Intelligenza artificiale e giustizia, la riserva di umanità del giudice

Intelligenza artificiale e giustizia, la riserva di umanità del giudice

Alessandra Serio

Intelligenza artificiale e giustizia, la riserva di umanità del giudice

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sabato 07 Marzo 2026 - 16:30

Quadro normativo e prime sperimentazioni, parla il giudice Ugo Scavuzzo

Messina – Continuiamo la panoramica sulle prime sperimentazioni dell’IA nella pubblica amministrazione, a cominciare dal campo della giustizia. Dopo aver ricapitolato la normativa principale (leggi qui IA in Italia, tra norme innovative e ritardo tecnologico) approfondiamo la disciplina che la legge 132/2025 dedica all’applicazione dei sistemi di Intelligenza artificiale nel mondo della giustizia.

Il ruolo del Guardasigilli

L’articolo 15 della lg. 132/2025 riserva al magistrato “ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti”. Al ministero della Giustizia è demandata la disciplina degli impieghi e la regolamentazione della “fase transitoria” nonché la scelta degli operativi tra -detta la legge: “(…) quelle soluzioni che garantiscono localizzazione e elaborazione dei dati strategici presso data center posti nel territorio nazionale, le cui procedure di disaster recovery e business continuity siano implementate in data center posti nel territorio nazionale, nonché modelli in grado di assicurare elevati standard in termini di sicurezza e trasparenza nelle modalità di addestramento e di sviluppo di applicazioni basate sull’intelligenza artificiale generativa, nel rispetto della normativa sulla concorrenza e dei principi di non discriminazione e proporzionalità”.

La sperimentazione partita il 9 gennaio dovrebbe terminare in estate. Il ministero ha fornito un applicativo unico a tutti i magistrati, coinvolti in massa nella sperimentazione del tool integrato al desk Copilot 365 di Microsoft. In ogni distretto vi è un referente per l’IA e anche alla sperimentazione sono stati posti precisi paletti. L’impiego deve essere limitato alla “organizzazione dei servizi relativi alla giustizia, per la semplificazione del lavoro giudiziario e per le attività amministrative accessorie”.

La circolare del Csm

La circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’8 ottobre 2025 su “Raccomandazioni sull’uso dell’IA nell’amministrazione della giustizia”, pone come principio chiave l’imprescindibilità della verifica umana sistematica della correttezza, pertinenza e completezza dell’output, con riscontro su fonti ufficiali e normativa vigente. Ed elenca i concreti usi ammissibili, in estrema sintesi le ricerche documentali, l’organizzazione dei ruoli, gli affari semplici con bozze standardizzate, tabelle e grafici, traduzioni, controlli documentali, tutto rigorosamente anonimizzato. Il Cms sollecita inoltre l’adozione di un tool di proprietà del Ministero e auspica un dialogo

La riserva di umanità

“La circolare del Csm pone una linea chiara andando a tracciare quella che è una vera e propria riserva di umanità – spiega Ugo Scavuzzo, presidente di sezione del Tribunale di Messina -L’uomo deve rimanere al centro del mondo della giustizia, non soltanto perché è espressamente riservata al magistrato ogni decisione sull’applicazione della legge così come l’assunzione di responsabilità, e l’adozione del provvedimento (nella cui stesura l’AI non può essere utilizzata), ma nel senso che si precisa che l’adozione di questo strumento è consentita solo se migliora l’attività del giudice”.

Scavuzzo: “IA deve servirci a trovare tempo per le parti”

“Attraverso l’applicativo, genero facilmente e velocemente statistiche che riguardano l’andamento della sezione, del settore ed è un indubbio aiuto nella ricerca nelle banche dati – racconta il magistrato a proposito delle prime sperimentazioni – a titolo d’esempio può immaginarsi una ricerca sulla rilevalibità o meno d’ufficio di una questione ovvero se la questione possa essere posta solo dalla parte nel processo civile. Copilot consente inoltre una verifica comparata su tutto il territorio nazionale dei report sull’andamento degli uffici e consente l’organizzazione più efficiente dei ruoli di udienza. Questo vuol dire per il giudice avere “più tempo libero” che, in ossequio alle linee tracciate dal Csm, si deve tradurre in tempo da dedicare all’oralità, al confronto diretto con le parti, allo studio e valutazione delle situazioni di fatto. Ecco, è questo l’uso illuminato che deve farne la magistratura: l’IA ci serve fin tanto che ci consente di guadagnare tempo da dedicare a quegli aspetti che sono rimessi alla discrezionalità del magistrato e che, in quanto tali, incidono più profondamente sulla tutela dei diritti dei cittadini. Penso per esempio al settore penale, dove resta demandata al contradditorio e quindi all’oralità del confronto tra le parti la formazione della prova. Ancora, alla ricostruzione dei fatti e valutazione della loro veridicità, rimessa alla discrezionalità del giudice. Infine penso alla valutazione di tutte quelle situazione delicate e critiche sulle quali interviene il diritto di famiglia, difficilmente “comprimibili” e quindi tutelabili attraverso una analisi esclusivamente “lessicale”.

L’Intelligenza del futuro che sa guardare solo al passato

“Praticamente tutti i magistrati hanno a disposizione Copilot di fatto, ma devono usarlo secondo legge. Il che vuol dire per esempio che non posso “buttarci dentro” l’atto di un avvocato per non violare il diritto alla protezione dei dati personali delle parti – spiega Scavuzzo – Se li ometto, evidenziano le prove sin qui fatte, Copilot offre una analisi di qualità più che discreta e anche l’elaborazione della ricostruzione del fatto nel provvedimento del magistrato “in risposta” appare di qualità e affidabilità. Andando a pescare nell’esistente, però, non presenta soluzioni innovative, proprie invece della giurisprudenza. Tutto ciò, unito all’obbligo di legge legato a responsabilità e supervisione, si traduce in una riduzione minima del tempo dedicato a questo genere di attività”, conclude Scavuzzo.

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