Incendio alla Camera di Commercio di Messina: sigilli a tutto lo stabile. Si indaga per disastro colposo

Incendio alla Camera di Commercio di Messina: sigilli a tutto lo stabile. Si indaga per disastro colposo

Redazione

Incendio alla Camera di Commercio di Messina: sigilli a tutto lo stabile. Si indaga per disastro colposo

sabato 07 Novembre 2026 - 09:20

Non solo il terzo piano ma l'intero palazzo è stato sequestrato

L’intero palazzo della Camera di Commercio di Messina è stato posto sotto sequestro preventivo. Se in un primo momento i sigilli avevano interessato soltanto la copertura e il terzo piano – l’area devastata dal violentissimo incendio di giovedì –, in serata gli accertamenti tecnici sulla stabilità complessiva dell’edificio e sulle condizioni di sicurezza hanno spinto gli inquirenti a bloccare l’accesso a tutta la struttura di piazza Cavallotti.

La Procura di Messina ha aperto un fascicolo d’inchiesta con le ipotesi di reato di incendio e disastro colposo, affidando le indagini alla sostituta procuratrice Roberta La Speme sotto il coordinamento del procuratore capo Antonio D’Amato. Gli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica hanno fatto rilievi prolungati all’interno dello stabile storico e iniziato ad ascoltare diverse persone informate sui fatti per ricostruire con esattezza l’origine del rogo.

Al centro delle verifiche degli investigatori c’è la presenza di maestranze sul tetto proprio nelle ore precedenti all’innesco delle fiamme. Secondo le prime ricostruzioni, non si tratterebbe dell’impresa incaricata dei lavori all’impianto di climatizzazione del salone della Borsa – opera finanziata dal Mimit e già ultimata a metà ottobre –, ma di interventi eseguiti a seguito delle abbondanti piogge dei giorni scorsi. Le infiltrazioni d’acqua emerse all’ultimo piano avrebbero infatti spinto a un’operazione di tamponamento della copertura.

L’ipotesi al vaglio è che alcuni operai stessero posando una guaina isolante tra la struttura in legno e il tetto utilizzando un cannello a gas. Il forte calore sprigionato durante l’applicazione potrebbe aver generato una combustione cova, capace di originare l’incendio anche a distanza di ore dal termine dei lavori e dopo che i lavoratori avevano abbandonato il cantiere. Spetterà ora agli esami tecnici definitivi fare piena luce sulle responsabilità e confermare se l’innesco sia stato causato da interventi non autorizzati o da una fatale leggerezza nell’esecuzione dei lavori.

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