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“Io, con più patologie, non ho il covid ma sono diventata paziente di serie B”

Redazione

“Io, con più patologie, non ho il covid ma sono diventata paziente di serie B”

lunedì 14 Settembre 2020 - 10:27
“Io, con più patologie, non ho il covid ma sono diventata paziente di serie B”

"Per il sistema sanitario siamo diventati fantasmi" ecco la lettera firmata di una paziente fragile: "visita il 21 gennaio 2021...."

Dei tempi lunghi per le prenotazioni di visite e controlli radiologici nella Sanità pubblica, sappiamo tutti, per diretta o indiretta esperienza. Ma se già prima della pandemia Covid era difficile prenotare, ad oggi diventa una scommessa con la vita ottenere, in tempi leciti, quell’appuntamento clinico al quale si ha diritto.   E chi non ha il covid diventa “paziente di serie B”. Quella che segue è la lettera firmata di una messinese che racconta la sua esperienza e la sua è una  ‘denuncia morale’.

Ecco la mia storia

“Sono costretta dalle circostanze a raccontare i miei fatti privati alla Stampa, perché in questa città le parole rivolte agli Enti preposti, fino ad ora, sono sempre finite nel vuoto. Con la mia, credo di dar voce anche a chi come me vive una situazione complessa, dovuta allo stato di salute e alla condizione di disabilità, che si scontra con un apparato malfunzionante, che disattende le necessità del ‘malato’: la gestione sanitaria a Messina.

Sono una paziente “fragile”

Vi racconto la mia vicenda perché è surreale, anche se l’esperienza del Covid ha gettato nel panico gli operatori sanitari e congestionato gli ospedali. Ma il famoso diritto alla salute non può essere accantonato, visto che esistono altre condizioni di malattia altrettanto gravi.Io, ad esempio, sono una paziente cosiddetta ‘fragile’ per pluripatologie gravi.

Siamo diventati di serie B

Nell’era pre-Covid ero ln carico del Policlinico di Messina, poi tutto si è fermato assumendo delle forme oniriche. Pur comprendendo la psicosi collettiva, tuttavia, trovo deprecabile che tutti gli altri pazienti siano diventati immediatamente di serie B. Per farla breve:  a questo punto, io e tanti altri, per il Servizio sanitario nazionale non esistiamo più. Prenotazioni e appuntamenti saltano “a data da destinarsi”. Ma, cosa ancor più grave, nessuno che dirige, coordina si fa sentire. Probabilmente i direttori sanitari demandano ai vari contatti mail o telefonici, senza verificare però se tale servizio venga realmente reso all’utenza.

Le mie mail ignorate

Così, fiduciosa, mi armo di pazienza ( perché gli ammalati hanno un minus: dipendono dalle persone e dalle cure) e comincio a scrivere alle mail che vengono esposte tra i contatti dell’ospedale. Scrivo, ma nessuno legge la mia mail. Scrivo semplicemente chiedendo che qualcuno mi dia istruzioni su come fare per conoscere la nuova data del controllo clinico (un’ecografia) per il quale ero già stata prenotata prima che scoppiasse la pandemia, e per questo slittato ‘ a tempi migliori’. Nessuna risposta. Successivamente telefono ai due numeri segnalati: al primo squilla a vuoto, al secondo, un centralino mi rimanda al reparto a cui non risponde nessuno.

soluzione “all’italiana”

La mia situazione non può aspettare tempi biblici e a quel punto faccio “all’italiana “ , contatto un mio amico , un Prof, e gli chiedo la ‘cortesia , quindi lui si rivolge ad una collega di endocrinologia ( reparto in cui avrei il controllo) la quale gli dice che devo farmi fare le richieste dal medico di base. Quella passate erano già scadute.

Visite il 23 novembre e nel 2021

Così faccio e conquisto il mio ‘titolo’ per richiedere al Cup ( che risponde dopo un’ora) due prenotazioni. Premetto che nella richiesta, il mio medico di base indica la “priorità massima” di 72 ore : mi viene prenotata al 23 novembre 2020. Mentre una visita endocrinologica la prescrive con priorità entro 10 giorni: me l’hanno prenotata al 21 gennaio 2021).

“Per il Ssn sono un fantasma”

Giocoforza accetto la prenotazione. Però poi inizio a comprendere che quello che viene richiesto sulla carta e gli obblighi che vengono attribuiti ai medici di base non hanno alcun senso, anzi servono proprio a non trovare il famoso ‘responsabile’. Tutto questo serve solo a garantire un sistema.E a questo punto perdo la pazienza e mi chiedo: se da una parte vengo definita “paziente a rischio, fragile”, perché poi per il Ssn divento un fantasma?

Scrivo all’Ordine dei medici

E mi chiedo ancora a cosa serve l’Ordine dei Medici se non a fare  ‘gruppo’ e a portare avanti interessi di parte? Senza essere parte attiva nel dare soluzione a un sistema che non funziona. Senza dissentire da modalità scellerate?Ed allora scrivo all’Ordine, scrivo perché loro sanno che il sistema serve a loro e non agli ammalati; un sistema che garantisce i medici  e non tutela gli interessi di chi soffre. Scrivo, infine, che è riprovevole che l’Ordine dei Medici non intervenga su una tematica così delicata; che non si scandalizzi di fronte alle attese ( anche prioritarie) bibliche di gente che soffre.

La cosa più assurda è che nonostante sul sito dell’Ordine fosse indicata l’ennesima mail di riferimento cui l’utenza può rivolgersi; dopo aver perso altro tempo per manifestare il mio rammarico, la mail è tornata indietro. Almeno usano la parola esatta “ aborted”…. interrotta, mai nata… ed è questo che più mi pesa: questo miraggio comunicativo che ha cancellato di colpo l’empatia, la solidarietà ma soprattutto quel sano senso del dovere e di moralità che un tempo, lasciatemelo dire, non era retorico, non era virtuale ma personale. Una volta, dire : “ti do la mia parola” ( termine ormai in disuso) non era mediato da presenze virtuali ma era un “io” di fronte a un altro “. “Io”, non esoscheletri!

Forse sono stata prolissa, e non so se pubblicherete, più che il mio sfogo , la mia denuncia morale. Perché ormai siamo figli noti di una società liquida (per dirla con Zygmunt Bauman) che si nutre di anomia!

Lettera firmata

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3 commenti

  1. che brutto paese siamo, dove una persona per farsi ascoltare o semplicemente far valere i propri diritti, deve necessariamente sbandierare ai quattro venti le proprie difficoltà. Il dubbio che piu’ mi assilla è che invece sia una prerogativa tutta nostra (cittadina) e non in genere del servizio sanitario nazionale, (almeno non a questi livelli).

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  2. Salvatore Giambò 14 Settembre 2020 12:53

    Gravissimo….
    Urge una insistenza da parte della stampa, e in particolare della redazione di Tempo tretto, sempre molto attenta, perchè i vertici sanitari diano risposte precise.

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  3. Mi unisco allo sfogo della signora perché mi ci riconosco e ogni tanto penso che vorrei prendere un banchetto e sedermi in piazza a protestare, ma dovremmo davvero unire le nostre voci, spesso ci si dimentica che la salute é un diritto……

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