Taormina. Si alza il sipario sul Consiglio ed è caos. Scontri e polemiche

Taormina. Si alza il sipario sul Consiglio ed è caos. Scontri e polemiche

Carmelo Caspanello

Taormina. Si alza il sipario sul Consiglio ed è caos. Scontri e polemiche

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martedì 26 Giugno 2018 - 23:09

Bagarre su un presunto caso di ineleggibilità. Lucia Gaberscek eletta presidente

TAORMINA. Si alza il sipario sul nuovo Consiglio comunale della Capitale siciliana del turismo ed è subito caos: cinque ore di battibecchi e scontri, documenti fatti inserire agli atti che "scompaiono" e ricompaiono, quattro interruzioni per consentire ai consiglieri di maggioranza, insieme alla segretaria, di definire la procedura da adottare in seguito alla segnalazione di un presunto caso di ineleggibilità. Uno spettacolo che non rende certamente onore alla città di Taormina, che ha preceduto l’elezione del presidente del Consiglio e del suo vice in quella

che doveva essere una solenne seduta d’insediamento. La “prima” della nuova Amministrazione comunale. L’aria in aula si è impregnata presto di tensione. A presiedere la riunione è il consigliere anziano (per numero di voti) Lucia Gaberscek. Ad accendere la miccia è il presidente uscente del civico consesso, Antonio D’Aveni. Saranno "frecciate" sino a quando non sarà dichiarata chiusa la seduta. D'Aveni fa gli auguri all'Amministrazione "Bolognari-Giardina" e sarcasticamente rimarca che nella squadra del sindaco Mario Bolognari “c’è tanto dell’amministrazione uscente guidata da Eligio Giardina”. A partire dagli assessori Andrea Carpita ed Enzo Scibilia, già membri dell’esecutivo nella precedente legislatura. Ma non solo. Questa è comunque solo una parentesi.

Il dibattito s’infiamma quando D’Aveni tira in ballo un presunto caso di ineleggibilità che riguarderebbe un consigliere di maggioranza. Mette sul tavolo una sentenza di condanna (ad un anno) che risale al 2014. Chiede che l’argomento prosegua in riunione segreta in modo da tutelare la privacy del consigliere. La proposta non viene neanche messa ai voti. La riunione, iniziata poco dopo le 15, viene sospesa. Si ricomincia alle 17. La segretaria Rossana Carrubba spiega quella che dovrebbe essere la procedura da adottare. La consigliera Graziella Longo chiede copia della sentenza “che va letta – sostiene – integralmente e non per sommi capi”. Si scade sul personale. Il consigliere chiamato in causa nel presunto caso di ineleggibilità esordisce invitando il comandante dei vigili urbani, presente in aula, a constatare dov’è parcheggiata l’auto di D’Aveni e fare la contravvenzione se non può sostare in quel luogo. Poi aggiunge: “Non rientro in nessun caso di ineleggibilità e incandidabilità e produrrò la necessaria documentazione. Mi riservo di dare soddisfazioni”. E annuncia querele “se esistono le condizioni”. “Ma dovrebbe querelare tutto il Consiglio – replica D’Aveni – perché io avevo chiesto la seduta segreta per tutelare la privacy ma non l’ha voluta la maggioranza della quale fa parte il consigliere”. Alle 17, 30 si giunge già alla terza sospensione. Nell’intervallo (si fa per dire) s’infiamma la discussione tra Manfredi Faraci e Salvo Cilona, di maggioranza il primo e d’opposizione il secondo. Vengono presto allontanati l’uno dall’altro.

A tratti sembra di essere in un Palasport. Il pubblico rumoreggia. Applaude. Anche se la situazione appare delicata e complessa al di là del presunto

caso di ineleggibilità. C’è l’immagine di una intera Amministrazione che rischia di essere compromessa già alla prima seduta. Ci sono volute tre ore prima di sentir dire alla consigliera Graziella Longo che sul caso tirato in ballo “c’è una sentenza assolutoria” che fugherebbe ogni dubbio. "Votiamo contro la procedura di incandidabilità – aggiunge Longo – in quanto dalla lettura della sentenza si evince che il reato non rientra, nel nostro caso, in una situazione di ineleggibilità. L'eccezione – chiosa – è stata pretestuosa in quanto c'è una sentenza assolutoria". Prima delle dichiarazioni di voto c'è spazio anche per un "giallo" (subito risolto), legato alla copia della sentenza che D'Aveni aveva fatto inserire agli atti insieme ad altri documenti, che non si trovavano più. Si è presto scoperto che li aveva presi un consigliere di maggioranza per farne una fotocopia.

“Ma perché non è stato detto subito dell'assoluzione e ci sono volute ben tre ore?” si chiedono a voce alta D’Aveni e Cilona. L’esame delle condizioni di eleggibilità e candidabilità del consigliere tirato in ballo alla fine è stato fatto, con l’astensione di quattro dei cinque consiglieri di minoranza (D’Aveni è uscito dall’aula). Esitato il punto all’ordine del giorno, l’assessore Francesca Gullotta si è dimessa da consigliere comunale, lasciando il posto a Giuseppe Sterrantino. Gli altri due assessori eletti in Consiglio,

Andrea Carpita ed Enzo Scibilia (il quarto è Giuseppe Caltabiano, esterno), hanno deciso di non lasciare lo scranno, in quanto entrambi sono rimasti “scottati” nella precedente legislatura. Ad entrambi il precedente sindaco, Eligio Giardina, gli ha dato con abbondante anticipo il benservito. Una quarta sospensione dei lavori si è avuta su presunti casi, ma in questo caso il discorso è stato generico, di incompatibilità. Comunque sia ci sono dieci giorni di tempo per "rimediare". Al termine di una estenuante diatriba, il Consiglio ha eletto presidente con 11 voti (quelli della maggioranza al completo) Lucia Gaberscek, che si è più volte "scusata per lo spettacolo offerto". I cinque voti del cartello di minoranza sono stati indirizzati su Antonio D’Aveni. La vice presidenza è andata ad Alessandra Caltabiano (la minoranza ha votato Pina Raneri). La seduta si è conclusa con il giuramento del sindaco, Mario Bolognari, che ha seguito con straordinaria compostezza i lavori dell’assemblea. Il sipario è calato all’ora di cena. Di certo non è stato uno spettacolo bello da vedere. E la “colpa” probabilmente non è di un solo… attore.

Carmelo Caspanello

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