Il ponte e le aree degli espropri, rischio paralisi per Messina

Il ponte e le aree degli espropri, rischio paralisi per Messina

Marco Olivieri

Il ponte e le aree degli espropri, rischio paralisi per Messina

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giovedì 04 Aprile 2024 - 06:57

La città non è in grado di assorbire in tempi brevi tutti i disagi legati alla discussa grande opera. Ecco le zone coinvolte

MESSINA – Non solo Torre Faro. Il ponte sullo Stretto, come dimostra la pubblicazione dell’elenco dei possibili espropriati, coinvolge l’intera città di Messina. Da Capo Peloro a Mortelle, Contesse, Sperone, Pace, Tono, la Panoramica, Annunziata, Torrente Trapani, viale Europa e viale Italia (con lavori temporanei per la stazione ferroviaria sotterranea). Il tutto senza dimenticare lo spostamento della stazione centrale a Gazzi.

Se aggiungiamo che si tratta di una grande opera fortemente discussa, con parecchi effetti da valutare nel suo rapporto costi/benefici in termini di operazione complessiva, è evidente che l’accelerazione mediatica non aiuta a procedere con una valutazione scrupolosa, libera da condizionamenti. L’analisi dovrà passare, dopo la Conferenza dei servizi del 16 aprile, dalla valutazione d’impatto ambientale e dal via libera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). Pareri che non si possono dare per scontati.

Una cosa deve essere chiara: Messina non è in grado di assorbire in tempi brevi tutti i disagi legati ai lavori del ponte. Lo abbiamo già evidenziato: se il “sì” o il “no” alla grande opera è una scelta che va oltre la volontà di chi vive qui, la gestione della tutela del territorio da un’operazione così imponente è un tema centrale. Ancora di più in una città che spesso si blocca per un piccolo cantiere o per un po’ di pioggia. E che ha bisogno di molti anni per fare il necessario passaggio dalla dittatura dell’auto a un nuovo modello di città sostenibile, a misura di pedone e nel segno dei servizi pubblici.

Rimangono i dubbi su “un’accelerazione a passi di gigante”, come l’ha definita il sindaco Basile, che comporta un mutamento notevole nell’organizzazione della città. Persino a livello di giustizia, con i conteziosi per gli espropri, si teme la paralisi. Lo abbiamo scritto di recente: contro la tentazione del governo e del ministro Salvini di cedere allinsostenibile leggerezza della propaganda occorrerà essere più ponderati. Su inquinamento, disagi ed esternalità da pagare, tra passaggi di tir e mutamento del traffico cittadino, bisognerà trovare soluzioni adeguate a una città così complicata in termini di gestione e sicurezza. Pensiamo alle vie di fuga e ai problemi di un territorio messo a dura prova sul piano idrogeologico.

Il ponte e l’alternativa di un modello di sviluppo meno invasivo

In questo contesto, i pareri di valutazione ambientale e del Cipess non possono essere considerati una mera formalità. Ma rappresentano dei passaggi da chiarire con il massimo rigore, al riparo da ogni slogan di una politica che ha bisogno di successi d’immagine e bandierine. Ma non sulla pelle di una città che deve avere un suo modello di sviluppo.

Rimane il dubbio che, per la città dello Stretto, un modello meno d’impatto sul territorio ma legato a più infrastrutture senza il ponte avrebbe potuto, e potrebbe, essere vincente. Infrastrutture stradali, autostradali e ferroviarie e servizi in funzione delle caratteristiche messinesi tra mare e terra: le opere compensative ma senza la grande opera, per usare un paradosso.

A prescindere dal ponte, la Sicilia e il sud devono avere delle infrastrutture europee in tempi certi

Ma anche nel caso in cui si propendesse, dopo mille valutazioni, sul modello ponte, servirebbe un piano straordinario per Messina, sia in termini di ricadute economiche compensative sia di organizzazione della città, nel quadro di un processo necessario di ammodernamento delle infrastrutture di tutto il sud d’Italia. Qualcuno ricorda la questione meridionale, da inserire in un’ottica europea? Una battaglia che un partito nazionale come il Partito democratico, se si libera dal suo passato, dovrebbe fare.

A prescindere dal ponte, la Sicilia e il sud devono avere delle infrastrutture di livello europeo in tempi certi: questo significa avere un progetto per il sud d’Italia. Meridione che potrebbe diventare davvero, con un progetto chiaro in termini economici e sociali, un gioiello per l’intera Europa.

Il Pums e il ponte

Ricordiamo che, in Sicilia, in relazione al ponte, sono previsti 28 chilometri di opere stradali e ferroviarie e la città avrà una trasformazione significativa nei collegamenti, comprese le stazioni metropolitane di Annunziata, Papardo e Viale Europa. Non a caso il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Salvatore Mondello ha parlato di recente dell’esigenza di “governare i processi di sviluppo legati alla costruzione del ponte. L’amministrazione continuerà a collaborare e verificare le strategie di sviluppo in funzione degli interessi della città. Tracciare nuove direttrici infrastrutturali che collegano Messina nord con il centro città diventa centrale per il futuro dell’assetto territoriale. Anche il Pums, il Piano urbano per la mobilità sostenibile discusso in Consiglio, non può essere avulso dal ragionamento attorno alla grande opera”.

Insistiamo: oggi tocca all’amministrazione comunale e alla rappresentanza parlamentare vigilare affinché l’eventuale partenza del ponte non si traduca in un incubo per la città. “Vogliamo essere ascoltati”, dicono i cittadini. La prima necessità è che si venga incontro alle esigenze di un territorio già così provato, ottenendo il massimo in termini di ricadute. Questa è l’attuale posta in palio in relazione a un’eventuale fase di “transizione” che durerà almeno sette anni, nell’ipotesi più ottimistica. O il governo razionale della città o il caos: la terza possibilità non esiste.

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18 commenti

  1. Siamo messi bene.
    7 anni minimo di caos.
    Incertezza su ponte sì o ponte no.
    Opere necessarie non ben considerate, come treni, strade e navi.
    Ma sicuro che la colpa è delle auto 😂.

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  2. Marco D'Arrigo 4 Aprile 2024 07:39

    Opera demenziale per bimbi capricciosi.

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  3. Intanto la durata della costruzione del ponte se va bene durerà minimo 30 anni. Non si potrà più usufruire delle coste per andare al mare da nord a sud cioè da Santa Margherita a Venetico. Hanno considerato la siccità? Si dovrebbero sprecare litri e litri d’acqua per una cosa che non serve? Togliere e razionare l’acqua per cosa? Sono questi i benefici economici che porterà il ponte? E’ questa la ricchezza che deriverà dal ponte? Avete pensato che poi (ammesso che si finirà) a Messina non si fermerà più nessuno? Nel frattempo durante i lavori i turisti delle navi crociera respireranno la dolce polvere della costruzione, porteranno questo come souvenir a casa: ecco la ricchezza.

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  4. Quelli fuori di testa sono in libera uscita.

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  5. Ma se la Regione ha trovato un miliardo e spacca da investire buon Dio com’è che abbiamo una sanità da terzo mondo?
    Ma possibile che a nessuno interessi il modo in cui vengono spesi i nostri soldi?
    Se Salvini vuole il ponte trovi i fondi al completo e Schifani pensi ad investire il miliardo nella sanità siciliana.
    Ma spesi bene…

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  6. Forse non avete capito che da persone poco qualificate nascono solo pasticci.

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  7. L Amministrazione subisce passivamente e basta. Appare evidente.
    Pums, parcheggi, piste ciclabili, tutto inutile. Soldi buttati.

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  8. Un sentito ringraziamento al giornalista Olivieri per il suo articolo.
    È la dimostrazione lampante che ci si è accorti dello sconvolgimento che il ponte determinerà a tutta la cittadinanza.
    Con grande amarezza devo dire che ,fino adesso,il sindaco Basile non si è mai espresso in questi termini.
    Se non lo ha fatto, è opportuno che legga attentamente le considerazioni del giornalista Olivieri e faccia delle serie considerazioni e non si ponga supino davanti al manager Ciucci.

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  9. Immagino che il Sindaco e la Giunta si rendano conto dell’immagine di passa carte che stanno offrendo. E che certamente non verranno rieletti.
    Vabbè passeranno alla Lega……

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  10. Che esagerazione. Quale rischio?Il caos totale è una certezza assoluta. Mega caos e , poiché il ponte è un’opera verde, i tir che scorrazzeranno per città non inquineranno, ma emetteranno olezzo di verbena. Si prevedono tempi biblici per andare al lavoro

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  11. Abbiamo già una città poco vivibile per traffico, lavori stradali continui per servizi vari,luce,gas,acqua,fognature e telefoniche, nonché lavori su svincoli autostradali mai ultimati e non cominciati. Inoltre i grandi organizzatori ed esperti del ponte hanno Considerato quanti mc. di acqua potabile servono per la costruzione del ponte visto che il liquido prezioso per le comunità è già carente oggi, a questo le grandi testate locali nemmeno ci hanno pensato. Ed ora come lo diranno al Ministro.

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  12. Dopo 50 anni di invasione di tir e auto in traghettamento e di vergognoso immobilismo politico ed economico, 7 anni di lavori per il Ponte (che peraltro si svolgeranno in gran parte via mare) saranno per Messina una passeggiata ed un piacere. Anche pensando al grande futuro che verrà per la città e i suoi abitanti odierni e futuri.

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  13. Ma perché parliamo di sette anni se già la società ha detto otto? Poi certamente saranno almeno dodici

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  14. Qualcuno si è chiesto, ad esempio, dove andranno a vivere con tutte le loro cose migliaia di persone che resteranno senza casa da un giorno all’altro? Non parliamo di pochi immobili… esistono altrettante case in vendita o in affitto in città?

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  15. Ma i tempi sono certi. Le calende greche. Lavori via mare? I pilastri, le gallerie, i viadotti saranno realizzati via mare?

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  16. Vorrei ringraziare la redazione di tempo stretto che informa sulle controindicazioni della costruzione di quella cosa che non oso nominare.se potete fate di più dettagliate di più magari i messinesi usciranno dall’indifferenza e cominceranno a fare sentire la loro voce su un argomento che interessa tutta la città,nessuno escluso

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  17. Anno 2050, dopo l’inaugurazione mondiale in diretta streaming, arrivano i primi turisti provenienti dalla sponda calabra del ponte.

    Toccano terra Sicula ma… si forma una coda, sono rimasti bloccati per via di lavori in corso presso il viadotto Ritiro.

    Sarà il primo ponte con una coda di auto lunghissima che unirà Calabria e Sicilia.
    Dal mare si sente un tizio urlare “col traghetto ci metto di meno!”
    È tutto bellissimo.

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  18. Francesco Cappello 6 Aprile 2024 15:56

    Quualche idea per gestire meglio l’impatto dell’opera.
    Idea 1:
    Per gli espropriati si è ancora in tempo a predisporre varianti urbanistiche, edificare in aree vicine e pagare eventuali riduzioni di superfici abitative e giardini.
    Idea 2:
    I torrenti Pace e Guardia potrebbero essere ampliati, collegati tra loro da breve galleria e infine a valle di Contrada Marotta, tramite altra galleria, connessi agli svincoli Annunziata-Giostra.
    Il traffico dei cantieri Nord verrebbe così dirottato direttamente in autostrada e in futuro la nuova viabilità alleggerirebbe di molto il traffico locale (alternativa al terzo anello a servizio del ponte).
    Idea 3:
    Il cronoprogramma dovrebbe essere approvato dalle giunte delle 3 città dello stretto, e tener conto delle specificità locali. Meglio 2,3 anni in più ma con lavori meno “asfissianti” che tutti i cantieri in contemporanea.

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