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Trent’anni di attesa sono troppi. “Apriti Museo”: l’appello e la petizione su Facebook

Rosaria Brancato

Trent’anni di attesa sono troppi. “Apriti Museo”: l’appello e la petizione su Facebook

giovedì 23 Giugno 2016 - 08:11
Trent’anni di attesa sono troppi. “Apriti Museo”: l’appello e la petizione su Facebook

Nasce su facebook la pagina: APRITI MUSEO, un appello rivolto al presidente Crocetta per aprire finalmente al pubblico una struttura attesa da oltre 30 anni. Ecco come fare per firmare la petizione.

Molti di loro erano appena nati quando a Messina già si parlava dell’apertura del Museo Regionale. Adesso, artisti, intellettuali,messinesi appassionati di arte, cultura, identità di un territorio dimenticato da tutti, hanno deciso di avviare una petizione su facebook: APRITI MUSEO destinata a finire sul tavolo del presidente della Regione Crocetta e dell’assessore regionale ai Beni culturali Carlo Vermiglio.

Molti dei promotori dell’iniziativa, che Tempostretto sposa con entusiasmo, invitando i lettori a firmare la petizione, erano davvero in fasce quando Messina ha iniziato l’attesa di un evento che di anno in anno si spostava un po’ di più.

Ma 30 anni di attesa sono troppi per quella che è la più simbolica delle incompiute e tra un paradosso e un altro gli appelli di quanti, come il direttore del Museo, Caterina Di Giacomo, che ha dedicato passione, competenza, professionalità, alla struttura, sembrano cadere nel vuoto o imprigionarsi in un’eco senza fine.

APRITI MUSEO " è un'iniziativa che si pone l’obiettivo di sensibilizzare l'Opinione pubblica e le Istituzioni rispetto la vicenda della nuova sede del Museo Regionale di Messina da oltre trent’ anni terminata e mai consegnata al pubblico- si legge nella pagina facebook- L'edificio dovrebbe ospitare i tesori artistici scampati dal terribile sisma del 1908: opere di Antonello da Messina, Caravaggio, Montorsoli ect…per adesso stipate in una piccola sede, la filanda Mellinghoff, che non riesce ad esporre le bellezze di una terra Meravigliosa come la città dello Stretto. Ma la nuova sede custodisce anche tanti reperti che solo pochissimi hanno potuto vedere e di cui purtroppo il pubblico disconosce l'esistenza, pezzi di storia di una città che oggi non c'è più. La struttura colossale, farebbe del Museo di Messina il secondo per grandezza ed importanza del Sud Italia dopo quello di Capodimonte a Napoli. Inutile insistere sui risvolti economici e culturali se venisse aperto… La progettazione della nuova sede espositiva è stata lunga e travagliata, un lungo iter burocratico fatto di collaudi e ricerca del personale…Ogni anno sembra che stia per essere inaugurato ma poi tutto ricade nel dimenticatoio. Peraltro la competenza dei Beni Culturali in Sicilia è esclusiva della Regione e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali non ha voce in capitolo. Vedere quella cattedrale nel deserto, chiusa nel disinteresse totale delle amministrazioni locali enazionali, fa davvero male al cuore…30 anni sono troppi!”

L’appello viaggia in rete e i promotori provano a dare il loro contributo invitando chiunque possa fare altrettanto, anche solo con una proposta, un’idea, una firma per sostenere una causa che appartiene a tutti noi. Ogni volta che vediamo migliaia di turisti girovagare per Messina, spaesati, assetati di arte, ci chiediamo con amarezza perché non possiamo, con orgoglio, mostrare i nostri tesori, quelli per i quali centinaia di persone nel corso dei decenni hanno dedicato impegno e sacrifici, credendoci fino in fondo, fino a quando non si trovavano di fronte il muro invalicabile della burocrazia. Chiunque voglia partecipare a questa battaglia l’indirizzo di posta elettronica della pagina Facebook è: apritimuseo@gmail.com mentre invece la raccolta firme è a questo indirizzo:

https://www.change.org/p/presidente-della-regione-sicilia-rosario-crocetta-apriamo-il-nuovo-museo-regionale-di-messina

Nello scorso mese di febbraio l’assessore regionale Carlo Vermiglio, messinese che da quando si è insediato gira in lungo e in largo la provincia per cercare di capire come “muovere” quel che è stato immobile per tanto tempo, ha annunciato l’inaugurazione del Museo Regionale in autunno.

Non è una vittoria, perché sono passati 30 anni di attesa, e ben 20 dal completamento dei lavori, ma il timore di tutti è che, per un intoppo o un altro, anche questo traguardo si allontani.

Sarà la seconda esposizione del Sud dopo il Museo Capodimonte di Napoli, verrà suddivisa in nove settori entro cui saranno distribuite temporalmente le opere, dal Medioevo al ‘700. Diverse le aree tematiche: dalle iscrizioni arabo normanne fino ai capitelli del Duomo, che si affacceranno su una “cappella” riservata ad Antonello da Messina, e ancora dalle opere del Montorsoli a quelle del Caravaggio. Tra i piani delle esposizioni e i sotterranei lo spazio a disposizione supera i 7 mila metri quadrati, destinati ai nostri tesori, quelli che neanche il terremoto del 1908 è riuscito a cancellare. A conti fatti la cifra spesa supera i 15 milioni di euro per un’opera pensata sin dai primi anni successivi al terremoto. Messina però ha dovuto aspettare fino al 1977 per passare alla fase progettuale (un primo progetto, finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno, risale al 1974 ma su poi messo da parte). I lavori per il nuovo Museo sono durati 11 anni, dall’84 al ’95. Ma il calvario era solo all’inizio perché si verificarono una serie di problemi, legati all’umidità ed all’infiltrazione di acqua, poi la necessità di varianti e nuovi interventi, fino alla messa in sicurezza. Nel frattempo sono trascorsi altri 20 anni e chi allora, nel ’95 si aspettava l’imminente taglio del nastro, nel frattempo ha visto i primi capelli bianchi e le prime rughe. La direttrice Caterina Di Giacomo, pochi mesi fa spiegava: “Serve nuovo personale, con quello che abbiamo a disposizione è impossibile gestire una nuova struttura grande sei o sette volte tanto. Serve nuovo personale e nuove risorse per la manutenzione di impianti sofisticati. Sono già stati fatti gli atti d’interpello e c’è una circolare che facilita la mobilità interdipartimentale, oppure si potranno fare accordi per impiegare lavoratori socialmente utili. Il trasferimento delle opere non è un problema. La maggior parte delle opere, tra l’altro, più di 300, non è mai stata esposta ed è già posizionata nel nuovo Museo”(leggi qui l’articolo).

Ed è proprio questo il paradosso che più amareggia: i nostri grandi tesori, la nostra identità, quel pezzo di storia che neanche la guerra e il sisma hanno cancellato del tutto, sono “invisibili” ai nostri occhi. Sono lì, appena a pochi metri da un altro tesoro, il mare, ma per motivi incomprensibili, non possono essere “visibili”, esposti ai visitatori. Sono nel Nuovo Museo che però tanto Nuovo non è e che la maggiore età l’ha superata da un po’…

Rosaria Brancato

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2 commenti

  1. firmiamo…tutti!!! qui non s’indigna nessuno??

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  2. firmiamo…tutti!!! qui non s’indigna nessuno??

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