La Corte dei miracoli: un'opéra ballet tra Hugo e Cocciante

La Corte dei miracoli: un’opéra ballet tra Hugo e Cocciante

Tosi Siragusa

La Corte dei miracoli: un’opéra ballet tra Hugo e Cocciante

domenica 16 Novembre 2025 - 16:50

Il Vittorio Emanuele ha inscenato un allettante spettacolo dell’associazione culturale “Compagnia Marvan”, diretto da Valerio Vella e con direzione artistica di Mariangela Bonanno

MESSINA – Il 14 novembre, in serata, l’E.A.R. Vittorio Emanuele ha inscenato un allettante spettacolo dell’Associazione Culturale “Compagnia Marvan”, diretto da Valerio Vella e con direzione artistica di Mariangela Bonanno. Una fusione di musica, danza e melodie canore, in uno scenario di innegabile incantamento.

Di certo l’opera letteraria di Victor Hugo, l’intenso romanzo storico Notre- Dame de Paris, datato  1831, e il fortunato musical popolare, con script di Luc Plamondon, (libretto italiano e musiche  intestate rispettivamente a Pasquale Panella e a Riccardo Cocciante), rappresentato per la prima volta nel 1998 a Parigi, con prima italiana nel marzo 2002, ma soprattutto il “Gobbo di Notre Dame” di Walt Disney, ne hanno costituito traccia per l’intessitura  sottostante, ma la performance si è altresì caratterizzata per una propria specificità, ove la strutturazione originaria, quella di saggio di danza di fine corso, che nel giugno scorso aveva già offerto una anticipazione significante, è stata qui trasformata in altro, con una cura davvero encomiabile,” in primis” delle splendide coreografie, curate da uno staff di spessore, interamente di Messina, per la direzione di ballerini professionisti e danzatori messinesi della Scuola “Studio Danza”.

Di indiscusso impatto anche i video mapping e gli effetti speciali di Mario Bruno che,unitamente all’uso sapiente della illuminazione scenica di Daniele La Rosa, volta per volta, hanno saputo disegnare sorprendenti scenografie per consentirci di sentirci parte del quadro.

Si è detto delle fonti letterarie, filmiche e performative a supporto, talchè è apparsa scorrevole la narrazione degli accadimenti, in una Parigi di fine 1400 – durante il regno di Luigi XI – che si predisponeva a salutare il felice secolo della Rinascenza, con chiusura del ciclo caratterizzante l’epoca del basso medioevo, che con la pietra delle elevate cattedrali gotiche aveva inteso celebrare la gloria divina, e che saranno soppiantate dal libro, a seguito dell’ invenzione, da parte di Gutenberg, della stampa.

La Cattedrale di Notre. Dame, altamente simbolica del contesto morente, è teatro degli avvenimenti e Quasimodo, il celeberrimo gobbo tratto dal cennato cartone animato, già bimbetto nato da una sfortunata zingara, che cadrà vittima delle paranoie dell’inflessibile giudice Frollo, sarà posto in salvo dall’arcidiacono di Notre Dame e crescerà, intessendo un fitto dialogo con gargoyles e statue e facendo il campanaro. A causa del suo aspetto deforme alla “Festa dei Folli”, ove trovano riparo artisti e popolani di etnia zingara, sarà incoronato quale “Re”, con somma derisione e solo Esmeralda, gitana bella e selvaggia, sembra provare per lui empatica vicinanza, e Quasimodo, a sua volta, proverà a confortarla perché osteggiata dal malvagio Frollo, che ne è fortemente attratto e in uno, non potendola avere, la detesta. Entra in gioco l’avvenente Capitano delle guardie reali Febo, che non sottostà agli ordini superiori del sovrano di trarre in arresto la zingara e viene ferito durante l’ammutinamento e salvato da Esmeralda, che lo nasconde in cattedrale. Quasimodo, molto sensibile al fascino della zingara, si accorge con iniziale disappunto del sentimento fra i due, ma riesce a trarre da questo sofferto momento speranza di poter un giorno trovare anche lui una persona cara. Alla Corte dei Miracoli, covo di zingari, mentre Frollo continua a dar loro la caccia, sempre più ossessionato da Esmeralda, Quasimodo, nel tentativo di avvisarla del pericolo, si ritrova in trappola mentre si ingaggia combattimento fra i soldati e gli zingari. Quasimodo riesce poi a salvare Esmeralda, che Frollo aveva condannato al rogo per stregoneria, mentre il popolo, con alla guida Febo, è in rivolta. Frollo resta prigioniero delle fiamme che lui stesso aveva appiccato. L’amore trionferà, quello fra Febo e Esmeralda e fra Quasimodo e una equilibrista, nella Parigi liberata.

Quanto ai coprotagonisti, Quasimodo è stato rappresentato da Giuseppe Licitri, il Poeta Clopin, personaggio di spicco nel cartone animato, è lì sempre capo della Corte dei Miracoli. Ma non il re ed è il narratore e una sorta di burattinaio, da Marco Mondi, Esmeralda, in doppia personificazione di Simona Squillaci e Maura Pulitano, lo splendido Febo da Maurizio Russo, l’infido Frollo da Alberto Guarnera e Madellaine da Ilaria Raffa, tutte queste citate interpretazioni convincenti oltremodo .Ancora, gli acrobati sono stati resi da Gianni Berta e Francesco La Vecchia, il capo dei giocolieri da Carmelo Alati ,e rilevante anche la partecipazione di Sharon Tartaro e Kostantin Hryhor’ yev e quella straordinaria soprattutto del conterraneo, originario del comune di Gioiosa Marea e per la prima volta sul palcoscenico del teatro cittadino, il magistrale Marco Vito, collaboratore nell’ultimo ventennio di Riccardo Cocciante e suo direttore artistico, che ha intonato con innata maestria tre brani famosissimi tratti dal musical, id est” Il tempo delle cattedrali”, “ I clandestini” e “Bella”,( che nel musical sono rispettivamente appannaggio del Poeta Gringoire, divenuto sposo di Esmeralda, di Clopin fratello di Esmeralda, e di Quasimodo, Frollo e Febo), suscitando convinte ovazioni da parte del pubblico, che ha parimenti tributato riconoscimento alle ultime interpretazioni canore,” Balla mia Esmeralda” da parte del personaggio del soave Quasimodo e ”Vivere per amare” di quello della gitana, che fungono da chiusura del Musical.

L’opera coreografica è emersa in tutta la sua valenza, avendo generato linguaggi performativi ricercati e forgiati da una tecnica inappuntabile, contrassegnati da indubbia creatività e spessore emotivo, elementi questi capaci di determinare il giusto coinvolgimento. La stessa prof.ssa Mariangela Bonanno e poi Alice Rella, Giorgia Di Giovanni, Domelita Abate, Jo Prizzi, Gianluca La Spada, Desirèe Trovatello, Giovanni Berta e Francesco La Vecchia, ne hanno costituito affiatato team, guidando con autorevolezza i ballerini professionisti e i giovani allievi della Scuola di danza, degna espressione della ottima preparazione all’uopo ricevuta.

Il sabato alle 21 ulteriore replica e oggi in pomeridiana ultima performance.

Le musiche poliedriche hanno spaziato dalla tipologia da varietà a quelle modernissime di segno house e tecno, passando per sonorità più melodiche.

Complessivamente la “mise en scène” è stata di forte impatto, pur se gli indubbi momenti più memorabili sono stati quelli riferibili alle esibizioni vocali tratte dal celebre Musical, fortemente riconoscibili, orecchiabili e dai testi suggestivi.

Poco attraente forse l’impalcatura testuale, con caratterizzazione spiccata soprattutto sulla scorta del film del 1996, che, per ovvie motivazioni diverge dall’opera letteraria francese e dal musical,con connotazioni più positive, assai più confacenti allo spettacolo in trattazione con genesi di saggio. Hanno validamente supplito a questo aspetto le perfette rese artistiche dei danzatori, dei cantanti, così come per lo più consoni i costumi riferibili alla sartoria Xanto (PA) ad Harmony, e Majoca, pur se talora non perfettamente a tema.

Le ricostruzioni costumistiche per le coreografie delle campane, come per quelle quelle richiamanti le fiamme del desiderio, al contrario, sono apparse molto affascinanti e non esse soltanto. Grande partecipazione degli astanti, assolutamente meritoria, per una rappresentazione ragguardevole, a cui la direzione di Vella ha saputo conferire giusto imprimatur.

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