La nuova frontiera della chirurgia robotica e Messina resta a guardare. Parola di un messinese - Tempostretto

La nuova frontiera della chirurgia robotica e Messina resta a guardare. Parola di un messinese

Francesca Stornante

La nuova frontiera della chirurgia robotica e Messina resta a guardare. Parola di un messinese

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domenica 16 Febbraio 2014 - 01:46

Novità e benefici di una tecnica chirurgica affidata ad un robot che permette di intervenire sui pazienti riducendo rischi e conseguenze post operatorie. Ce ne ha parlato il medico messinese Antonio Iannello che all'ospedale S. Giovanni di Roma opera con questo sistema il tumore alla prostata.

Antonio Iannello è un giovane medico messinese, costretto ad “emigrare” nel momento in cui si è affacciato al mondo del lavoro, oggi affermato Dirigente medio di I° livello presso il reparto di Urologia dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Roma. Non ha mai smesso però di guardare alla sua terra ma si è presto dovuto rendere conto che “la Sicilia è una bella donna di cui tutti sono innamorati ma che nessuno potrà mai sposare”. E’ il suo modo per spiegare che qui abbiamo tante risorse e potenzialità che non mettiamo a frutto e per dire che si lasciano scappare i migliori che poi diventano eccellenze altrove (si riferisce in particolar modo al suo mentore, il professor Francesco Pagano che ha diretto per anni la clinica urologica di Padova, anche lui messinese). Antonio Iannello, insieme alla squadra di cui fa parte, ormai da tempo sta sviluppando la chirurgia robotica, un nuovo modo di operare, una nuova concezione di intervento su pazienti affetti di cancro, nel suo caso in particolare alla prostata. Ci parla dei benefici dell’innovativo sistema denominato “Leonardo Da Vinci” e con grande rammarico si chiede perché Messina resta sempre indietro.

“E’ vero che l’investimento iniziale per acquistare il macchinario è ingente, la spesa si aggira tra il milione e mezzo e i due milioni di euro. Anche i costi di manutenzione annui sono alti, circa 130 mila euro, ma bastano 70 interventi per ammortizzare la spesa. E poi i benefici che ne derivano sono immensi, sia per i pazienti che per le stesse aziende ospedaliere. In Lombardia ci sono almeno 20 apparecchiature di questo tipo, in Sicilia ne sono state acquistate due, una dal Villa Sofia di Palermo , e una dalla clinica GretterLucina di Catania. E Messina? Potrebbe diventare punto di eccellenza e riferimento per tutto il sud Italia, ponendo fine ai viaggi della speranza a cui io stesso da medico continuo ad assistere. La verità è che ormai i direttori generali delle aziende ospedaliere sono figure politiche a tutti gli effetti e forse poco importa delle sorti della sanità” è lo sfogo del dottor Iannello.

Ma cos’è questa chirurgia robotica e quali benefici comporta? “La chirurgia robotica è quella che consente all' operatore di eseguire un intervento chirurgico manovrando a distanza un robot capace di eseguire solo manovre comandate” spiega Iannello.

“Fino a poco tempo fa, i pazienti dovendo affrontare un intervento per cancro della prostata non avevano molta scelta riguardo al tipo di procedimento chirurgico. L'unica opzione chirurgica era rappresentata dalla prostatectomia radicale a cielo aperto, che lasciava i pazienti con lunghe cicatrici ed effetti collaterali quali un eccessiva perdita di sangue ed emotrasfusioni, dolori, lunghi soggiorni ospedalieri, infezioni postoperatorie e riduzione delle loro attività. Il maggior rischio era rappresentato dalla possibilità di perdere il controllo della vescica, e quindi divenire parzialmente o completamente incontinenti, e della funzione sessuale con il rischio di impotenza a causa del danno dei fasci vascolo-nervosi che decorrono vicino alla prostata.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla comparsa nel panorama medico di numerosissime innovazioni che hanno permesso di fare cose che fino a pochissimi anni or sono sembravano impossibili. L' introduzione della chirurgica robotica ha radicalmente cambiato il modo di fare chirurgica.

Ad oggi il sistema più famoso di prostatectomia radicale robotica disponibile è il robot Da Vinci, attraverso il quale si evita l' incisione chirurgica tipica dell' approccio " a cielo aperto" in quanto l' intervento viene eseguito attraverso strumenti chirurgici che entrano nel corpo del paziente attraverso alcuni "trocars" (piccoli tubicini cavi) previe incisioni addominali minuscole di 1-2 cm. Il chirurgo controlla il robot Da Vinci seduto ad una consolle, attraverso "joystick", dalla quale comanda il movimento dei bracci robotici dentro i quali inserisce strumenti chiamati polsi ruotanti (EndoWrist) che consentono di raggiungere luoghi difficili del corpo umano, incidere e suturare con precisione. Il sistema robotico Da Vinci include inoltre una telecamera doppia che permette al chirurgo una visione tridimensionale ( profonda) ed ad alta definizione del campo operatorio, ed una visione magnificata (ingrandita 10-15 volte). Il tremore naturale delle mani viene eliminato da un filtro elettronico che assicura un controllo degli strumenti, stabile e sicuro. Il risultato finale è come operare con le mani nel paziente in quanto le braccia robotiche posso ruotare di 360 gradi, mossi in ben 7 direzioni e con 90 gradi di articolazione. Tutto ciò garantisce una manovrabilità estremamente accurata, millimetrica e movimenti più fini e ampi della mano umana soprattutto durante i passaggi più delicati. I gesti ridimensionati sono progettati per consentire una maggiore precisione rispetto alla chirurgia “ a cielo aperto” o laparoscopica.

Una volta affrontata la minaccia rappresentata dal tumore, le preoccupazioni del paziente si concentrano sui tempi di recupero, riprese delle normali attività e sul ripristino della funzione sessuale e urinaria, che devono essere veloci e complete. Il primo componente del recupero è rappresentato dalla velocità con cui il paziente è in grado di lasciare l’ ospedale; infatti i pazienti sottoposti a chirurgia Da Vinci sono spesso dimessi dall’ ospedale prima dei pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica o aperta tradizionale. Numerosi sono i pazienti sottoposti a prostatectomia radicale Da Vinci che mostrano un recupero della continenza urinaria più rapido e una percentuale più elevata di ritorno alla funzione sessuale rispetto ai pazienti trattati con la chirurgia aperta o laparoscopica. Sulla base dei risultati scientifici si può concludere che la prostatectomia robotica Da Vinci supera le limitazioni della chirurgia aperta e laparoscopica”.

Questa tecnica di intervento può essere applicata a chirurgia generale e vascolare, cardiochirurgia, chirurgia ginecologica, chirurgia toracica, chirurgia otorinolaringoiatrica, chirurgia pediatrica e urologica ( interventi sui reni, ureteri, vescica e prostata). I risultati ottenuti con la chirurgia Da Vinci e la crescita numerica pari al 40% l’ anno delle procedure eseguite con il robot ( a tutt’oggi sono stati eseguiti 1.500.000 interventi chirurgici) sono gli indici, che molto probabilmente in breve la chirurgia robotica soppianterà gli interventi a cielo aperto e la laparoscopia convenzionale. Messina sarà pronta a questo cambiamento?

Francesca Stornante

4 commenti

  1. Finalmente c’è qualcuno che parla chiaro rompendo il muro del silenzio che copre le lobbies dei baroni della Medicina. Vero è che la scuola urologica del grande Francesco Pagano ha fatto la differenza ormai da molti anni a questa parte. Ma è altrettanto vero che la Medicina italiana è in mano a gente che vuole conservare il potere acquisito non già per il progresso ma per inpinguare il proprio conto in banca. Gli sudi medici privati infatti sono zeppi di appuntamenti richiesti da pazienti che, nella speranza delle mani magiche del “luminare” a cui si rivolgono, pagano ancora costose visite sottoponendosi poi a lunghe pratiche chirurgiche che devastano l’equilibrio psicofisico del paziente.
    Il silenzio rotto da Antonio Iannello è un guanto di sfida lanciato alle strutture mediche ed alle autorità accademiche della nostra università che manca di autentici maestri, non solo in Medicina.
    Avrà il coraggio Pietro Navarra, giovane e promettente rettore dell’Università di Messina, di raccogliere la sfida lanciata da Iannello?

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  2. e Messina?….niente…fino a quando permetteremo ai vari intoccabili, non faccio i nomi per ovvi motivi, di fare quello che ca… vogliono, e a parecchi fà comodo,di sistemare i propri,incapaci, figli…e quant’altro…hai voglia! I vari Iannello, Pagano…saranno costretti a cercare fortuna altrove, a discapito del benessere dei messinesi. Io vivo in Emilia e a causa del mio lavoro ho conosciuto un decina di medici e chirurghi messinesi che lavorano nell’Arcispedale e Azienda sanitaria locali…tutti bravi , affermati e ricercati dall’utenza per le loro capacità…una dottoressa addirittura la conosco da quando andavamo alle elementari ala Filippo Traina a Santo-Bordonaro. Ogni tanto con qualcuno di loro scambiando due chiacchiere il discorso cade sempre, inevitabilmente su Messina…e che tristezza guardare i loro occhi,rassegnati, mentre ti dicono: e che ci vuoi fare…a Messina non avrei mai ottenuto niente….se vuoi fare il medico devi andare via…

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  3. Ffinalmente un articolo di inchiesta sulla sanità messinese.
    Io sono stato a Padova, tutto un altro mondo… addirittura risonanza magnetica alla prostata, anni luce avanti.
    Non si tratta solo di avere gli strumenti all’avanguardia ma di usarli e metterli a disposizione dei pazienti che soffrono.
    Non si tratta di soldi perchè la Regione paga conti altissimi al Veneto e alla Lombardia per la sanità, qui oggi ancora negata.
    Al polickinico abbiamo la Cyberknife (ce ne sono pochissime in italia, una sola al sud) pomposamente inaugurata qualche anno fa che interviene su tumori al cervello, ai polmoni, ecc.. Ma quanti pazienti vengono trattati ogni anno? quanti se ne vanno a Milano o anche a Catania dive ne hanno una versione ridotta? Si trova un giornalista che si attiva per fare queste inchieste oppure se lo fa deve andare a Milano pure lui?
    Grazie Francesca, prova a continuare così ….

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  4. il professore Pagano ,un luminare ,grande uomo una grande umanità.

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