione culturale

Contro la dittatura del possesso, dell’allergia a qualsiasi “no”, con l’annientamento della donna che non si piega alla richiesta, serve un lavoro educativo e affettivo, sessuale e sentimentale, continuo sin dai primi anni di vita. Scuole, cultura, arte, vita possono diventare motori di un cambiamento nel segno della libertà e della consapevolezza di essere persone libere di scegliere. Sempre soggetti e mai oggetti.

In questi giorni i due omicidi, e la loro efferatezza, ci hanno messo davanti alla necessità di una rivoluzione culturale a partire dall‘educazione all’affettività e alla sessualità. A un linguaggio e a una comunicazione all’altezza. A un eros maturo e a un rispetto della vita ogni giorno profanato da guerre e violenze.

Gino Cecchettin e l’impegno quotidiano contro la violenza di genere

Lunga vita dunque alla fondazione dedicata a Giulia Cecchettin. Come ricorda Gino Cecchettin, “la perdita di Giulia ha scosso le fondamenta della mia esistenza e mi ha spinto a un impegno incrollabile contro la violenza di genere”. E, per sostenere questo sforzo educativo, va tenuta sempre in mente la lezione di Gaber e Luporini: “Forse un uomo che allena la mente sarebbe già pronto ma a guardarlo di dentro è rimasto all’ottocento”.

“Prevenzione, educazione e consapevolezza, promozione di un cambiamento radicale, sostegno e risorse per le vittime di violenza”: queste sono alcune linee guida della Fondazione. E un giorno questa rivoluzione culturale sarà davvero compiuta, radicata dentro persone più evolute. Ma nulla è acquisito per sempre e il lavoro culturale ed educativo non dovrà mai smettere di seminare e far maturare esseri umani migliori.

Il ministro Nordio e le “etnie”

Mentre si ha bisogno di parole e scelte tese al cambiamento, il ministro della Giustizia è riuscito a dire una frase incomprensible: “Alcune etnie non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. Ma il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha ricordato che “nel 2024, su 99 donne uccise, 83 lo sono state per mano di un uomo italiano e solo in 16 casi si è trattato di cittadini stranieri”. Si sa, la macchina della propaganda non s’inceppa mai. Però non è accettabile.

Il numero antiviolenza, 1522, e i dati sulla violenza di genere

Ha ricordato la giornalista Francesca Mannocchi nel programma “Propaganda Live” su La7: “Differenza Donna, l’associazione impegnata nella difesa dei diritti delle donne contro la violenza di genere, ci dà alcuni dati, per esempio i dati del 1522, – continuiamo a memorizzare questo numero, è il numero antiviolenza, il 1522. Dal 2020 i contatti del 1522 sono raddoppiati, erano 30 mila nel 2020, 60 mila nel 2024. A chiamare sono donne prevalentemente dai 35 ai 50 anni, donne all’interno di una relazione che subiscono violenze dai mariti, dai compagni, da persone con cui hanno scelto di fare dei figli. Sono donne normali, con lavori normali, che hanno relazioni con uomini che noi definiamo normali, come gli assassini di Sara Campanella e Ilaria Sula. In 30 anni di attività “Differenza Donna” ha accolto 70 mila donne, 140mila bambine e bambini. Nel 2024, l’anno scorso, le donne di nazionalità italiana sono state 1.550, le migranti comunitarie 1.150, le migranti non comunitarie 400″.

Nel 2024, su 115 donne uccise, 99 in ambito familiare

Ha continuato la giornalista: “Il ministro Nordio ha detto che alcune etnie hanno una sensibilità diversa dalla nostra verso le donne e a guardare dai numeri viene da dire meno male. Dobbiamo guardare i dati certo, però in Italia non esiste una banca dati istituzionale pubblica completa sui femminicidi. I dati più importanti, significativi sono quelli dell’osservatorio “Non una di meno”: nel 2023 su 120 donne uccise, 96 sono state uccise in ambito affettivo, familiare. Nel 2024 su 115 donne uccise, 99 sono state uccise in ambito affettivo e familiare. In 50 casi l’assassino era il marito, il compagno, il convivente, in 14 il figlio, in 12 è stato l’ex compagno. Le persone uccise conoscevano chi le ha uccise”.

Il lessico sbagliato e il linguaggio della violenza

Si domanda Francesca Mannocchi: “Da dove nasce la violenza? La violenza nasce dal linguaggio, dalle parole, partiamo da lì, dal lessico sbagliato, fuorviante, incompleto, dannoso che usiamo per descrivere questo fenomeno, quello del “troppo amore”, del “delitto passionale”, “dell’impeto di rabbia”. La violenza di genere non si affronta come si dovrebbe perché le parole che usiamo per raccontarla riflettono la cultura del dominio dell’uomo sulla donna. (…) Il danno, il danno che ci hanno prodotto gli abusi che abbiamo supito è irriparabile, ma la lingua no, la lingua è irriparabile e sarà la nostra prima e ultima forma di giustizia. Cominciamo a capovolgere il lessico per demolire la violenza contro le donne, come ha fatto Giselle Pelicot: non siamo noi che dobbiamo vergognarci, la vergogna deve cambiare lato perché ci vogliamo tutte vive”.

Contro i femminicidi e l’incultura del possesso parole e azioni trasformative

Mettiamoci in discussione e apriamo menti e cuori ad azioni e parole trasformative. L’orrore è pure dentro di noi e dobbiamo saperlo riconoscere. Solo così si metteranno in pratica reali processi di cambiamento. “L’uomo nero” si annida anche nei nostri cervelli, come ricorda Brunori. E partiamo dai primi anni di vita per educare al rispetto dei corpi e delle anime. Rispetto di sé stessi e degli altri. Contro i femminicidi. Per la vita e la bellezza di un eros mai piegato all’incultura del possesso.

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2 commenti

  1. La denuncia immediata,le misure preventtive e un percorso di valutazione e reintegro ( ove possibile ) nella società sono le strade che potranno salvare vite in futuro .
    Non siamo tutti omicidi, o “femminicidi ” nella psiche.
    Chi è capace di compiere certi gesti é malato, incapace di frenare le.propie pulsioni omicide!
    Con la scuola cosa vuole si vada ad insegnare ??
    Siamo tutti ,mi riferisco a chi non ammazza in seguito ad un raptus, stati educati in maniera diversa da chi invece non sa trattenersi dal.provocare la morte di chi rifiuta ?? No , non credo sia così.
    Come detto in un altro post, queste tragedie vanno fermate con i fatti ed i fatti non vanno ricercate nell’ideologia.

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  2. la cosa negativa è che si parla gia con l’ideologia negativa della misandria verso gli uomini tutti non deve sempre essere così ma poi nei fatti se una donna è femminista deve esserlo anche con i comportamenti degli islamici e cosi via non solo, questa è la vera emergenza con gli omicidi e non la fantomatica cultura del possesso ecc….

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