Il lavoro che non c'è in una Messina da rianimare

Il lavoro che non c’è in una Messina da rianimare

Marco Olivieri

Il lavoro che non c’è in una Messina da rianimare

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mercoledì 14 Settembre 2022 - 12:35

Il 35,1 per cento d'occupati, le proposte di salari da fame... Ma come rilanciare la città?

MESSINA – Messina e il futuro che sembra lontano. Messina senza lavoro e con difficoltà a concepire un possibile riscatto. Non solo numeri: la città dello Stretto presenta, in base ai dati Istat, il più basso tasso d’occupazione dei grandi Comuni, con solo il 35,1 per cento d’occupati. Non solo numeri perché basta respirare in questa città per comprendere quanta disperazione e fame di lavoro ci siano, in un tessuto economico e produttivo lacerato da errori strategici che hanno caratterizzato almeno gli ultimi vent’anni e non solo. Se n’è parlato alle amministrative, in un dibattito promosso dalla Cisl. E il tema, mentre l’amministrazione comunale punta a rilanciare la città, rimane centrale.

Emergenza lavoro a Messina. Ma non basta l’appello a cambiare direzione. In attesa d’approndire il tema, in un viaggio che darà attenzione a idee e speranze disseminate nel territorio, e spesso inascoltate, proviamo ad abbozzare alcuni spunti di riflessione. Oltre a indignarci giustamente perché il proprietario di un bar offra 130 euro per 42 ore a settimana, dobbiamo comprendere quali siano gli elementi sui quali concentrarci per favorire l’idea di un’altra Messina, non riservata solo agli slogan elettorali.

Un costante spopolamento della città

Abbiamo più del sessanta per cento di persone che non lavorano e soprattutto assistiamo a una continua emigrazione. Come si fa a rimanere in questa situazione? Si preferisce, per poter lavorare, andare via. E, di conseguenza, da oltre 40 anni assistiamo a un costante spopolamento della città.

In pochi trovano qui lavoro, quasi mai adatto alle loro caratteristiche, con orari e retribuzioni a volte scandalosi. E il reddito di cittadinanza, misura da potenziare e non scevra da limiti, ha avuto il merito storico di far dire “no” a condizioni lavorative segnate dallo sfruttamento. Il tutto ovviamente senza generalizzare e senza colpevolizzare alcuna categoria. Ma il reddito di cittadinanza ha spesso fatto emergere situazioni proibitive, dando la possibilità di dire “no” a proposte davvero indecenti.

Sfruttamento lavorativo, emigrazione di massa, economia debolissima

A non trovare lavoro sono coloro che vorrebbero un’occupazione adeguata alle proprie aspirazioni sia nel privato, sia nella pubblica amministrazione, colpita dal blocco delle assunzioni. O che comunque vorrebbero un impiego dignitoso. Quasi un’utopia in questa terra dimenticata.

L’emigrazione di massa e l’impoverimento complessivo a Messina, senza nascondere pure la diffusione del lavoro nero in un’economia legale debole, incidono su tutti gli aspetti. Non ci si può meravigliare che il valore degli immobili diminuisca, se i residenti sono sempre di meno. Ci sono sempre meno abitanti nelle case e una significativa decrescita dei valori immobiliari, pur tra momenti di ripresa, delinea da anni un quadro complicato.

Com’è difficile fare impresa

Meno si trova lavoro, più le persone vanno via e più diventa davvero difficile avviare pure una piccola impresa o attività commerciale. Chi decida d’aprire ora un negozio in centro, ad esempio, con in più gli ostacoli della tassazione elevata e dell’impennata delle spese energetiche, si troverà di fronte alla possibilità di affittare botteghe a prezzi quasi sempre eccessivi.

Molti proprietari preferiscono lasciare questi locali sfitti piusttosto che abbassare i prezzi. Gli stessi commercianti si scontrano con un ridotto numero d’utenza e, anche in questo caso, è tutta una catena di debolezze economiche che si condizionano a vicenda.

E, allora, come invertire la rotta? Tempostretto avvierà un dialogo sempre più costante con cittadine e cittadini, rappresentanti delle istituzioni e realtà sociali, sindacali, universitarie e imprenditoriali per cercare d’individuare punti in comune in vista di una possibile, e non più rinviabile, ripresa. Senza qualunquismi e sempre individuando ciò che è vitale e in crescita, in antitesi a ciò che è destinato a una decrescita. Una decrescita non felice. O qui si inverte la rotta o si muore.

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8 commenti

  1. Bellissimo articolo veritiero dall’inizio alla fine e che STRACONDIVIDO!

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  2. Trent’anni fa ed oltre in una trasmissione televisiva locale ( non ne faccio il nome ma non è difficilissimo capire vista la miseria anche in quel settore ) dissi : questa città muore giorno dopo giorno e voi parlate di zona falcata …….. Sono passati oltre trent’anni la città è ormai morta e sepolta e su quella stessa televisione si parla di zona falcata , atm , amam e delinquenza quotidiana.
    Allora Messina contava quasi 250 Mila abitanti oggi meno di 220 .
    W la massoneria e le famiglie massoni di questa sottospecie di città.

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  3. Bassissima percentuale di occupati lavorativamente, ma come si spiega l’elevato tenore di vita dei messinesi? Basta guardare le ville che continuano a costruire, le automobili di grossa cilindrata che circolano, i locali sempre pieni nonostante il costo sproporzionato di una pizza margherita e tanto altro ancora! Chissà come mai……

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  4. A Messina sempre peggio negli anni sono sparite attività come i cantieri navali, l”arsenale, il distretto militare; vi ricordate De Domenico sul viale e Piccolo della stazione, negozi sempre pieni. Da trent’anni le più volte all’anno che torno a Messina vedo sempre più degrado, sporcizia e rassegnazione.
    Nella nostra città serve chi investa in attività produttive.

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  5. GiuseppeDaMessina 15 Settembre 2022 09:07

    Da oltre vent’anni mi occupo di consulenza del lavoro e per 19 di questi lo studio in cui lavoro sembrava una succursale del centro per l’impiego, per le numerose richieste di lavoro; da qualche tempo sono le imprese a chiedere aiuto per trovare lavoratori disponibili ( a condizioni e retribuzioni da contratto nazionale). Oltre all’indisponibilità dei “disoccupati” (perché forti di altra fonte di reddito senza fatica) abbiamo dovuto ascoltare le richieste assurde di alcuni lavoratori che pretendevano di essere assunti a pochissime ore settimanali per non superare il limite dei reddito che permetteva loro (o un componente la famiglia) di non perdere l’incriminato sussidio. Detto ciò, io sono favorevole al RdC ma è necessario apportare dei correttivi che si adattino ad un Paese come il nostro considerando anche che i rifiuti alle offerte di lavoro non sono comunicate agli organi compententi perché la ricerca viene effettuata direttamente dall’azienda.

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    1. Eccone un’altro ad esprimersi solo esclusivamente a difesa di chi ha il cuxx pieno. Dove sono tutti questi imprenditori ad offrire lavori con regolare contratto? Raccontala ad altri la favoletta…non a me!

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      1. GiuseppeDaMessina 15 Settembre 2022 17:07

        Capisco le Sue perplessità, ma Le posso assicurare che è una realtà paradossale. Sarebbe anche opportuno che l’Istituto Nazionale di Statistica dia il dato dei percettori del RdC tra coloro che computa come “disoccupati”, considerando anche i percettore per nucleo familiare; forse renderebbe meglio l’idea …

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  6. DISFATTISTI!!!! l’assessora previti ha detto che ha avuto un finanziamento di un miliardo e quattrocento milioni di euro (non si è capito bene se con il masterplan o con il pnrr) e messina diventerà più forte e più bella che pria 😀 😀 …. MA NON’AVITI PACENZA??? 😀 😀

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