Dalla salute dei Migranti agli “scandali” locali. Parla Giacomo Caudo, presidente dell’Ordine dei Medici

Dalla salute dei Migranti agli “scandali” locali. Parla Giacomo Caudo, presidente dell’Ordine dei Medici

Dalla salute dei Migranti agli “scandali” locali. Parla Giacomo Caudo, presidente dell’Ordine dei Medici

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giovedì 16 Giugno 2011 - 22:47

Inizia oggi e si concluderà domani, il convegno dedicato a “Salute e Migranti. Un approccio all'integrazione e alla cooperazione sanitaria”, padrone di casa il presidente Caudo: «Non esistono barriere sanitarie». E sul locale: «La cosa peggiore è la sommarietà dei giudizi»

Il messaggio lanciato dal presidente dell’Ordine dei Medici di Messina Giacomo Caudo, in occasione dell’apertura del Convegno del Mediterraneo, dedicato a “Salute e Migranti. Un approccio all'integrazione e alla cooperazione sanitaria”, è ben preciso: «Non esistono barriere sanitarie, è importante avviare un programma di collaborazione e reciproco scambio che abbia come cuore pulsante le civiltà del Mediterraneo, tanto sulla sponda italiana quanto su quella africana». Un appuntamento importante quello organizzato dall’Ordine di Messina, in sinergia con l’Amsi (Associazione dei medici di origine straniera in Italia), l’Inmp (Istituto nazionale per la promozione e la salute delle popolazioni migranti e il contrasto alle malattie della povertà) e la Simm (Società italiana della medicina delle migrazioni), perché incentrato su una tematica che, ora più che mai, riveste un ruolo di grande attualità. Un Convegno prestigioso che ha assunto maggior risalto mediatico, anche a livello nazionale, a seguito delle recenti vicende che hanno interessato Lampedusa e il Mediterraneo. Ne è consapevole anche il presidente Caudo, che dopo aver affrontato un autunno non certo facile come rappresentante dei professionisti sanitari della città (il suo insediamento è avvenuto il 24 marzo del 2010), si dice soddisfatto di poter finalmente parlare di qualcosa che riguardi positivamente la città di Messina: «Abbiamo cominciato a lavorare all’organizzazione del convegno – spiega – già dal mese di dicembre ed avevamo programmato di organizzarlo per giugno. Sapevamo di stare lavorando ad un progetto di valore, ma i fatti accaduti nel corso dell’inverno, hanno fatto sì che l’attenzione mediatica sia stata ancora superiore alle aspettative». Il Convegno, organizzato oggi e domani all’Hotel Hilton di Giardini Naxos (in allegato il programma completo), è stato preceduto da una serie di workshop nel corso dei quali gli esperti del settore hanno discusso le loro ricerche per poi presentarne le conclusioni nel corso delle due giornate congressuali. Che tra i protagonisti hanno visto anche numerosi medici stranieri con i quali è stato deciso di sottoscrivere un protocollo d’intesa che faccia da base alla realizzazione di obiettivi concreti: «La speranza è che non sia solo un incontro “su carta” ma che si possa fare qualcosa di veramente utile per i migranti e per la loro salute, soprattutto in una fase storica che abbiamo scoperto essere particolarmente delicata. Le linee previste dal protocollo sono due: l’avvio di un’attività formativa sia per il personale medico italiano che per quello arabo-africano che consenta una maggiore conoscenza di certe patologie ed uno scambio reciproco di nozioni; ma soprattutto la realizzazione di una “Casa della Salute” in cui accogliere i cittadini che giungono sui nostri territori e che necessitano di cure appropriate. I migranti – continua Caudo – devono essere a conoscenza che nel nostro paese godono di un diritto alla salute che devono poter esercitare, siano essi stranieri regolari o irregolari. Se questo sogno potesse diventare realtà mi farebbe ovviamente piacere che la struttura fosse realizzata sul territorio della nostra provincia, ma se così non fosse va bene ugualmente. Prima di tutto la salute». Una conversazione ricca di spunti quella tenuta con il “padrone di casa” del Convegno, occasione che, come detto, permette di parlare della sanità messinese anche sotto un’altra veste. Ripercorrendo però i giorni degli scandali, il presidente Caudo non nasconde la grande amarezza provata in quel periodo: «In tanti frangenti sono state mosse accuse pesanti e assolutamente immeritate. E non perché ritengo che nessuno abbia delle responsabilità, ma perché nello stesso periodo in cui la sanità cittadina è finita nell’occhio del ciclone, in altre città italiane ci sono stati 7 casi di malasanità, finiti anche nel peggiore dei modi. Oggi – continua – i medici pagano il prezzo di un’organizzazione del Sistema sanitario Nazionale che non è più quella di una volta, che non è più in grado di fornire gli stessi servizi. A ciò si aggiunge il fatto che l’evoluzione tecnologica raggiunta ha distorto il sistema, poiché il livello di aspettative del paziente si è alzato e non si accetta più che la medicina possa fallire, quando invece ci troviamo di fronte ad una scienza dove non esiste l’equazione matematica». Un meccanismo complicato che, nonostante i progressi raggiunti, nasconde anche molti punti deboli, legati anche ad una nuova logica aziendale che sulla base delle risorse disponibili punta all’assistenza del maggior numero possibile di persone senza che però questo corrisponda sempre al massimo della qualità. Non è facile essere paziente, non è facile essere medico: «Oggi per un dottore entrare in sala operatoria è molto più complicato: la pressione esercitata da fattori esterni, continue denunce, scandali mediatici, ha un peso non indifferente anche per chi, una volta indossato il camice verde, cerca di rimanere il più lucido possibile. Continuando di questo passo – afferma Caudo – in Italia i chirurghi li importeremo dall’estero. L’errore clamoroso può succedere, a Messina come a Milano, l’importante è che non diventi il metro di giudizio, altrimenti si rischia di perdere quanto di buono finora è stato costruito». E con riferimento a vicenda fortunatamente lasciate alle spalle, il presidente Caudo, ci tiene però a sottolineare un ultimo aspetto: «L’Ordine, a differenza di una semplice associazione di medici che ha come mission la tutela della categoria, è un organo ausiliario dello Stato che ha come obiettivo la difesa della professione medica non nell’interesse dei medici ma dei cittadini, e sottosta a regole che non sono fatte da noi (medici ndr) ma dal parlamento. Quindi quando mi si viene a dire: “sospendi immediatamente un medico”, sarebbe come dire a un giudice condanna immediatamente un cittadino senza prove e senza processo. Potrei farlo? Se lo facessi sarebbe un atto nullo e mi coprirei di ridicolo. Questa non è una norma fatta dai dal Parlamento e solo il Parlamento può modificarla. Anche le norme disciplinari devono seguire un iter, soprattutto nei casi più eclatanti. Ecco perché ritengo che la cosa peggiore sia la sommarietà dei giudizi». (ELENA DE PASQUALE)

Un commento

  1. luigi paragone 17 Giugno 2011 12:44

    Più che della salute dei migranti, caro Dottore, mi preoccuperei della salute degli Italiani.
    I migranti vengono visitati immediatamente, gli Italiani devono sopportare file estenuanti.
    Per una mammografia, molte pazienti hanno dovuto attendere, nelle grandi città, fino a 18 mesi.
    Le immigrate clandestine e le zingare non aspettano nemmeno un giorno. E per giunta gratis.
    Va’ bene l’accoglienza, ma tutto ciò non deve essere fatto a discapito di chi ha più diritti di questa gente.
    Buoni sì, fessi no!!!

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