Dai dati allarmanti sull'occupazione femminile e nei giovani alle morti sul lavoro, l'analisi di Cgil e Uil. "Crisi strutturale nel territorio metropolitano"
MESSINA – Il lavoro che non c’è, o è precario e sottopagato, a Messina e nel sud d’Italia. Questo è il vero tema. E dovrebbe essere al centro di ogni agenda. Da parte della Cgil e della Uil, con i segretari Pietro Patti e Ivan Tripodi, arriva un grido d’allarme sulla situazione drammatica nel lavoro. Non un’emergenza ma un elemento strutturale.
Così la Cgil: “Al centro della giornata del Primo Maggio il tema del “lavoro dignitoso”. Un tema che nel territorio messinese ha un certo impatto: lavoro precario, sottopagato e insicuro sono radicati nel tessuto sociale. La Cgil Messina richiama con forza l’attenzione sulla condizione del lavoro nella città e nell’intera area metropolitana. Messina vive una crisi strutturale che si trascina da anni e che oggi assume contorni ancora più preoccupanti: economia debole, occupazione fragile, salari bassi e una crescente fuga di giovani che impoverisce il territorio e ne compromette il futuro”.
“Intere generazioni costrette ad andare via dal Messinese alla ricerca di un lavoro stabile”
Continua il sindacato: “Intere generazioni sono costrette ad andare via per trovare un lavoro stabile e dignitoso, alimentando un’emigrazione silenziosa che svuota il territorio di competenze,
energie e speranze. I dati elaborati dalla Cgil Messina confermano un quadro allarmante: l’occupazione femminile resta tra le più basse d’Italia, con tassi che si attestano ben al di sotto della media
nazionale e fortemente segnati da precarietà e part-time involontario, tra i giovani il lavoro è spesso discontinuo, sottopagato e privo di prospettive, con una diffusione preoccupante di contratti precari e
lavoro povero, cresce il numero di lavoratori e lavoratrici che, pur lavorando, non riescono a superare la soglia di una vita dignitosa”.
“Le morti sul lavoro e il lavoro come diritto”
E ancora: “A tutto questo si aggiunge una condizione inaccettabile sul fronte della sicurezza. Anche a Messina si continua a morire di lavoro. Incidenti, infortuni e insufficienti misure di prevenzione raccontano di un sistema che troppo spesso mette il profitto davanti alla vita delle persone. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per l’intera comunità e impone una risposta immediata e concreta.
“Il territorio di Messina – dichiara il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – non può continuare a perdere terreno, senza lavoro dignitoso non c’è sviluppo, non c’è coesione sociale, non c’è
futuro. Per il Primo Maggio, che è una giornata di lotta e di rivendicazione, vogliamo ribadire che il lavoro è un diritto, non una concessione. Perché senza lavoro non c’è libertà, senza dignità non c’è
futuro”.
“Oggi le sfide sono tante anche per le condizioni di vita e di lavoro a Messina e nella provincia: precarietà, lavoro povero, divario di genere, sicurezza sul lavoro, spopolamento, la condizione occupazionale dei
giovani e delle donne. Nuove opportunità e lavoro stabile sono queste le priorità da cui ripartire, insieme alla necessità di nuove politiche industriali e di investimenti capaci di generare sviluppo sostenibile e
buona occupazione”.
“Il lavoro per Cgil, Cisl e Uil e la povertà e il precariato diffusi”
Su questa linea la riflessione di Ivan Tripodi, segretario generale della Uil Messina: “Lavoro dignitoso” è lo slogan deciso da Uil, Cgil e Cisl per la celebrazione unitaria del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori. Uno slogan che sintetizza una precisa e voluta scelta politico-sindacale finalizzata a considerare dirimente e fondamentale la tematica della dignità del lavoro. Una questione di estrema attualità poiché rappresenta una drammatica emergenza sociale che tocca la carne viva di un “esercito” di lavoratori e di giovani del nostro Paese e del territorio della provincia di Messina. La crisi economica morde ed è aggravata dalla gravissima instabilità internazionale costellata dai venti di guerra che soffiano a poca distanza dalle nostre latitudini. In questo scenario, oggettivamente difficile e pericolosamente incerto, il lavoro povero, rappresentato da salari bassi che perdono sempre più il già debole potere d’acquisto, costituisce un inaccettabile punto di non ritorno. I numeri in Italia sono drammatici e a Messina, città di frontiera del nostro Sud, sono ulteriormente nefasti: oltre la metà dei contribuenti, lavoratori e pensionati, dichiarano un reddito lordo annuo sotto i 15.000 euro, sono decine di migliaia i giovani che non studiano e non cercano lavoro, i cosiddetti neet, e il numero dei lavoratori in nero è ormai fuori controllo nonostante la costante azione di denuncia che portiamo avanti senza sosta”.
Prosegue Tripodi: “In più, il dumping contrattuale è una indecente realtà da cancellare rapidamente poiché si tratta di un sistema criminogeno coniugato con l’adozione di contratti pirata firmati da pseudo associazioni datoriali in squallida combutta con sedicenti organizzazioni sindacali che non rappresentano nulla e che puntano a falcidiare le previsioni economiche e normative fissate dai Ccnl siglati da Cgil, Cisl e Uil. Pertanto, viviamo una situazione non più tollerabile caratterizzata dalla necessità di riconquistare la
dignità del lavoro che non può trasformarsi in moderno sfruttamento o in schiavismo 2.0. Partendo da questa fotografia di un Paese reale contraddistinto da drammi e sfruttamento, il Primo Maggio è un importante momento per riportare al centro del dibattito pubblico il tema del lavoro e dei diritti. Il mondo del lavoro sta cambiando profondamente e rilanciamo l’urgenza del riconoscimento di diritti fondamentali da sempre al centro delle nostre rivendicazioni: dal diritto a un lavoro dignitoso si innesta il rispetto delle persone e la sicurezza sul lavoro che evidenzia la mattanza rappresentata dal numero pauroso delle vittime di innocenti lavoratori che ogni anno, anche a Messina e provincia, perdono la vita sul posto di lavoro”.
“Emergenze lavoro non più ignorabili e il ricordo delle parole di Pertini”
Conclude il segretario generale della Uil: “Vi sono alcune emergenze che non possono più essere ignorate: la precarietà diffusa, soprattutto tra i giovani, il part-time involontario imposto e non scelto, i giovani fuori dal lavoro, il grave ritardo sull’occupazione femminile e sulle infrastrutture sociali. Quindi è indispensabile avere risposte chiare e precise che vadano nella direzione auspicata dal sindacato confederale. Riteniamo che sia giunto il momento di fare un ulteriore passo in avanti e unire le energie, le voci e le esperienze per dare forza a chi oggi fatica ad averne e costruire una prospettiva concreta di futuro. Nel chiudere ci piace ricordare, anche quest’anno, la sempre attuale frase che, nel 1981, in occasione del massaggio di fine anno, disse Sandro Pertini, senza alcun dubbio il presidente della Repubblica più amato dagli italiani. Infatti, egli affermò: Io credo nel popolo italiano. È un popolo, generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari, non chiede quindi il paradiso in terra”.
