Abbiamo incontrato Daniele Chiara e Francesco Barbera, al loro ritorno dall’Africa. Scopo del viaggio è guidare con sole Renault 4 attraverso il deserto del Marocco per portare aiuti ai bambini. “Un progetto entusiasmante ma anche faticoso” – ci raccontano loro - che ti cambia la vita. E rilanciano: “Noi giovani dovremmo essere la principale fonte di aiuto nei confronti delle persone disagiate”
Si è conclusa qualche giorno fa l’avventura dei due ragazzi, Daniele Chiara e Francesco Barbera, iscritti all’Università degli studi di Messina, che hanno partecipato all’Edizione 2013 “Me4Afric”, aderendo all’iniziativa internazionale umanitaria 4L Trophy.
“Me4Africa” è una manifestazione umanitaria senza scopo di lucro. Negli anni grazie al coinvolgimento di aziende, enti, associazione e il sostegno dell’Ateneo messinese, due giovani ragazzi hanno la possibilità di partecipare all’iniziativa 4L Trophy. Si tratta di un rally internazionale umanitario di sole Renault 4, a cui possono partecipare giovani studenti di tutto il mondo. Scopo della competizione è guidare attraverso il deserto del Marocco per portare aiuti ai bambini.
Ad intraprendere quest’avventura, quest’anno, sono stati Daniele e Francesco, iscritti rispettivamente ai corsi di laurea in Ingegneria Industriale e Scienze dell’amministrazione e dell’Organizzazione. Un’iniziativa che tra l’altro in Italia sta cominciando a prendere piede da poco. La città di Messina, infatti, fino all’anno scorso era l'unico equipaggio che partiva. Nell’edizione 2014 invece si sono aggiunti altri gruppi italiani, provenienti da Novara e Bolzano.
Partiti l’8 febbraio e tornati il 2 marzo, si sono imbattuti in un questo progetto impegnativo: “Abbiamo guidato per circa 7000 km in 20 giorni, giorno e notte – ci dicono – per poter portare materiale utile ai bambini africani. Finito il nostro tragitto, arrivavamo in un campo montato e dormivamo in tenda in mezzo al deserto”. Con queste parole intense i due studenti ci raccontano la loro avventura.
Siete ritornati pochi giorni fa da questa emozionante avventura in Africa. Correlata ad essa una competizione automobilistica di sole Renault 4. Raccontateci un po’ come si è svolta la gara…
È chiamata gara ma in realtà non è una vera e propria competizione perché con delle Renault 4 non è semplice fare un rally in mezzo al deserto. Non è a chi arriva prima ma a chi fa meno kilometri: gli organizzatori, infatti, prendono il conta km ogni volta che c'è una tappa. Tutto questo ha così lo scopo di ravvivare la manifestazione, coniugando lo spirito avventuriero di noi giovani con la beneficenza che rimane sempre l’obiettivo principale dell’evento. Questi due elementi messi assieme hanno avuto infatti una grande risonanza.
Avete dichiarato che sono stati due studenti delle scorse edizioni a segnalarvi l’iniziativa. Un’avventura sì benefica ed entusiasmante, ma allo stesso tempo faticosa. Quali sono stati motivi che vi hanno spinto a intraprendere questo progetto?
Sono stati i ragazzi della scorsa edizione a contattarci intorno ad agosto-settembre, proponendoci quest’iniziativa. È stata una cosa congiunta insomma. L’avventura è stata molto importante dal punto di vista formativo e umano anche se, a dir il vero, la grande sfida è sì compiere tutto il viaggio ma anche la preparazione che ci sta dietro a tutta la manifestazione. Principalmente l'organizzazione, la parte burocratica e preparare la macchina per poter affrontare il viaggio.
Quali sono stati i sostegni dei vari enti e dell’Università di Messina nell’appoggiare e sostenere la vostra partenza?
L’Università di Messina ci ha fornito un aiuto economico e anche morale. Con il supporto dell’Ateneo è stata fatta una conferenza e un video in cui sono riassunti i momenti più significativi del nostro viaggio (VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=Zu9TCxRsaDg&feature=youtu.be). A sostenerci, inoltre, anche i vari sponsor come Officina, che ci ha aiutato a preparare la macchina. Altri enti come Elsi, la Fire, e negozi di abbigliamento, tra cui Anima, che ci hanno fornito tributi economici. E anche Autoricambi 2000 che ci ha dato pezzi di ricambio per il tagliando. Insomma c'è chi dava una parte economica, chi in servizi, chi in materiali. Ad esempio le scuola come La Farina e il Don Bosco ci hanno fornito alcuni materiali da portare in Marocco.
Nel 2013, l’operazione 4L Trophy ha permesso la costruzione di 4 aule scolastiche in Africa. Quali sono stati invece i risultati del vostro impegno nell’edizione di quest’anno?
L’anno scorso sono state costruite 4 aule scolastiche, due aule nel villaggio di Tiharyine e le altre due a Rissani, in Marocco. Quest’anno, per l’afflusso maggiore di partecipanti proveniente dai vari Paesi europei, l’associazione è riuscita a costruire ben 2 scuole in Marocco. Noi abbiamo naturalmente fatto anche la nostra donazione con il materiale raccolto, in particolare oggetti scolastici, sportivi e para medici.
È un’esperienza che certamente mostra scenari di vita diversi e soprattutto difficili. Che impatto avete avuto nell’immergervi in una realtà così distante dalla nostra?
È davvero difficile descrivere le nostre sensazioni con un aggettivo poiché l’impatto è stato davvero forte. Era davvero commovente vedere questi bambini con lo zaino in spalla che facevano kilometri a piedi per poter raggiungere la propria scuola. È difficile trovare una parola per esprimere tutto quello che abbiamo provato. È stata un’esperienza veramente intensa.
Che messaggio vorreste mandare ai giovani per avvicinarli a progetti benefici e umanitari come questo?
Crediamo che soprattutto noi giovani dobbiamo particolarmente impegnarci per dare un sostegno ai più bisognosi. Non è importante dove riusciamo a fare questo tipo di servizio, che sia in Africa o in qualunque altra parte del mondo, perché anche nella nostra stessa città troviamo esempi di difficoltà economica. Noi giovani dovremmo essere la principale fonte di aiuto nei confronti delle persone disagiate. Siamo convinti di questo e infatti abbiamo partecipato con entusiasmo all’iniziativa. È sì una bella esperienza formativa, ma non solo. È anche qualcosa di faticoso che ti cambia in tutti i sensi.
Marco Venuti
