In difesa dello Stretto, un no al ponte tra Ulisse e Scilla e Cariddi

In difesa dello Stretto, un no al ponte tra Ulisse e Scilla e Cariddi

Marco Olivieri

In difesa dello Stretto, un no al ponte tra Ulisse e Scilla e Cariddi

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lunedì 27 Luglio 2026 - 07:30

Nel suo ultimo libro, il critico letterario Giulio Ferroni rievoca i miti e scrive un "Panegirico dello Stretto" opponendosi alla grande opera

Anche la letteratura contro il progetto ponte sullo Stretto. Così viene descritto il nuovo libro del critico letterario Giulio Ferroni dal titolo emblematico “Tra Scilla e Cariddi. Panegirico per lo Stretto” (Editori Laterza): “Dal passaggio di Ulisse tra Scilla e Cariddi alle varie riprese del mito, con i transiti succeduti nel corso del tempo, fino ad altri racconti e ad altri sguardi che la letteratura ha fissato sullo Stretto. Dalla fiaba di Colapesce agli esiti della moderna letteratura siciliana, fino a quel capolavoro novecentesco che è Horcynus Orca: Giulio Ferroni, finissimo letterato, scrive un panegirico per lo Stretto a mostrare l’offesa che l’idea stessa di un ponte porta al lascito del passato e a tutta la vita presente”.

Stretto di Messina da Cannitello

Per lo scrittore Emanuele Trevi, quello di Ferroni è “un appassionante saggio. La necessaria base di partenza di una proposta concreta di azione civile che comporta l’attribuzione di un profondo senso morale alla condizione di eredi di un passato così straordinario sotto ogni profilo”. Un modo per opporsi a “una cultura predatoria”, che agisce con “la complicità delle nuove tecnologie” (“La Lettura” del Corriere della Sera, 26 luglio 2026).

Il no al ponte: “Preoccupazione per il danno ambientale, storico e civile”

L’autore “dichiara, fin da subito, che il libro nasce da una preoccupazione e da un disappunto: preoccupazione per il danno ambientale, storico, civile, che costituirebbe il progettato ponte sullo Stretto. Disappunto (salvo poche eccezioni) per l’indifferenza degli intellettuali di fronte a questa violazione di un luogo capitale dell’identità italiana ed europea, del mito classico, della bellezza, della storia, del lavoro e del dolore umano. Il libro intende mostrare come l’idea stessa di un simile ponte, tanto più nelle tragiche circostanze che il mondo sta vivendo, rappresenti profanazione del lascito del passato e del presente. Non un ‘volano dello sviluppo’, come si sente ripetere, ma un’alterazione definitiva di un habitat naturale e storico, che va difeso fino in fondo. Mito, storia, letteratura, vengono convocate come segni necessari di resistenza alle offese che oggi aggrediscono la natura e la vita”.

Le suggestioni dello Stretto e l’incognita ponte

Nell’ambito della suggestione letteraria vengono in mente pure la riflessione del gesuita e teologo Antonio Spadaro nel suo libro “La Sicilia è un sentimento. Viaggio sul limite dello stretto” (Touring Club Italiano) e sul quotidiano “L’Avvenire” (25 agosto 2025): “La questione tecnica diventa secondaria rispetto alla questione culturale, che appare trascurata e forse umiliata: se perdiamo il senso e il “genio del luogo” cancelliamo la forza della cultura e delle identità. I progetti di ponte sullo Stretto incarnano l’impulso a risanare artificiosamente lo strappo con una protesi impoetica che riduce l’alterità, annullando il senso stesso di quel tratto di mare, cancellandolo. Lo Stretto di Messina, con la sua alterità visibile e irriducibile, con il suo traffico reciproco e la sua memoria mitica, ci insegna che qualunque forma di collegamento tra le sponde deve rispettare la distanza che attraversa”.

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