"Il piacere dell'onestà" al Vittorio Emanuele: una messa in scena convincente

“Il piacere dell’onestà” al Vittorio Emanuele: una messa in scena convincente

Tosi Siragusa

“Il piacere dell’onestà” al Vittorio Emanuele: una messa in scena convincente

sabato 28 Febbraio 2026 - 12:43

Una delle commedie pirandelliane più rappresentative applaudita a Messina, con la regia di Averone interpreti magistrali

MESSINA – “Il piacere dell’onestà” di Luigi Pirandello in scena a Messina. Ieri sera, previste repliche oggi e il primo marzo, il teatro Vittorio Emanuele, per la stagione 25/26 della Rassegna principale, “e naufragar m’è dolce in questo mare”, ha inscenato la commedia pirandelliana in tre atti, composta e rappresentata nel 1917 e ispirata alla novella “Tirocinio”del 1905, “Il piacere dell’onestà”, sotto la egregia direzione di Alessandro Averone, che ne è stato altresì uno dei magistrali interpreti, unitamente a Alessia Giangiuliani, Laura Mazzi, Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro e Antonio Tintis.
Ben realizzati i costumi d’epoca della sartoria “L’ago teatrale”,scelti da Marzia Paparini, con l’assistente costumista Federica Bianchi,che, in uno all’allestimento scenico ben riprodotto di Alberto Favretto, con la direzione di Lucia Rotondo, con adeguata illuminazione scenica di Luca Bronzo per la messa in valore di tali elementi, hanno apportato valore aggiunto alla performance. Una felice produzione Teatro della Città-Centro di Produzione Teatrale ,in collaborazione con teatro Metastasio di Prato e Kunk Company, che le musiche di Mimosa Capironi – noti brani classici in versione rock, come l’”Estate” di Vivaldi, l’Overture da “Le nozze di Figaro” di Mozart, “Al chiaro di luna” di Beethoven –  hanno sottolineato in modo ragguardevole. Le foto di scena si sono attestate a Manuela Giusto. La trama è pirandellianamente caratterizzata, col personaggio fascinoso e intelligente di Angelo Baldovino, nobile decaduto  e non più inserito in società per il suo passato connesso al vizio del gioco e a speculazioni sbagliate, che si riscatta, mutando  quei suoi costumi e indirizzando la sua esistenza ad una onestà invisa però alla società dei benpensanti, che non desiderano andare contro e oltre la facciata apparente. Il cambiamento trae genesi da un compromesso ben in uso al tempo: nella specie, accollarsi il matrimonio con la giovane Agata Renni, già in attesa di un bambino generato con il marchese Fabio Colli, ammogliato, per non turbare la rispettabilità sociale e,salvando le apparenze, evitare turbamenti sociali.
La società che”nega credito alla sua firma”ha però attirato la vendetta del Baldovino, che agirà per rendere quella finzione seriamente veritiera, mantenendosi onesto e esigendo sinceri comportamenti dai compartecipi a quella scelta: solo Agata ne coglierà infine il senso, avviandosi ad un’unione autentica con il consorte, al di là dell’inganno sociale di partenza. Angelo Baldovino, che ha sposato per finta una donna, assume quindi la decisione di sposare, “ma sul serio, l’onestà”, applicando ad essa criteri veramente rigidi.
La commedia, coeva a “Così è( se vi pare)” aveva riscosso da subito grande successo di pubblico; la critica era invece rimasta alquanto fredda, pur se  Antonio Gramsci ne  aveva dato un giudizio molto positivo. La trama riporta al gioco delle apparenze: non si può creare scandalo quando vi è di mezzo un figlio generato da una nubile con un nobile coniugato, pur se tradito e abbandonato dalla propria moglie; occorre allora, per intercessione della madre della giovane, scovare qualcuno disponibile ad accollarsi la situazione, attraverso un matrimonio finto. Presterà i propri servigi a tal fine Maurizio,cugino del marchese. Baldovino,però, rifiuterà di ricevere denaro e, per il principio dell’onestà, vorrà esercitare il suo ruolo per davvero, lo pretenderà seriamente, operando un controllo sui rapporti in seno alla precostituita famiglia. Il marchese intanto potrà continuare a frequentare la casa coniugale senza dare scandalo,  attraverso l’espediente della nomina di Baldovino quale consigliere delegato di una sua impresa commerciale.
La nascita del bimbo acuirà però i  contrasti, per la volontà del padre acquisito di porre in essere vere scelte a riguardo. Agata intanto in un primo momento fremerà per riprendere la relazione con il marchese, che cercherà di far risultare Baldovino un ladro, facendo sparire somme ingenti dai bilanci societari. La trappola verrà infine però alla luce e la giovane ne prenderà le distanze, rifiutando le meschinità e l’imbroglio dell’infimo marchese, finché il marito svelerà alla famiglia allargata riunita quanto è stato ordito ai suoi danni. Baldovino non accetterà  più allora quella sua funzione di copertura, decidendo di andar via, ma Agata prenderà la decisione di partire con lui, riconoscendo l’onestà dei suoi sentimenti, quella d’ordine autenticamente sostanziale. Il personaggio principale è, come gli altri, reso con sobrietà, evitando caricature e sottolineature sopra le righe.
  Un plauso.
Gradimento è stato espresso meritatamente dagli spettatori presenti, che hanno reso palpabile tale proprio convincimento, mostrando con ciò, almeno in via teorica, di condividere la critica alla società borghese che  mostra di essere destabilizzata da chi onesto lo è sul serio e può quindi a buon titolo disprezzare quelle maschere onorabili sprofondate sempre più nell’ipocrisia. Confidiamo che ,anche ai nostri tempi ,si colga ,ma per davvero, la differenza profonda fra essere e apparire e si agisca consequenzialmente. 

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