#iostoconCarletto: telecronista per un giorno a 7 anni - Tempo Stretto

#iostoconCarletto: telecronista per un giorno a 7 anni

Rosaria Brancato

#iostoconCarletto: telecronista per un giorno a 7 anni

venerdì 29 Novembre 2019 - 09:23
#iostoconCarletto: telecronista per un giorno a 7 anni

Messina- Allevato a latte e basket, per un caso eccezionale ha fatto la telecronaca su facebook di una partita della Fortitudo. Ed è finito nella bufera....

Carletto ha 7 anni, ha una grande passione per il basket, respirata sin dalla nascita in una famiglia di sportivi. Figlio di uno degli allenatori della Fortitudo, Carlo è stato allevato a latte e basket. Da un po’ ha una seconda passione ed un piccolo sogno: il giornalismo, gli piace simulare telecronache. Un’infanzia sana, piena di valori, di amore per lo sport  fanno di Carletto un bambino sereno.

Carletto e la telecronaca “tutta sua”

Sabato scorso in occasione della partita di basket Fortitudo Messina contro Adrano (serie C Silver), per una serie di problemi la società messinese non ha il telecronista ufficiale, così, il piccolo Carlo con il consenso dei genitori, “esordisce” con una telecronaca tutta sua, in diretta Facebook, nella pagina della Fortitudo.

La diretta Facebook

Stiamo parlando di un caso eccezionale, di una pagina Facebook (che non è una testata giornalistica) e della presenza, per tutto il tempo, di mamma e zia al fianco del piccolo telecronista.

Il papà gli ha insegnato i valori dello sport, ed invece di stare davanti alla Play station o  in una sala giochi Carletto è lì, a fare il tifo per la squadra locale ed ha l’occasione di raccontarne le gesta con l’emozione dei suoi anni e l’entusiasmo di chi realizza un piccolo sogno.

I giornalisti: offesa alla professione

Quel che né i genitori, né Carletto, né la Fortitudo, potevano immaginare è che è un piccolo episodio, nato senza alcuna pretesa, del tutto unico ed occasionale, venisse visto come un’offesa alla professione di giornalista. E che 24 ore, in seguito ad alcune segnalazioni, dopo venissero scomodati i vertici del giornalismo siciliano, pronti a diramare ben 3 comunicati: Assostampa (sindacato dei giornalisti), Ussi (Unione stampa sportiva) e Ordine dei giornalisti di Sicilia per alzare le barricate a difesa della professione e contro ogni forma di “abusivismo” e strumentalizzazione dei minori.

Sindacato e Ordine dei giornalisti

In sintesi si sarebbe verificata, secondo i 3 comunicati, da un lato la violazione della Carta di Treviso  e dall’altro un caso di “abusivismo” della professione…..

“Carta di Treviso e abusivismo”

Assostampa, Ussi e Ordine dei giornalisti hanno stigmatizzato l’episodio scrivendo: “Fare la cronaca di una partita implica professionalità, rispetto di regole deontologiche e competenze che un bambino non può avere, né un lavoro può essere considerato un semplice gioco o svago. Esprimiamo indignazione e disappunto. Un episodio che si inserisce in un quadro storico già segnato dai troppi telecronisti che esercitano abusivamente la professione di giornalista. L’utilizzo di un bambino risulta peraltro offensivo nei confronti dei giornalisti cui compete il ruolo di telecronisti. Invitiamo a un maggior senso di responsabilità, oltre che al rispetto delle norme deontologiche e delle leggi vigenti”.

La Fortitudo, che mai si sarebbe aspettata un simile fuoco di fila, ha prontamente chiesto scusa mentre nel frattempo nell’ambiente vicino (o fintamente vicino) alla società c’è chi ipotizza l’intervento del Garante per l’infanzia giacchè si sarebbe messa a rischio “l’incolumità psico-fisica” del minore.

4 giornalisti prendono le distanze

Nell’Ordine dei giornalisti di Sicilia però c’è chi non è d’accordo con la nota ufficiale. I 4 consiglieri di “Fare ordine” (Arena, Ferro, Mannisi e Mulè) hanno infatti preso le distanze. Chiarendo, ad esempio, che in base alla Carta di Treviso, è fatto divieto di impegnare i bambini “in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico” e di coinvolgerli” in forme di comunicazione lesive dell’armonico sviluppo della personalità, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori”. Consenso che, nel caso specifico, c’è stato, oltre ad essere, un episodio eccezionale, occasionale e per di più diffuso non attraverso una testata giornalistica ma postato su facebook.

“Inopinato attacco al bambino”

Leggiamo invece- scrivono Arena, Ferro, Mannisi e Mulè- nel comunicato dell’Ordine un inopinato attacco al bambino, oltre che alla società sportiva che avrebbe consentito la telecronaca. La rivendicazione di tipo sindacale appare del tutto fuori luogo, in un caso del genere, in cui tra l’altro il “telecronista che esercita abusivamente la professione di giornalista” su Facebook ha sette anni, esattamente la metà di quelli necessari per poter essere imputabili e dunque considerati responsabili di qualsiasi comportamento”.

In una lettera aperta i genitori di Carletto hanno spiegato che il loro è stato un gesto d’amore per il bimbo che vedeva avverarsi un piccolo sogno e che da parte di nessuno c’è stata l’intenzione di “sfruttare” un telecronista abusivo.

Parlano i genitori

Nostro figlio Carlo ha sempre amato il giornalismo ed il suo desiderio era quello di poter fare una telecronaca in diretta, per esprimere il proprio estro, la propria passione e la propria dedizione allo sport ed al giornalismo. Quanto accaduto, invece, manifesta un malessere che non colpisce solo il mondo del giornalismo siciliano, posto che è apparso agli occhi di tutti quanto triste fosse stato che degli adulti (addirittura un Ordine professionale) han rimproverato un bambino. La società siciliana ha perso un’ occasione che avrebbe dovuto essere innalzata come un fatto preziosissimo, poiché la telecronaca di Carlo ha manifestato, nella sua semplicità, gioiosità e giocosità un vivido interesse verso lo sport, verso la nobile arte del giornalismo mostrando in modo chiaro che ancor oggi, nonostante tutto, il cuore dei giovani batte forte di passione ed amore per la meravigliosa Sicilia”.

Carletto ha 7 anni, quanti bastano per capire con sgomento quanto accaduto e sentirsi persino “in colpa” per aver scatenato l’intervento dei “grandi”, gli stessi che vede come modello cui ispirarsi. Non sappiamo se vuol fare ancora il giornalista “da grande”, sappiamo che ha sofferto. La sua famiglia ha sofferto.

Gli editori sono la controparte

La professione del giornalista è nobile, ma la controparte di Ordine e Sindacato, oggi molto più di ieri dovrebbero essere gli editori, che continuano a sfruttare, demansionare, i giornalisti attraverso l’elusione delle garanzie contrattuali, i pagamenti da fame, l’utilizzo indiscriminato di giovani e meno giovani in nero o in condizioni di semi-abusivismo. La controparte non è una società locale di basket o la famiglia di un bambino di 7 anni che un sabato pomeriggio su facebook fa la cronaca di una partita e per la gioia non dorme due notti di fila.

Politici “abusivi”

Né si può ritenere, nell’era in cui politici ed amministratori usano pagine e profili facebook COME UFFICI STAMPA senza rivolgersi a giornalisti, o peggio usandoli come meri filtratori di commenti, il nemico sia un bambino di 7 anni ed i suoi genitori.

Ancora una volta abbiamo dimostrato, come categoria, di essere i peggiori nemici di noi stessi.

Carletto non arrenderti

Carletto, non mollare i tuoi sogni, non arrenderti. Continua a leggere, a giocare, a simulare telecronache, a stare con la tua straordinaria famiglia. Ci sono partite che si perdono anche se si è giocato a testa alta fino alla fine, con lealtà e passione. Quel che conta è il campionato della vita.

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