Solo Caltanissetta ed Enna fanno peggio, i limiti di un sistema che sfrutta appena il 10% dei posti letto disponibili
La crescita continua ma la strada per ritagliarsi un ruolo di primo piano nella mappa regionale è ancora lunga. Nel rapporto “Messina in cifre 2025” sono contenuti anche i numeri del turismo. Nel 2025 le presenze turistiche nella città dello Stretto hanno raggiunto quota 174.938, segnando una crescita di quasi il 7 % rispetto ai 163.615 pernottamenti registrati nel 2024. Il balzo risulta ancora più evidente se si osserva il cammino compiuto dal post Covid o rispetto al punto più basso toccato nel 2018, quando le presenze si erano fermate a soli 83.604 accessi: in sette anni i volumi si sono più che raddoppiati, facendo registrare un incremento superiore al 109%.
Eppure le attrazioni ci sono eccome. Ne parlavamo in questo articolo qualche anno fa e, da allora, si è aggiunta finalmente un’isola pedonale degna di tal nome, che esisteva praticamente ovunque tranne che da noi, e idem un bellissimo lungomare in centro città, con l’apertura dell’Agorà in Fiera. Si può fare ancora di più, certamente: il mare negato della zona centro sud, la lentezza con cui si lavora prima alla bonifica e poi al recupero della Zona Falcata, con decenni persi, gridano vendetta. Ma da qui a dire che Messina sia una città poco interessante ce ne passa, segno che evidentemente non si è mai riusciti a venderla bene, complice un passato in cui per il turismo si è fatto poco o nulla e un presente in cui evidentemente, nonostante i miglioramenti, non si riesce ancora a fare abbastanza.
I confronti nell’isola e con Reggio Calabria
Nonostante la progressione numerica, l’analisi comparativa posiziona Messina sempre nelle retrovie del panorama siciliano. Nella graduatoria dei capoluoghi di provincia, la città supera soltanto realtà interne come Caltanissetta (111.022 presenze) ed Enna (73.151). Guardare alle tre grandi mete della regione — Palermo con 3,1 milioni di presenze, Catania con 1,7 milioni e Siracusa con 1,35 milioni — significa osservare numeri di un’altra categoria, spinti da un’attrattività consolidata e, nel caso etneo, dalla forza di un aeroporto da 12 milioni di passeggeri all’anno.
Ma il distacco si avverte chiaramente anche nel confronto con gli altri capoluoghi dell’isola. Trapani registra 387.674 presenze, Agrigento sale a 412.823 e Ragusa tocca quota 559.809: si tratta di cifre che vanno da più del doppio a oltre il triplo dei flussi registrati a Messina. Parallelamente, attraversando lo Stretto, il Comune di Reggio Calabria ha toccato nel 2025 quota 230 mila presenze (erano 170 mila nel 2022 e 195 mila nel 2023). La crescita calabrese ha trovato linfa nella decisione di Ryanair di trasformare lo scalo Tito Minniti in una propria base operativa dal 2024, dimostrando l’impatto dei collegamenti aerei diretti sui pernottamenti in città ma in realtà anche prima i numeri erano leggermente superiori a quelli di Messina.
I dati della provincia
Allargando lo sguardo al territorio provinciale, l’incidenza del capoluogo sfiora appena il 3,7% dell’intero movimento. Il polo turistico formato da Taormina (1,4 milioni), Giardini Naxos (811 mila) e Letojanni (340 mila) genera da solo oltre 2 milioni e mezzo di presenze, posizionandosi come il secondo distretto dell’intera Sicilia, solo dopo Palermo. Nell’ambito provinciale, la città di Messina viene ampiamente superata anche dalle Isole Eolie, con Lipari a quota 495.584 presenze, e dal comprensorio di Gioiosa Marea che conta 320.429 presenze (che salgono a oltre 414 mila se sommate alla confinante Piraino). Numeri inferiori alle proprie potenzialità arrivano invece da Milazzo (161.498) e Capo d’Orlando (116.398).
Il fenomeno delle crociere
C’è poi il capitolo delle crociere. Il porto di Messina accoglie un flusso imponente, pari a quasi 800 mila passeggeri all’anno con una proiezione vicina al milione e al quinto posto nazionale nel breve periodo. Una massa di visitatori che garantisce un respiro economico immediato alle attività commerciali del centro, ma per la definizione delle rilevazioni statistiche si tratta di escursionisti giornalieri che non generano pernottamenti e non incidono sulle presenze alberghiere ed extra-alberghiere.
La ricettività e l’enigma dei posti letto
L’analisi dell’offerta ricettiva mette a nudo i limiti strutturali del settore. Messina dispone attualmente di 4.665 posti letto censiti. Se ipotizzassimo un panorama ideale e teorico con tutte le strutture piene al 100% per 365 giorni all’anno, la capacità massima della città si fermerebbe a circa 1 milione e 700mila presenze annue. Si tratterebbe di un tetto massimo ovviamente impossibile da raggiungere ma comunque inferiore ai volumi reali registrati da Palermo e dall’asse formato da Taormina, a conferma del fatto che la dotazione di posti letto messinese andrebbe ampliata se si volesse puntare a traguardi di vertice.
Allo stesso tempo, i 174.938 pernottamenti attuali indicano che la rete ricettiva esistente lavora oggi a un tasso di occupazione media annua di poco superiore al 10%. Da un lato serve strutturare politiche capaci di intercettare viaggiatori e riempire i posti disponibili lungo tutto l’arco dell’anno; dall’altro occorre programmare una crescita qualificata delle strutture ricettive, senza la quale qualsiasi ambizione di sviluppo a lungo termine finirebbe per scontrarsi con un tetto invalicabile.
Al momento, però, non si tratta di scarsità di posti letto perché la percentuale (10.27 %) è la penultima tra i capoluoghi siciliani. Solo Ragusa è al 10.05 %, poi Agrigento 11.89 %, Siracusa 13.81 %, Trapani 14.60 %, Catania 15.27 %, Enna 15.57 %, Palermo 18.04 %, Caltanissetta 21.34 %. Né di permanenza media (2 notti), dato non molto lontano da quello degli altri: Agrigento 1.65, Enna 1.75, Catania 2.58, Palermo 2.59, Trapani 2.61, Siracusa 2.95, Ragusa 3.16, Caltanissetta 4.74.

