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Il romanzo sull’Europa del futuro: libertà, democrazia e uno scorcio del messinese

Pierluigi Siclari

Il romanzo sull’Europa del futuro: libertà, democrazia e uno scorcio del messinese

lunedì 11 Marzo 2019 - 08:00

Racconta una distopica Europa del futuro, fa riflettere su libertà e democrazia e tocca Letojanni e Mongiuffi Melia il romanzo Uropia, il protocollo Maynards, di Pietro Bargagli Stoffi, pubblicato da Bibliotheka Edizioni a fine gennaio.

L’autore, nato quarantatré anni fa a Pisa, si è laureato in Giurisprudenza presso l’università della propria città, per poi trasferirsi all’età di ventinove anni in Germania, dove è rimasto per dodici anni. Attualmente risiede in Svizzera, e svolge l’attività di sales manager business development, occupandosi di soluzioni sostenibili per il riciclaggio dei rifiuti dopo aver lavorato a lungo nel settore del design automotive.

Pietro Bargagli Stoffi ha lavorato all’opera tra la fine del 2016 e la fine del 2017. Autore di alcune poesie giovanili, e fondatore e redattore di due giornali studenteschi al liceo e all’università, non si era mai dedicato con impegno alla narrativa. La spinta, in tal senso, è arrivata dalla moglie tedesca: “Temendo che potessi perdere dimestichezza con la mia lingua, mia moglie mi ha suggerito di scrivere un libro, come fosse la cosa più semplice del mondo. In realtà, oltre a suggerirlo, mi ha letteralmente pungolato sull’argomento. In un primo momento non sapevo bene di cosa scrivere, poi mi sono concentrato sugli argomenti che più mi interessano: politica, economia, temi sociali. Ho l’abitudine di ritagliare gli articoli che più mi colpiscono sulla democrazia, la libertà e il diritto, e a un certo punto ho capito di avere abbastanza materiale per provare a rispondere a una domanda: A che punto siamo con la democrazia nella nostra società attuale? Su un’ipotetica scala da 0 a 10, dove lo 0 rappresenta la libertà assoluta e il 10 la dittatura, siamo davvero convinti di essere a 0? Oppure siamo a 2, a 3 o a 4? O magari non lo sappiamo?

Deciso l’argomento, Pietro Bargagli Stoffi ha capito quasi subito che avrebbe utilizzato la forma del romanzo: “Ho riflettuto davvero poco tra saggistica e narrativa, perché penso che per riuscire nella prima serva un’autorevolezza che io, pur avendo studiato diritto e essendone tutt’ora appassionato, non posso dire di avere. Inoltre, volendo presentare un “cosa potrebbe succedere?”, un romanzo era più appropriato di un saggio”.

Pochi dubbi, per l’autore, anche su quale sia stata la parte più difficile della stesura di Uronia, il protocollo Maynards: “Se non si è mai scritto un romanzo, le maggiori difficoltà risiedono nell’immaginare un intreccio. Personalmente, ho immaginato chi potessero essere i personaggi e come potesse funzionare la storia, ma non l’ho poi sviluppata in ordine cronologico dall’inizio alla fine. Avevo davanti a me una scena, che reputo molto importante, cioè la scena che vede il protagonista alle prese con un tipo di tecnologia che permette di sorvegliare in modo praticamente costante i cittadini”.

La tecnologia in questione, realmente esistente, si chiama RF-Capture ed è stata sviluppata nel 2015 da alcuni studenti del Massachusetts Institute of Technology. Sfruttando le onde di qualsiasi router come un radar, permette di rivelare la presenza di una persona all’interno di una stanza, ed è il tipico esempio di una dinamica che può essere utilissima – pensiamo ad esempio al monitoraggio di persone malate – ma che può anche ledere facilmente il diritto alla privacy. “Sappiamo di casi provati” ricorda l’autore, “in cui l’autorità pubblica ha utilizzato, in materia illecita, senza l’autorizzazione da parte di un tribunale, della tecnologia per effettuare sorveglianza su più persone”.

Uropia, il protocollo Maynards compie un viaggio in avanti nel tempo di circa di dieci anni – per la precisione, il presente del romanzo si può collocare tra il 2026 e il 2027: “Nel presente distopico della mia storia ho immaginato un’Unione Europea allargata a trenta Stati, che hanno già deciso, a causa della crisi economica, dei continui attacchi terroristici e delle ondate di populismo nazionalista, di rinunciare alla propria sovranità nazionale per cederla allo Stato Federale Continentale. Il romanzo percorre il primo anno, transitorio, del nuovo regime. Il presidente della Commissione Europea, Andraş Pordan, occuperà l’ufficio temporaneo del presidente d’Europa gestendo la transizione verso le prime elezioni democratiche pan-europee, tramando al contempo per ottenere il potere assoluto”.

Le misure liberticide del nuovo governo spingeranno il protagonista, Massimo, traduttore italiano nato e cresciuto a Monaco di Baviera, a lasciare la Germania e raggiungere proprio la Sicilia, cui lo stesso Pietro Bargagli Stoffi è legato dalle origini familiari: “Il nonno materno, di cui porto il nome, è nato a Noto, mentre la famiglia di mia nonna proviene da Calatafimi. Oltre a Noto, ho visitato Messina, Taormina, Castroreale e altri centri siciliani. Quando ho capito che il protagonista del mio romanzo doveva scappare dalla sua Germania, ho subito deciso di ambientare quella parte della storia in Sicilia, nel messinese, nei comuni di Letojanni e Mongiuffi Melia. Sono dei posti che ho visitato, e li ho reputati perfetti affinché lui potesse nascondercisi per diversi mesi. Mi affascinava il contrasto che si può trovare, soprattutto nei centri siciliani con un basso numero di abitanti, tra diffidenza e accoglienza. Se si supera la prima si entra davvero a far parte della comunità, venendo anche protetti, ed era quello che serviva al mio Massimo”.

L’autore insieme all’economista Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, con sottobraccio una copia del romanzo

Con l’autore trattiamo del rapporto tra l’attualità del nostro continente e la dimensione temporale di Uropia, il protocollo Maynards: “Ovviamente scrivere un romanzo ambientato nel futuro non significa essere un profeta. Come tanti maestri della fantascienza – ramo che come il thriller può spesso raccontare delle distopie – come Verne, Orwell, Bradbury e Huxley, ho cercato di immaginare un futuro verosimile ma ci ho anche messo dentro dinamiche eccessive per colpire il lettore. Naturalmente non ho la sfera di cristallo per dire come andranno le cose in futuro; posso però affermare che, sapendo come vanno oggi, ho il timore che possano peggiorare. È fondamentale che le persone tengano gli occhi aperti e siano consapevoli dell’importanza della democrazia e dei diritti che tutelano la libertà”.

La moglie di Pietro Bargagli Stoffi, nonostante abbia il merito di aver spronato l’autore a mettersi all’opera, non ha potuto leggere il manoscritto finito: “Non comprendendo perfettamente l’italiano, per mia moglie non è stato possibile leggere il romanzo, anche se ha avuto la fortuna” scherza lo scrittore, “Di godere di una versione orale, a puntate, che le ho proposto ogni sera prima di andare a dormire. Mi sarebbe piaciuto scrivere l’opera direttamente in tedesco, sia perché la storia è ambientata in gran parte in Germania, sia perché i lettori tedeschi sono molto interessati agli argomenti trattati, però bisogna riconoscere che, nonostante io parli tranquillamente il tedesco, e anche oggi che vivo in Svizzera lavori parlando ogni giorno in tedesco, la stesura di un romanzo è un’altra cosa. Per realizzarla avevo bisogno di usare la mia lingua madre. Sarei felicissimo se il romanzo avesse tanto successo da essere pubblicato anche in Germania, in modo che pure mia moglie, la sua famiglia e i nostri amici possano leggerlo”.

L’autore ha già in programma di presentare Uropia, il protocollo Maynards in Italia: A fine aprile presenteremo il romanzo a Pisa. Poi abbiamo in programma di organizzarne una a Roma, dove ha sede il mio editore, e naturalmente mi piacerebbe molto poter svolgere degli incontri anche nei comuni del messinese in cui è ambientata parte della storia”.

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